Altamura, la macelleria divenne libreria/I libri sulla pelle

 

Clara è alta. Come una giocatrice di pallavolo. Ha quasi trentanove anni e due figli. Vive ad Altamura. Non ha mai lasciato la provincia pugliese. Studi universitari a Bari (storia dell’arte) e addosso l’apertura di tre librerie. Anzi, quattro, a ben contare. I libri, per Clara, sono parte del suo corpo. Appena sotto il collo, a destra e a sinistra, verso la punta delle spalle, si è fatta tatuare, in lettere stampatello, le parole ‘tierra’ e ‘cielo’. Roba da intenditori o da bambini dell’altro capo del mondo: ‘tierra’ e ‘cielo’ sono la prima e l’ultima casella della variante argentina (se dobbiamo credere a Julio Cortázar) del ‘Gioco del Mondo’ che da noi è conosciuto come ‘Campana’. E’ il cammino saltellante che scorre nelle pagine di Rayuela, romanzo iniziatico e debordante della letteratura latinoamericana. E per non farsi mancare nulla, sul polso di Clara, vi è un rettangolo con un triangoletto interno su un lato: è il disegno che appare a pagina 687, penultima pagina (edizione Adelphi) dei ‘Detective selvaggi’ di Roberto Bolaño, subito dopo la domanda ‘Che cosa c’è dietro la finestra’? I libri più aggrovigliati del Latinoamerica sono nella pelle di una libraia di Altamura, cittadina di 70mila abitanti, a metà strada fra Bari e Matera. Ho voglia di fermarmi al bar di fronte alla bellissima cattedrale e chiedere: ‘Alzi la mano chi conosce Julio e Roberto?’.

 

Clara nella sua libreria

 

Non so come ho saputo di questa piccola libreria. Un messaggio apparso in facebook, immagino. E’ il nome ad attirare curiosità: libreria ‘La Nuova Macelleria’. Come resistere alla tentazione di andare a vedere? Pieno centro di Altamura, cento metri dalla cattedrale, piccolo vicolo, due passi dal municipio. Per scoprire che questa libreria è un luogo bello e pericoloso. Almeno per me. Qui ci sono i libri che ho cercato per molto tempo, qui ci sono gli autori che amo, qui ci sono scrittori che non conosco e che, appena entrato, ho voglia di sapere chi sono, qui ci sono preziosi scaffali di libri usati e uno spazio, in primo piano, dedicato alla poesia. Potrei spendere patrimoni qua dentro. Ci vuole coraggio, sfrontatezza (e un po’ di snobismo) per aprire una libreria come questa. Qui ho trovato le 452 pagine delle poesie di Alejandra Pizarnik (editore all’altro capo d’Italia, sta a Como e si chiama LietoColle) che perfino il web mi negava esistere. Torno al bar della piazza e avrei un’altra domanda: ‘Alzi la mano chi conosce Alejandra?’.

 

Il figlio di Clara

 

La libreria è piccola, ci sono i ganci del macellaio a cui appendersi e dondolarsi (allora era davvero una macelleria), c’è la traccia del vecchio frigorifero e i marmi da negozio delle carni, ci sono due poltroncine di pelle nera e un tavolo all’ingresso in cui sono esposti, faccia in su, i libri che Clara suggerisce: un titolo ‘minore’ di Virgina Woolf, Alessandro Leogrande, Carmelo Bene, Dani Kapernaw e la sua Amazzonia (Dani, quando tempo…). Ci sediamo uno di fronte all’altro. Cerco di capire questo luogo. ‘Fin da piccola, i libri sono stati la mia vita – dice Clara Patella – E ora sognavo una libreria domestica. Chi entra qui deve sentirsi come un ospite a casa mia. Questi sono i libri che ho letto, che, in qualche modo, conosco, che amo e che nessuno mi ha imposto’.

 

 

Vi devo spiegare la geografia di questa macelleria: nella prima stanza, lo spazio che un tempo era davanti al bancone delle carni, i libri sono sugli scaffali seguendo l’ordine delle case editrici. Non ci troverete Feltrinelli o Mondadori, ma Mininum Fax, Sur in bella evidenza (conto otto libri di Julio Cortázar. Il Latinoamerica deve proprio essere una passione di Clara), Black Coffee, NN, L’orma, Gran Via. Non troverete, almeno in vista, i libri delle classifiche. Niente Fabio Volo (Bruno Vespa è scomparso dalle antipatie dei librai indipendenti: ora vende meno di Fabio). C’è Cognetti (i suo libri pubblicati da Minimum Fax), ma non vedo ‘Le otto montagne’ (non chiedo, magari c’è).  Gli scaffali dell’usato, oltre la prima stanza, sono intriganti: in genere questo è il luogo di libri marciti o impresentabili, qui no, è stata fatta una scelta di cura e passione. Saul Bellow, Gabriel Garcia Marquez, Milan Kundera, Claudio Piersanti, Musil, Pennacchi, Lucarelli e Maurizio Maggiani. Un piccolo mixer regala bella musica. Si sta bene qui, non si ha voglia di andare via. Infine, contro la parete di fondo, lo scaffale dei libri del cuore, i libri cari alla libraia, i poeti, pochi saggi, molti romanzi. Vi scorgo uno dei miei libri dell’anima: Jana Černá, ‘In culo oggi no’. E lo tocco con un dito come se fosse una reliquia. Chiedo a Clara cosa sta leggendo in questi mesi. Mi aspetto un autore a me sconosciuto. E invece: ‘Steinbeck’. Furore, la Valle dell’Eden, I pascoli del cielo. Ho letto Steinbeck? O ho solo visto filmoni in bianco e nero? Clara è dove non te l’aspetti, ora è nei grandi spazi nordamericani. Si mette ad aprire uno scatolone di libri di una nuova casa editrice, Safarà, di Pordenone. Libri che viaggiano da Nord a Sud. ‘Dovrò trovare spazio’, gli scaffali sono affollati. La libreria è piccola. Entra il figlio, passano amiche, una coppia compra Kent Haruf (io non l’ho letto).

