Orchestra.4/Stretching

Streching

Duino, quarto giorno

Mirko, maestro di tromboni, uno tosto e allegro, si avvicina a Karol e al suo trombone. E con un piede ferma il movimento della gamba del ragazzo. Insomma, Mirko pesta il piede di Karol. Mi spiega (a me occorrono le spiegazioni): ‘Il ritmo è dentro il cuore, devi saperlo ascoltare. Devi saper danzare dentro di te’. Come dire: il piede è un trucco, un inganno. E sul palco non si può ticchettare. ‘Il ritmo è dentro il cuore…’.

Igor è un folletto. Si infila fra gli archi. Afferra un archetto. Credo che dica questo: ‘Trovate il punto della corda dove non vi è il suono migliore. Ma il suono più interesting. Più magico’. Lo zen e i violini.

Come riconosco un suono magico? Forse, solo forse, lo riconoscerò senza riconoscerlo.

Mirko, alle nove del mattino, decide che è saggio fare stretching: e settanta musicisti sollevano braccia e si stiracchiano. Si scoprono le pance e gli ombelichi.

E’ arrivato il più giovane musicista: Filippo non ha ancora tredici anni. Un ciuffo che si ribella. E non può vivere senza la tromba. Una folgorazione.

Ho visto un’arpa entrare in ascensore.

Tentazione wikipedia: sapere di più (in realtà non ne so nulla) di Modest Mussorgsky. C’è un suo pezzo, una montagna calva, nel programma dei concerti. E ne parlano in questi termini: ‘Dovete fare la faccia feroce quando suonate. Questo pezzo è full metal jacket. E’ un film dell’orrore. E’ paura’. Oddio…’E’ un pezzo selvatico’. E poi si mettono a discutere sulla musica russa di metà dell’800.

Finalmente, in una terra liberata, arriva una chitarra elettrica e un sax. E la session è esplosiva. Una tuba si unisce in qualcosa che non so definire. Ma vedo occhi scintillanti.

Però, cavolo, i due corni non hanno mai ascoltato Satisfection e quasi non sanno chi sono i Rolling Stones. Tommaso, maestro di legni, si inquieta: ‘Non si può suonare senza conoscere i Rolling Stones’. E si mette a raccontarmi degli Iron Maiden.

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