Guida maldestra al cammino Matera-Picciano

La valle di Scatolino

Non fidatevi molto, commetto le mie infrazioni, le mie distrazioni, i miei errori, ho solo voglia di spiegarvi il cammino fra Matera e Picciano. Credo solo per non dimenticare. E perché questo è stato il mio mestiere.

Vado in senso contrario a quello suggerito. Vado da Matera verso Bari, dalla collina al mare. Solo la prima tappa, con la promessa (non mantengo mai le promesse) di proseguire un giorno. I ragazzi di InItinere hanno segnato il cammino per chi sale dal capoluogo pugliese e allora, a volte, devo guardarmi alle spalle per non sbagliare troppo. In fondo loro sono baresi e io vivo a Matera. Centri del mondo diversi, luoghi da lasciare diversi. Direzioni diverse.

Tracce fossili…

 

Tracce recenti…

Non esco dalla cattedrale, non scendo il Sasso Caveoso, taglio direttamente per via Ridola. Trovo scuse per fare così: un po’ di pigrizia, il senso di non fare quello che ti suggeriscono, e poi così saluto Franco e gli chiedo di conservarmi il giornale. E posso salutare anche le ossa della chiesa del Purgatorio e la Goccia di Palazzo Lanfranchi, do un’occhiata ai Sassi e risalgo Casalnuovo, che è il quartiere più bello del centro. Spero anche di trovare un bar aperto. Niente da fare, alle sette del mattino di un giovedì, nessun barista è ancora sveglio. In cammino senza far colazione, quindi.

Queste sono istruzioni maldestre per camminare da Matera a Picciano lungo il Cammino Materano segnato dall’associazione InItinere. Quindi nessuna concessione alle parole e un consiglio: non fidatevi. Trent’anni fa ho scritto una guida alla Toscana a piedi, dieci e più anni fa, ho scritto una guida ai sentieri della Val di Cornia. Ho perso la mano. Perché non ho scritto un romanzo del camminare come Paolo o Enrico? Perchè scrivere è fatica.

 

I fichi di Casalnuovo

Si percorre tutta via Casalnuovo, panorami sulla Gravina, sulle pietre della Murgia. Alla fine si ruota  e si prende via Verricelli fino alla strada per Montescaglioso. In discesa, fino alla rotonda dell’Asl materana. Qui si va a destra per uno stradello. Attenzione: alla fine di un muretto, ancora a destra. Per i campi (foto qui sotto, sbagliare all’inizio, irrita, io ho sbagliato, sono andato a dritto). Olivi e grano. Si punta sul grande edificio dell’ospedale, confine della città, poi in discesa seguendo la traccia di un sentiero fra i campi. Si arriva una mulattiera, si passa davanti a una casa, si sfiora una vecchia cava di tufo. Ci sono le tracce di un’antica strada tagliata nella roccia. Ecco, il secco tornante della Statale Sette, la vecchia via Appia. Dove ho messo il libro di Paolo?

Il sentiero da prendere in contrada Scatolino (qui ci si può sbagliare)

Appena dopo il tornante, a sinistra. Seccamente. Verso un’officina di revisioni automobilistiche. Un’aquila di gesso, palme e un filare di cipressi sono l’ingresso all’officina. Si va ancora in discesa, la città è davvero finita. Siamo fra i declivi di San Francesco e l’avvallamento di Scatolino. Sono toponimi che appaiono sulle carte militari del 1949. Oggi, contrade di Matera. Il paesaggio è bellissimo. Campi di grano, masserie sui confini del cielo, piccoli oliveti ben curati. Si scende verso l’impluvio del fosso Garramma. Ruderi di masserie. Muri a secco. A volte, qualche pino. Oliveti preziosi.

I muri e le pietre e i segni

 

I muri con le creste

 

Parietaria

 

Mura e fichi d’india

Alla fine di un oliveto, lo stradello sterrato sembra ritornare sui suoi passi con un tornante che conduce a una masseria. Noi andiamo a dritto seguendo sempre il fosso Garramma fino a un ponticello. Si va ancora a dritto ignorando una nuova scolta verso destra, si cammina fino a raggiungere le sponde del torrente Gravina. Dobbiamo guadarlo e, per cercare il guado, bisogna proseguire lunga la carrabile sterrata. Incrocio di strade. Se raggiungete la Casa dell’Olivo, avete oltrepassato una traccia di cammino fra i campi di grano. La deviazione è sulla destra, davanti a un altro stradello che sale verso la collina. E’ il percorso che, in cento metri, conduce al guado sul Gravina. Un basso-rovescio che, in caso di piogge recenti, vi obbligherà a togliervi le scarpe.

