Il Gioco del Mondo.20/Groviglio

Claribel y Julio, dal libro di Gabriela Selser, ‘Banderas y harapos’

 Oh capitano, mio capitano. Sono lento anche nel dolore, nella malinconia. Quante cose sono accadute un oggi che è già ieri. Se cominciava a dipanare la matassa ne sarebbe uscito un filo di lana, ma non sono mai stato capace di sbrogliare grovigli. Erika era intrappolata nelle reti del Mediterraneo, l’uomo non le era stato amico. La primavera ha una gran voglia e l’inverno vuole fare solo l’ultima festa. Ma l’inverno del nostro scontento sarà lungo. Spero di vederne la fine. Tutto avveniva su un territorio di apparenze comuni. Un caffè, una pasta noci e fichi, il corpo che mal si adatta all’Occidente. Non ci sono riso e fagioli. Non ho una cucina. Smettere di dire ‘non ho’, un buon proposito. Quest’anno non ne ho fatti. Non mi sono ancora mangiato le unghie e poi ve n’è un altro che non ho il coraggio di scrivere. Ha scritto Marybelle, ha scritto Conny e, sorpresa delle sorprese, ha scritto Pablo Antonio. Hai lasciato tracce nel cuore. Ma, oh capitano, mio capitano. Carlos Sanchez si accascia al suolo, la notizia è arrivata nel campo. Allora non è solo Sky-Galliani-Ferrari-denaro-procuratori-Raiola. Allora, se gratti gratti, c’è un’anima, uno spartiacque. Non giochiamo, oggi è il giorno del capitano. Io arrivo in ritardo, ore dopo. Sono lento. Come era possibile cominciare a vivere quella vita ….senza sentirsi u po’ sfasati. Non so afferrare il filo, ho varcato all’indietro il charco. Le volpi hanno cominciato a mordicchiare, sono sempre amichevoli, ma ogni tanto, come un gatto, come il gatto di Susanna, premono gli unghioli. Nel presente, questo non accade. Lei lo superò con una yale per aprire la porta, ho controllato la mia chiave non è una yale. E io, retorica, non chiudo le porte, vorrei togliere le porte dai cardini, vorrei sradicare i cardini. Lei giocava quasi tutto il pomeriggio al mondo, era imbattibile, ma non feci in tempo a guardarla, la ragazza del check-in spinse via la mia valigia. Ed io ero tentato a lasciare volare lei da sola. Ma il coraggio non è mai stato parte di me. Lei disse che la piastrella finiva sempre nella posizione più propizia. Ma, dopo Solentiname, non ho più rivisto Julio. A volte ne avverto l’odore. Mi giro di scatto e non lo vedo. Tornando a casa, di notte, il mondo emanava una debole fosforescenza. Ma sapevo di aver scalato il cielo e quando mi illusi di averlo conquistato, il (o forse ‘un’) cielo che appena conquistato sembrava deludere.

Oggi che era ieri è morto il capitano, ho finito il libro, ho stampato il libro, 696mila battute, e già sapevo che questo è un paese di destra. Noi non andiamo al barrio Maldido. Non passiamo le notti sui bus notturni. In taxi non si capisce la destra. E questa destra è orribile. La Maga avrebbe piegato la gamba sinistra e con la punta del piede e avrebbe continuato a giocare. Cosa diceva? ‘Continuate in ciò che è giusto’. Ci sarà da difendersi. Difendere le persone a noi care. Non vedrò una seconda nascita. Ma ho avuto una bella vita. E lei entrava leggera, non poteva avere attenzioni a me, ma l’uomo, seduto in fondo al bar, in un lunedì incerto e piovigginoso (non mancherà l’acqua questa estate) la guardò bere tutto d’un fiato la spremuta.

Lei dorme castamente, non ha volpi attorno a sé, si raggomitola, ma poi si distende. Perché me ne sono andato, chissà perché l’ho fatto. Perché c’era là una pietruzza. Il vecchio gratta al tavolo tondo vicino al mio. Come avrà votato? Posso svegliarmi a Solentiname e fare colazione a gallo pinto? E’ una notte di grande confidenza, questa. Ma è silenziosa e non seguo i ragazzi nella notte. Non ne ho il coraggio. Lei si svegliò e camminando nel buio urtò contro la parete del corridoio. Ma non era nulla, un barcollio. Guardai il mio allenatore, dissi che non ero d’accordo, ma, lo stesso, la spugna che cade con un piccolo tonfo ripugnanante in mezzo al ring. Rimasi in piedi. Il bello è che l’altro allenatore fece lo stesso. Parlano di Costa Rica, qui accanto. In inglese. ‘Said it again’. Coincidenze. Era quasi un raggiungersi da un altro punto. Pensai ancora: era una insensatezza così assoluta. Ora ci sarà da varcare ancora una volta il charco, non so se farò in tempo, non so se farò in tempo a vedere una seconda nascita, una nuova nascita di una solidarietà ancora sconosciuta. Guardo il saldo della banca scendere. Vorrei…riaffiorare in una notte di Buenos Aires per ripetere il gioco del mondo. Ci sarà Julio? Lui c’è sempre, non ti lascia più andare, ti ha mostrato agli amici, te li ha fatti conoscere. Dov’è? Mi manca. Ciò che finalmente aveva raggiunto non serviva, il suo corpo non conosceva erezioni, e, per la prima volta, non gliene importava. Il quattrodimarzo è finito, primo giorno di un’età diversa. Dove dormo questa notte? La macchina dei 202mila chilometri sarebbe arrivata al mare. E avrebbe proseguito fino al charco, ricordati di mandare un messaggio a Francisco (aspettami, Francisco, moriamo assieme, nella notte del primo dell’anno, confondo i Francisco, che Dio mi perdoni), ricordati…nel pieno di un giorno d’inverno si usciva a una spiaggia aperta, a una estensione sconfinata. Gli uccelli si gettavano in picchiata sui piccoli pesci inattesi. Gli occhi…riconoscevano e scrutavano.

 

Da 52 a 55, nel Gioco del Mondo (i disegni erano oltre il charco). Ho aspettato. Molto. Troppo. Che tutto accadesse in un giorno. E’ accaduto. La morte, la vita, la sconfitta, la consapevolezza, gli anni, la sorpresa, l’abitudine, la pioggia e il sole. Tutto. Letto, molti giorni fa, molto lontano, sul primo sedile di un bus a due piani, il viaggio come un cinema dal grande schermo. Un viaggio incantato. E disperato. E poi avresti voluto scrivere mentre era cielo di notte attorno a te. Ma non sai cosa hai fatto, hai visto un film di neve e dolore e ricordi gli occhi di lei. Poi tutto è stato dimenticato. E, allora, lunedì, dopo il giorno in cui tutto è accaduto, sei tornato – parola che un tempo avevo bandito – al bar dell’angolo. Dove ci sono gli uomini abbandonati che grattano, che hanno un maglione sopra l’altro, come me, e che affidano le loro speranze del presente, a un prurito. E c’è la musica nel sottofondo. Ho scritto qui, mentre fuori piove e ora vado a bagnarmi. Le scarpe hanno graffi, tagli, entra l’acqua. Elio avrebbe scritto ‘Conversazioni…’.

Il vecchio si è rassegnato: cinque gratta non hanno dato colore rosso al suo desiderio. Non rimane che bagnarsi.

Ci ripensa: ‘Dammene altri due’. E si siede ancora. E gratta.

print

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.