 

Il pacco dei nuovi libri

 

Devo farmi raccontare. Il padre di Clara ha sempre sostenuto la figlia. Ha fatto il direttore di una banca ad Altamura. E, una volta in pensione, da volontario, ha creato il primo luogo in Italia di ‘scambio libri’, ‘LibriLiberi’. Una storia basata sul dono (è questa la quarta libreria di Clara). ‘L’associazione esiste ancora, i libri anche, ma vi erano dei costi che non potevamo permetterci’, ricorda Clara. Nel frattempo, lei aveva aperto, in una città dove vi era solo una cartolibreria, un caffè letterario. Era il 2007. ‘Sperimentavano, leggevamo poeti, chiedevo agli amici musicisti punk di comporre sui versi di Emily Dickson’. Era il ‘Club Silencio’. Quasi negli stessi giorni David Lynch apriva un locale con lo stesso nome a Parigi. Continuo a chiedermi dove sono capitato. Un mondo a parte nella provincia pugliese. Clara capisce e cerca una risposta: ‘Chi non è nato in provincia, non può nemmeno immaginare. Viviamo isolati dal mondo. Qui abbiamo dovuto conquistarci tutto. In città hai il cinema, il teatro, i luoghi della musica, le mostre. Ad Altamura non c’era niente di tutto questo. Abbiamo dovuto fare tutto da soli. Se volevamo la cultura, dovevamo crearla’. Clara, una figlia a 22 anni, non ha mai pensato di andarsene via. E allora ha aperto librerie. ‘Volevo vivere in mezzo ai libri’. La storia del Club Silencio resiste qualche anno. Fino a quando, Clara non va a metter su un’altra libreria a Bari: la Zaum. Altro esercizio di letteratura, altro esperimento, altra sfida: Zaum è parola coniata dai futuristi russi nelle follie del fonosimbolismo (confesso: ho sbirciato in wikipedia). E poi si inventa, con amici appassionati, immagino, una casa editrice, la Caratteri Mobili: ‘Mi piaceva fare i libri, impaginarli, curarne la grafica, vederli nascere’. Ha l’aria tranquilla, Clara. Racconta come se fosse normalità creare librerie. Mi viene il sospetto che ci sia un’irrequietezza di fondo. Alla fine lascia la Zaum (la libreria è rinata in uno dei cuori di Bari), torna ad Altamura, ma non vuole abbandonare il mondo dei libri. Cerca un altro posto in cui aprire una nuova libreria. E alla fine, accanto al municipio, vede un cartello ‘affittasi’. Sobbalzo. Conosce quel locale. Appartiene alla sua famiglia. Come mai non ci ha pensato prima? E’ la vecchia macelleria del nonno. E va benissimo per una libreria. Ricordate? I libri sono nella sua pelle. Carne e libri. Detto e fatto. Lavori di ristrutturazione, una piccola insegna tondeggiante, quasi invisibile. Un luogo che appare un nascondiglio, un rifugio. Inaugurazione la scorsa primavera. Pochi mesi di vita, dunque. Ci si può vivere, Clara? ‘Mi arrangerò. Dipingo, vendo quadri, ho lavori di grafica. Sì, posso farcela’. ‘E poi – dice – i libri sono il mio vizio, spendo solo per loro’. Quando sa di un amico in viaggio, lo prega di portare da una libreria straniera, un libro importante in lingua originale.

 

Sur

‘In pochi giorni, ho venduto tutte le copie di Steinbeck che avevo’, dice Clara. Il suo autore di questo periodo. Vende i libri che le piacciono. Diffida le amiche ad andare a comprarli altrove: ‘Aspetta, ho fatto i nuovi ordini’.

 

Fotografare un libro

 

Chi entra nella Nuova Macelleria? Chi sono i lettori in una città in cui leggono in pochi? ‘I curiosi, i vecchi clienti del nonno che entrano un po’ stupiti, e i ragazzi. Molti ragazzi’. Altamura, mi spiegano, ha avuto gli anni della ricchezza, del benessere improvviso, sfacciato, ostentato, il tempo delle fabbriche di salotti. I soldi come unico valore, i libri non erano un orizzonte in questa città. Ma oggi, anni di crisi, due librai hanno aperto, da poco, luoghi di catena: Feltrinelli e Mondadori. Poi vi è un caffè-libreria e la piccola Nuova Macelleria. E allora? ‘Allora io oggi vedo i ragazzi venire a trovarmi. Vanno all’angolo dei libri usati, misurano gli euro, chiedono: me lo posso portare con due euro? Pongono domande e noi dovremmo, qualche volta, provare a rispondere: ho aperto librerie perché ho pensato ai miei figli, se non lo facciamo noi, chi può farlo’. I libri, per Clara, sono ‘un’occasione’, sono possibili risposte, un cammino, un sentiero in questa provincia. ‘I ragazzi hanno bisogno di spazi, di luoghi, hanno fame’, è certa Clara.

 

 

Alla fine compro le poesie di Alejandra Pizarnik e un Cortázar edito da Sur. Spendo un mucchio di soldi. Rinuncio a una bottiglia di Padre Peppe, amaro buonissimo di Altamura. Qualche volta bisogna scegliere. Clara annota l’acquisto su un piccolo quadernetto. Incarta i libri in un sacchetto di carta, come se fossero pagnotte. Me ne vado con il mio pacchetto sotto braccio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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