 

Il guado del Gravina

 

Come mi piace questo paesaggio

Sull’altra sponda del torrente, ci sono ‘campagne’ ben curate. Olivi, fichi, nespoli, ciliegi, qualche melograno. Si costeggia ancora il torrente Gravina. Sono passate quattro ore dalla partenza da Matera.

 

Nespoli

 

Ciligie

 

Pere

Si arriva alla Statale Sette. Un viadotto per scavalcarla, questa località è conosciuta come Contrada Don Antonio. Strada asfaltata, crepata, bella. Orti, alberi da frutto, albicocchi. Ora si sale, fino al pianoro che si affaccia sul canyon del fiume Bradano. Stiamo dirigendosi verso la massicciata della ferrovia fantasma per Matera. E’ rimasto il ponte di ferro. All’improvviso, appare il riflesso del lago di San Giuliano. Non c’è sulle carte del 1949, l’invaso artificiale nacque dallo sbarramento del Bradano nel 1957 (il piano Marshall per la Lucania). Oggi il lago è una fragile ‘riserva naturale orientata’.

 

Aglio selvatico che cerca di camuffarsi da orchidea (per ingannare me, grazie Paolo)

 

Tette e cemento

San Giuliano, abbiamo un problema

Vi è una pineta sulle sponde del lago. Luogo dei pic-nic dei materani e dei pugliesi. Si ritrova l’asfalto, si sale lasciandoci alle spalle il lago. Si arriva a un trivio: si va a destra verso il borgo della Martella. Il cammino si fa bellissimo, mezza costa della collina di Timmari. Sulle carte appare il toponimo Tempa Maledetta (vorrei sapere della maledizione). Panorami sulla valle del torrente Gravina, la linea di Matera è l’orizzonte verso oriente.

Asfalto lucano

 

Asfalto lucano

 

Asfalto lucano

 

Si va in salita. Attenzione: appena si scollina, vi è un brusco bivio verso sinistra, si abbandona lo stradello principale. Non si vedono i segni verdi e gialli, perché segnati per chi proviene dalla Martella. Si cammina lungo un cammino rurale, l’asfalto è quasi scomparso, paesaggio splendente. Si sale leggermente lungo il confine fra terreni a boschi e campi coltivati, si scollina, vi sono i vecchi casali, stiamo camminando lungo un crinale. Panorami sul lago e su Matera. Dall’alto, si vede la grande chiesa della Martella, progettata da Ludovica Quaroni. Tentazione di fermarsi in ogni masseria. Ora si scende verso la strada Bradanica, la strada più bella del mondo. Lungo cammino: quando si raggiunge il fondovalle, si va a destra per raggiungere la strada per Matera quasi all’altezza della bianca masseria del Parco. Non si va alla Martella (che non esisteva ancora nel 1949 e quindi non c’è sulle carte militari), si va a sinistra, si passa davanti all’ingresso della masseria fino a trovare, cento metri più avanti, lo stradello rurale che conduce al santuario di Picciano. Nessun cartello lo indica.

 

Parco delle Chiese Rupestri

Cartelli arrugginiti del Parco delle Chiese Rupestri. Ora è solo un lungo cammino, una salita (è dura questa ultima impennata conosciuta dai materani come Cristo) verso il santuario. Sottopasso della Bradanica, poi si incrocia la strada che conduce ad Altamura e Gravina, si va a dritto: ora si sale davvero fino al bosco di Picciano. Campi di grano attorno. Fino a una doppia curva a gomito. Un grande fico ci aspetta ai confini del bosco.

 

Picciano

Ultimi passi, si arriva al santuario benedettino di Santa Maria di Picciano dal parcheggio. Bancarelle, se arrivate nel mese di maggio, solitudine se arrivate nei pomeriggi di autunno o di inverno. Monaci bianchi, una chiesa dalla facciata latinoamericana.

Ben arrivati.

Il monastero offre ospitalità: tel. 0835.302890. Chiedere di don Raimondo.

 

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