Orchestra.6/Dormono anche i violoncelli

Contrabbassi e ginocchia

On the road to Camerino (giorno sesto)

I musicisti suonano, mangiano, dormono. Dormono appena possibile dopo le notti senza sonno. Dopo l’adrenalina, il corpo cerca una sospensione. Mangiano molto. Suonano qualsiasi cosa che passi davanti a loro. E anche dietro.

Coco dorme appisolata sul vecchio pelouche Lucky, il cane che ha lasciato in Cina. La violoncellista dorme con la testa appoggiata sullo strumento. Dormono tutti, perfino i violoncelli, sul pullman che se ne va per autostrade. Via da Rilke e dal manifesto di Leonard Cohen che mi rassicurava ogni mattina: ‘Sono qui, sono qui. Per the last waltz’. Viaggio per le soste all’aree di servizio e comprarsi schifezze varie. Più colorate sono, meglio è. I ragazzi offrono patatine fritte, come resistere? I chilometri passano in fretta, senza un solo coro, qualche sussurro. Un furgone porta con sé le percussioni.

Via dalla scogliera di Duino, ora è il gioco delle campagne selvatiche ed addomesticate, ancora ferite dal terremoto, delle Marche.

I musicisti sono facchini, autisti, meccanici, magazzinieri. Usano brugole e chiavi inglesi. Si stupiscono di un dado lento. Hanno energie: caricare e scaricare furgoni. La tuba blocca la portiera. Il ragazzo si allarma.

I musicisti si distraggono un momento e dimenticano il leggio del maestro.

I musicisti trascinano pesi ingombranti.

I musicisti parlano di corsi e concorsi.

I musicisti…

Camerino. Le impalcature a sostenere le crepe nelle case. Le travi e le corde d’acciaio sono diventate architettura. Il paese appare un deserto in una sera di estate. Dove sono i bambini? Non vado a cercare la ‘zona rossa’. Guardo, da lontano, una casa sventrata. Ricordo il mio tempo di Amatrice. La grande università tira fuori ogni resilienza, grida la vita e il futuro. Ben pochi studenti nell’estate. Splendide ragazze nere. Incroci.

I ragazzi si incantano di fronte alla collina dove il grano appena tagliato disegna il perimetro di ciuffi di bosco. Mi piace il loro stupore.

La finestra aperta sugli alberi. Nessun rumore o canto. Silenzio.

Troppo silenzio.

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