Managua è una piccola città

Los Espinozas

La mia città sono due strade, una università, un terminal di bus, un amico taxista e amici ai quali telefonare, vedersi a sera. Ricostruisco un paese nella capitale del Nicaragua. Compio gesti di abitudine. Ho ‘casa’ a Managua. Una veranda, un giardino, un gallo al mattino (ho cercato di capire dove abitasse, ma si nasconde di continuo). Hospedaje Los Espinozas, Eduardo è stato professore, dona Sonia giornalista. Poi i figli hanno cominciato ad andarsene. Stati Uniti, Brasile, Germania. Se ne vanno i ragazzi del Nicaragua, quelli che possono. E allora le stanze sono diventate camere per studenti e poi per viaggiatori, per nicas che devono passare giorni a Managua. Questa sera eravamo: un tedesco, un olandese, io e un palestinese. Los Espinozas è un piccolo hotelito, dietro l’università centroamericana. ‘Casa’, insomma. La maniera degli indirizzi di Managua: una cuadra arriba de la optica Munkel.

Majorie e Karen

Pranzo: riso, fagioli, pollo, verdure, succo di maracuja. Ma il menu cambia tutti i giorni, avviso via fb o istangram. Proprio di fronte all’uscita Nord dell’università centroamericana. Facevano fotocopie qui, un tempo. Meglio il cibo. Insomma, due ragazze aprono un ‘ristoro’, un combo, nel luogo perfetto. Ricordano la nonna: el sazon de la abuela, qualcosa che suona come ‘gli antichi sapori’. E i ragazzi dell’università affollano il locale all’ora di pranzo. Tovagliette a scacchi rossi. Divento una presenza abituale. Cerco davvero abitudini.

Livia y Gabriel

A sera, cinquanta metri in più. La strada parallela, dalle luci tenue, dai lampioni fiochi. La fritanga, ristoro da strada, da casa, polpette y maduros, riso e fagioli y bistec, tacos y enchilladas. Altri desideri? Succhi di melone. A casa di Gabriel y Livia. Di giorno vendono verdure, a sera cucinano. Quieres tajadas, chico? Grazie per il chico. O repollo? Picante? Arrivammo qui quattro anni fa, consiglio degli Espinozas, in una strada che mai avremmo trovato, ma avevamo buone indicazioni. Irrinunciabile. C’è sempre la casa piena di ninnoli alle pareti, farfalle volanti, pappagalli, l’orologio a muro, la televisione su qualche telenovela e un tavolinetto nella minuscola veranda, alla spalle della griglia. Possiamo sederci.

I giardini della Uca

L’università centroamericana, l’università del gesuiti. Qui ho fatto uno degli incontri più belli del mio Nicaragua, un paio di ore con Fernando Cardenal, il gesuita che guidò, negli anni della Rivoluzione, la più straordinaria delle campagne di alfabetizzazione. Fernando non c’è più, non feci in tempi a incontrarlo nuovamente. Nei pomeriggi vado nei giardini dell’università. Ci sono i ragazzi. Siedo su panchine di pietra e faccio finta di leggere Cortazár.

E’ un viaggio, questo? Già, ‘scrivo poesia perché non ho idea cosa sia una poesia’, ha detto questa sera un ragazzo norvegese al palco dei poeti a Granada. C’era un forte vento: volavano poesie, microfoni, sedie e la ragazza doveva tenere forte il treppiede con su montato un Iphone. Era serissima, mai un sorriso.

E’ un viaggio, questo? Cosa è un viaggio?

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