Giorni ticos

La luce del tramonto

La luce entra dalla finestra. La casa aspetta il sole al mattino e ne segue il viaggio. Un diablito riceve l’ultimo raggio. Non esco quasi mai. Ascolto il vento leggero. Nuvole, ‘le nuvole/che nuvola più nuvola/ fanno e disfanno nel cielo figure/di maghi di draghi o serpi o sirene’. Dormo molto, mi sveglio presto, leggo in maniera disordinata e distratta in un mondo ordinato, sono contento che un refuso abbia trasformato ‘ i giardini ordinati’ in ‘giardini ostinati’. Certo è che leggere un poeta friulano, testardo come una montagna, in una terra di tropici, è ben strano. Come è strano che un amico friulano, testardo come una montagna, mi invii senza sapere dove mi trovo un video in spagnolo. Per dirmi di leggere.

Cosa ho fatto in questo tempo in cui ho nascosto la paura sotto un tappeto? E lei mette fuori la sua testolina irridente…

Festa di compleanno

 

La festa di compleanno

Sono andato a una festa di compleanno. Di tre bambine che arrivavano dagli Stati Uniti. Torta color bianco-celeste (non avermene, Mario), palloncini e fiocchi di neve a forma di stelle. Karaoke. Cantare ‘quella maglietta fina…’. Ricordo la copertina di quel disco: cielo azzurro e lei indossava una camicetta e lui un maglione rosso. O era l’opposto? E poi, cantare Besame Mucho. Festa del Sud, festa ad Accettura, festa ad Alajuela. La famiglia dei mille fratelli, cugini, nipoti, bambini. Fiesta. In circolo della chiesa.

 

Le macchine ricamatrici

 

Le macchine ricamatrici

E poi sono andato a trovare delle macchine che ricamano disegni e scritte su maglie. Una storia indiana. Due fratelli indiani migrati da India agli Stati Uniti al Costa Rica. Per questo negocio. Credo che si dica bordado. I ragazzi sistemano le magliette, impostano comandi e scritte e poi è il ticchettio di aghi che comandano a divinità elettroniche. Gli uomini parlano. E raccontano di avventure in moto nella foresta.

 

Scuola di tessuto

 

Scuola di tessuto

E poi sono andato a scuola di ‘lana’, come si chiamerà in italiano? Scuola di uncinetto? In una ‘terrazza’. Le donne intrecciano colori, una musica in sottofondo, gesti che cercano conforto e approvazione. Colori vivaci. Gesti di attenzione. Chiamano ‘prof’, Marybelle. E una donna deve arrivare fino a realizzare un cuscino giallo con paperette. Penso che Greta ha preso in mano in ferri, ha un tutor su youtube e dovrebbe aver finito delle presine marroni per me. Fisso per lei lezioni via skype.

 

Talabarteria

 

Talabarteria

E poi sono andato in una talabarteria. Insomma, come si chiama in italiano un artigiano che lavora il cuoio? Così mi sistema la cintura e penso alle Aggiustine del mio paese. Mi offrono acquavite e oscillo sopra i pensieri. Cerco di fotografare le scintille di un saldatore, mi ricordo che Simone si allarma quando ci provo: ‘Sei matto?’. E vorrei, per una volta, sapere andare a cavallo. Mi piace l’odore del cuoio.

 

Mario

 

Marcos y Daniel

E poi sono andato da artigiani del legno. Mi mostrano macchine antiche. Un molino ad acqua che muove i torni. Ne sono orgogliosi. Ci sono spiegazioni per i turisti. A Sarchi, colline di Alajuela, si fanno carretti colorati. Il caffè ha la sua ora. Il lavoro si ferma e ci sono tazze grandi. La macchina fotografica mi serve per conoscere i loro nomi e promettere che manderò le foto, sapendo che è difficile che questo accada. Ma è stato un buon momento.

 

Carpintero di sedie a dondolo

 

Fabbrica di mecedoras

E poi sono andato in una piccola fabbrica di mecedoras, sedie a dondolo, insomma. In legno e cuoio. Un tempo, prima che anche ai tropici arrivassero poltrone e divani, vi erano solo sedie in cui dondolarsi afferrando la brezza che muove le palme. Adesso solo chi ha grandi case si permette una mecedora. La fabbrica passa di padre in figlio. I ragazzi si difendono dalla polvere di una catena di montaggio artigianale. Il legno stagiona per mesi.

 

Banda cantonal di Atena

Banda cantonale di Atena

E poi non sono andato allo spettacolo, ma un rullare di tamburi e altri suoni mi ha chiamato alla piazza. Dove la banda cantonal di un paese che si chiama Atena faceva le sue prove. Mi piacevano gli xilofoni volanti e l’ubriaco che danzava e le ragazze che cercavano un tempo grattugiando la guaira. Peccato non essere qui alla parata dell’ultima domenica. Perché devo andare? Nessuno mi aspetta al fiume. Non ho impegni. C’è un fiume, questo sì.

Cosa è viaggiare?

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