Orchestra.7/Chourmo

Bleart

Gli orchestrali devono ‘prendersi cura’ uno degli altri. Il musicista è vanitoso. E’ abituato alla solitudine del suo strumento. I ragazzi devono imparare ad ascoltarsi, a soccorrersi in caso di difficoltà, devono ‘prendersi cura’, dice Igor.

Come è difficile ‘avere cura’. A me non riesce. Ancor di più è ‘prendersi cura’. Mi torna in mente (mi torna in mente spesso) la parola ‘chourmo’, parola che Jean Claude Izzo, scrittore meticcio di Marsiglia, abbandonò su una panchina vicino al porto: in lingua provenzale significa ‘ciurma, i rematori di una galera’. Oggi chourmo vuol dire ‘immischiarsi’. Non sei più di un quartiere, non sei più straniero. Sei chourmo. Sei nella stessa barca, ai remi. ‘Per uscirne fuori. Insieme’. Chourmo è un’orchestra.

‘Are you happy?’, comincia così Igor. Oggi I ragazzi diventano orchestra, provano a stare assieme, la difficoltà di stare assieme, la bellezza di stare assieme.

Una violinista prova senza strumento, guarda lo spartito e mima il movimento delle braccia. Io vedo l’archetto. I suoi occhi serissimi. Ricordo una disperata immagine di ‘Il Concerto’, splendido film di Radu Mihaileanu. Una violinista, rinchiusa in un lager sovietico, suona il violino che non ha. Suona nella neve. Suona con le braccia, segue le note, le afferra nel silenzio. E ride, ride, ride…qui è tutto più semplice: mi imbambolo a vedere la ragazzina compiere i gesti della musica.

Karol, no, ha il trombone in mano. E’ uscito dal teatro, ha cercato una sua solitudine, un blocco di cemento ai confini degli alberi. E suona verso la valle. Da solo. Cerca qualcosa. Vado a disturbarlo (mi sa tanto che disturbo molto). Troppo bello. Lo ritrovo a sera, seduto per terra, sotto un lampione, a parlare con due amici.

Cercano di spiegarmi il labirinto dell’aria in un trombone. Chiedo dove sono le note. ‘Nella coulisse’. Faccio finta di capire. Treccani online: ‘Tubo a forma di U…modifica l’intonazione’. Tommasi mi guarda: ‘Le note stanno nella tua testa’. Il pensiero che incontra l’aria e diventa un accordo. Cerco di vederlo…

Se il gioco del ritmo ‘zoppica’ è bene cantare. Provare con la voce.

Mi viene sempre una gran voglia di ‘contraddire’: ma i poeti del rap, li ascoltate? Sfera Ebbasta nelle periferie milanesi? Qualche sguardo schifato. Poi Tommaso mi racconta (qui mi azzardo in terreni a me sconosciuti, perdonatemi se potete): ‘Beethoven ruppe le regole. In piena restaurazione scrisse senza seguire una melodia e senza intonazione’. Era rock, Beethoven? Franz Shubert aveva imparato la musica direttamente da Dio. Era nato per creare musica. Morì a poco più di trent’anni. Di sifilide. E di alcol. Jim Morrison è morto a 28 anni. Janis Joplin a 27. Anche loro, ho il sospetto, avevano imparato direttamente da Dio.

E poi c’è Camerino. La ‘zona rossa’ presidiata ancora, a due anni di distanza, dai soldati. Le vie del paese deserte. Cartelli per restauro. Cartelli per vendere. Nessuno, nessun bambino alle otto di sera di un giorno di estate. E’ molto peggiore che un deserto. Camerino è città di studenti, di ragazzi. Immagino queste strade piene di gente solo due anni fa. Ora mi appare peggio dell’emergenza: è come se il terremoto fosse entrato nella mente. Sensazione di abbandono.

Scendo fino al CityPark (ma chi li pensa questi nomi). Gazebo che ospitano negozi e bar cacciati dal centro del paese. Devo mangiare da loro, mi appare la sola cosa che posso fare. ‘Il terremoto ci ha massacrato’, mi dice l’uomo dietro al bancone. Sono passati due anni. ‘Dicono che ci vorranno trent’anni prima di tornare a vivere al centro. E’ tutto attaccato, una casa addossata all’altra’. Poi ha un sorriso: ‘Ma siamo qui. Ce la facciamo’. E offre un amaro. E dà la mano.

 

 

 

 

 

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2 pensieri riguardo “Orchestra.7/Chourmo

  • 14 luglio 2018 in 20:19
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    Andrea sei fantastico,
    tu cogli i ragazzi sempre al momento giusto, sei un mago in tutti i sensi.
    Io leggo i tuoi post sull’orchestra ogni giorno e sento la loro mancanza più che mai.
    P.S.Scriverò un commento sulla partita Croazia-Francia (non ti preoccupare non scriverò la cronaca che trovi su qualsiasi giornale scriverò qualcosa di personale). Mi raccomando tifa CROAZIA!!!
    Un abbraccio,
    LENA

    Risposta
    • 15 luglio 2018 in 9:36
      Permalink

      Goditi Samos, non ti immagini nemmeno quello che vuole dire un’isola greca a undici anni, ti rimane dentro. L’orchestra il prossimo anno, con il patto di un ritorno in Grecia dopo che ‘il giro’ è finito. Aspetto il tuo articolo. Tiferò Francia, troppo sbruffone quel ragazzino camerunense, che gioca di suole e tacchi. E poi, per ideologia, i croati sono troppo ‘tedeschi’ e io rimango un uomo del Mediterraneo.

      Risposta

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