L’Orchestra.5/Il momento prima del suono

 

Duino, quinto giorno (come se fossero cinque mesi che sono qui)

Davide, maestro di corno e vecchio allievo dell’Orchestra, avvicina il corno all’orecchio di Franzek. Che socchiude gli occhi. L’aria, aria intonata, ruota nel tubo, cerca un’uscita. ‘C’è un momento – la frazione di un momento – nel quale il suono è ancora silenzio…e se ne hai il controllo’. C’è un luogo del mistero nel sottofondo di ogni artista, c’è un momento sacro. Avvicino il mio orecchio al corno di Davide: un soffio, il giro dell’aria, una sorta di pizzicotto gentile che si arrotola fra i capelli e il disegno dell’udito. Mi perdo, non l’afferro. Franzek fa un cenno.

Da un semplice tubo curvo, un cerchio a spirale, tre soli tasti, escono tredici note. O sono sedici? La lunghezza del fiato. La velocità del fiato. Il mistero, appunto. La musica è un mistero.

Prendo appunti come uno scolaretto, l’illusione è che se vedo le parole, forse prendo il suono, lo faccio diventare pelle, provo i brividi smarriti mille anni fa. Così: ‘Piano is asking that somebody listen to you’. Il musicista chiede: ascoltami.

Francesco niente sa di musica. Sta seduto nell’incanto. Io avverto una zona dalla quale sono escluso, dalla quale mi autoescludo. Francesco, no. Non ha questo pensiero. Non è davanti a un cancello chiuso, non vede nemmeno il cancello. Entra e esce. Non è necessario capire.

Nenad: ‘Slowly tempo’

I musicisti si guardano negli occhi. Non hanno pudore. Si mostrano nudi l’un con l’altro.

I maestri, da dietro la linea dell’orchestra, svolazzano le mani ai propri allievi, giocatori dai segni incomprensibili, sillabano a bocca aperta, tagliano l’aria con un dito, alzano sopraccigli e la risposta è un movimento impercettibile degli occhi. Codici. Come i giocatori di carte al tavolo della briscola. Più in grande.

Maria si precipita al cellulare rosa ogni volta che poggia il suo strumento. L’urgenza di una voce.

‘Questo è il più bel suono che sapete fare?’.

Finiti i giorni Duino. Con la festa. Ognuno deve raccontare il proprio paese. Ballano a coppia i polacchi, la ragazza cinese ha nostalgia di casa, tirano fuori abiti quasi eleganti, Bleart senza cappellino, il ragazzo con il codino scrive spartiti per raffigurare l’Italia.

Nel frattempo segna Mandzukic. Un ragazza sussurra la notizia all’orecchio del maestro. Serbi e croati si abbracciano. Il calcio a volte ti scalda il cuore.

 

 

 

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