Taranto/Uno di Maggio

Gli occhi di Erika (avete visto Visages Villages)

Liberi e pensanti. E’ così. Cercare un parco archeologico fra i palazzoni alti, e gli svincoli, e il groviglio industriale. A Taranto, città per innamorarsene. Concerto del primo maggio, del maggio uno. Quanto tempo è già passato. Pessimo cronista. Sul filo di una sensazione rimasta addosso. Gli occhi del ‘Comitato’ (dalle magliette gialle) affissi su muretti, ti guardano ad altezza dei ginocchi. Era Mario Dondero che diceva che le foto vanno scattate ad altezza delle margherite. Passa una banda in risciò con bolle di sapone nel vento. Primo maggio, forno aperto, dice il panificio. Si lavora il Primo Maggio? Sì, lavorano i ragazzi della musica e quelli del pane. E mille altri. Guardo i tatuaggi ai polsi della ragazza del forno. Non può dare bottiglie di birra. Bicchiere di plastica, panchina.

L’età è un passaporto per entrare senza troppi controlli. Separare i tappi dalle bottigliette di plastica. Trucchetto veniale. Passano con facilità. E’ un bene? E’ un male?

Frammenti di un discorso felice

Mi sorprende la prateria nel mezzo dei palazzi. Alti condomini, quasi nessuno alle finestre, ma noi siamo passeggeri delle ore più calde. Sound check. Aria da gita fuoriporta. Ragazzi senza pensieri. Stendono teli indiani, comprati da venditori di Sri Lanka o nei negozi cinesi, sotto gli alberi e si godono l’ombra poggiando le teste sulle pance e i capelli sugli zaini. Nessuno ha i sandali ai piedi, dice Daniela. Vero, solo sneakers, controlliamo sul web per capire se è la parola giusta.

La radura, i palazzi, la danza sotto il sole

Le ciminiere dell’Ilva non si vedono da questa radura fra i palazzi. Ma ci sono i testimoni, le vittime, i ribelli, gli inquieti, i radicali, coloro che pongono domande. Città lacerata, Taranto. Città bellissima. La polveri rosse, i wind-day in cui ci si chiude in casa. Quartiere Tamburi, Statte, Paolo VI. Lasciate spiccioli all’ingresso, colletta virtuale via internet, i soldi per il concertone. Nel sole, nel caldo del pomeriggio una coraggiosa cantrice, piccole e dai lunghi capelli, lancia i primi accordi. Il conduttore si chiama John Wayne. Piccola folla attorno al parco. I Modena giocano facile: ‘Bella ciao’. Una bambina sulle spalle di suo padre tiene il ritmo e si prende carezze. La notte deve arrivare. Uno di maggio. Selfie di ragazzini. Si vede che ‘i grandi’ arrivano quando ci saranno i musicisti di fama. Sciarpe per Emma.

Le ragazze

Ce ne andiamo che non è sera. Con addosso il desiderio dei ragazzi e gli occhi di carta che ci seguono. ‘Perché ve ne andate?’. Grazie per essere stati qua. Mi raggiunge un messaggio di Erika: ‘Speriamo che per Taranto sia un inizio luminoso’.

Già, la luce di Taranto

Puoi abbracciare la prateria, tu ce la puoi fare
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