Quando comincia l’andare?

Viale Montelungo, Firenze

Quando comincia un andare?

Quando chiudi la porta di casa con una doppia mandata, ma lasci la chiave sotto il vaso dove un tempo vi erano gerani?

Quando hai liberato il tavolo con l’illusione di un ordine assente?

Quando Jane Birkin smette di cantare e c’è un silenzio improvviso?

Quando riponi il sassofono?

Quando togli tre libri, la terza camicia, un paio di pantaloni e credi di essere più leggero?

Quando non cancelli il biglietto e smetti di pensare?

Quando sai che è l’ultima cena?

Quando ti giungono messaggi di incoraggiamento?

Quanto ti svegli e sono le due meno dieci e la sveglia è sulle quattro e quaranta?

Quando ti accorgi che hai dimenticato qualcosa? E tasti la tasca dove dovrebbe esserci il passaporto?

Calenzano

Come quaranta anni fa. Adiós muchachos compañeros de mi vida…

Gerda

Poi nella notte del cielo di umidità scopri l’affollamento di bus notturni. La tentazione filmica è salire sul bus per Castelsaraceno o Senise.

Ma poi non fai sciocchezze. E chiedi all’autista, metti il bagaglio al posto giusto e fai la conta dei tuoi compagni di viaggio. Una famiglia di cinesi, ragazzi e lei che legge.

L’autista ascolta musica pop e canta assieme a Biagio Antonacci.

La ragazza con la giacca rossa apre subito un libro.

Com’è il rumore di un bagagliaio che si chiude: Pum? Sclang? Sbaff? Srrung?

Qual è il pulsante della luce per cominciare a leggere ‘La ragazza con la leica’? ‘Una gioia spudorata’. Non c’era da contare sulla fedeltà di Gerda. Ti guardo. Sei bellissima e anche Robert è bellissimo. Scintille. ‘A distanza di decenni’.

La ragazza con la giacca rossa si addormenta poggiando la testa contro il finestrino.

Prima tappa: Calenzano. Andare in Centroamerica passando per Calenzano.

Dischi volanti nel cielo di Bologna

 

All’aeroporto, la ragazza si è tolta la giacca rossa e ha addosso solo una maglietta sbracciata. Tatuaggi circolari sulle braccia, quasi all’altezza della spalla, due piercing sulla parte dietro del collo, là dove diventa schiena. Legge ZeroCalcare. Sta seduta in posizione yoga sulle sedie dell’aeroporto. Sorride alle storie di ZeroCalcare. Sorride con gorgoglii di piacere. Mangia un tost avvolto nella plastica. Si rimette il pile. Ha abiti tecnici.

La ragazza legge ZeroCalcare

Strappo il mio diritto a un bicchiere d’acqua. Lo faccio con astuzia. Aggirando l’uomo che conta i centesimi.

Scrivo su un libriccino bianco, con sopra il disegno di una casa di Matera. C’è una luna. Fuori è nebbia. Accanto a me, parlano di affari, prezzi, materiali, ordinativi. Parlano di produrre cerotti e listelli.

Sul bus un ragazzo mangia una banana. Dove butterà la buccia?

La ragazza di Zero è dirottata su Francoforte, l’aereo si è perduto, i canadesi se ne vanno senza di me e io vago per un aeroporto senza avere una direzione, né un’intenzione. La pioggia scende sui vetri. Non vedrò mai più la ragazza della giacca rossa. ‘Negli occhi dilagava una luce che conosco bene’.

Gli aeroporti
Il tempo di Monaco

Le Alpi forano le nuvole, noi foriamo le nuvole, in cerca del sole, danza l’aereo. Gente seria, le montagne. Sei grato per la tavoletta di cioccolato, l’aereo è un luogo in cui sei grato. Ti affidi. Il volo si è inceppato per ‘ragioni tecniche’: come mi piacerebbe che dicessero, il capitano ha baciato una ragazza e così tutto è andato più lento. Mi rassicura: penseremo a te, ma poi dimentica.

Mi sono avvicinato, per toccare il rosmarino

Una donna cerca con affanno una soluzione, il caposcalo sorride e io gli sorrido, ci divertiamo, ha un’aria siciliana, ma parla tedesco: allora, aereo smarrito, proposte: Messico, Londra, Bogotà, Panama…una notte a Bogotà? Dai…

E invece Madrid, con biglietto elettronico che non riesco a mettere nel posto giusto.

Generosi: mi passano dieci euro per il pranzo. Caffè, tre euro e novanta. Ma mi piace il bar, ci sono piante che appaiono vere, ci accontentiamo di un TreD nel mondo virtuale. Per fortuna ho conosciuto Linda che fa la ricercatrice e non possiede un cellulare. Per contattarla scriverle una mail, che leggerà solo a sera. Devo abbracciarla.

Un uomo e il suo doppio

 

Stretto fra una ragazza spagnola e un arcigna donna con le unghie smaltate di rosso. Non capisco se studia grafici sulla violenza o analizza dati di vendita di cosmetici. Riesce a contorcersi sul sedile, poi sorregge il telefono dal quale ascolta musica con una mano abbandonata. L’hostess ha una bellezza angelica e occhi di malinconia.

Tulipani e caffè

 

Cominciano a farmi andare in su e giù. Sala sei, poi due piani su. E’ questa la sala sei? Alla fine trovo Carmen, che si prende cura di me. Sfida i denti del caposcalo, che non si fa vedere. Disposto a lasciarmi lì, contratta con una ragazza che si chiama Sara che promette, mi affida a un tassista, Asencio (Asencio?) con il quale parliamo dell’euro e dei prezzi del caffè e delle sue vacanze al mare. Una ragazza con l’apparecchio per i denti mi manda al quinto piano di un albergo per formiche laboriose e cinesi che si pigiano negli ascensori. La stessa ragazza mi trova, con occhi che sfavillano, un adattatore per la mia presa (ecco, cosa ho dimenticato).

A Madrid c’è il sole. Una luce mediterranea. Anche nella notte.

La prima camera

La camera ha la luce fredda e niente che possa ricordare, fuori si vedono sterpaglie e palazzi a cubi e luci giallastre.

Fuori della porta

Per fortuna c’è Gerda.

 

(fine della prima puntata).

 

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