L’Orchestra.14/Ritorno a Camerino

After concert. Quasi jam session

Camerino, quattordicesimo giorno (due settimane?!, e quando finirà questo volo?)

 

Ritorno a Camerino. Via dalla folla dei portici bolognesi, per arrivare alle strade deserte della città marchigiana. Un’Italia doppia. La farmacia comunale del paese è uno sgabuzzino a fianco della biglietteria degli autobus. Immagino che il farmacista e le sue medicine siano qui da due anni, dalle settimane dopo il terremoto. ‘Dovremmo avere un’altra sistemazione in un nuovo centro’, quasi si scusa il farmacista. E poi: ‘Chissà quando’. E ancora: ‘Non so se rivedremo le nostre strade antiche, non so se torneremo’. Camerino è come franata: è scesa verso valle, una nuova città che ancora non ha forma, ma tendoni, casette e caterpillar. Il terremoto è per sempre, mi avevano detto le libraie di Matelica. Ma oggi i ragazzi suonano, vogliono suonare, vi è l’idea di ‘fare casa’ a Camerino. Per cercare, assieme, una strada di una rinascita.

 

Intanto è rinato il violoncello di Saša. Ricordate? Si era scollata la tastiera. Bruno, liutaio del centro di Bologna, ha fatto un buon lavoro. Tempo di chiacchiere con Igor. Si rincorrono ricordi di gente della musica. Lodi all’orchestra e nostalgie: ‘Nelle scuole oggi insegnano solo a diventare buoni solisti e si dimenticano la magia dell’orchestra’. Hanno i loro anni Igor e Bruno e allora il passato diventa migliore : ‘Oggi non interpreta più nessuno. Solo muscoli e velocità’. ‘Cercano di imitare un suono che non c’è, rincorrono il suono digitale e non ascoltano lo strumento’. Anche noi, amanti del calcio, diremmo le stesse cose delle tribù del pallone. Non è che davvero sia solo rimpianto degli anni giovani? Bruno è un liutaio sorridente e felice. E fa un gran bel mestiere. E ha una talismanica foto di Jimi Hendrix appena dietro il bancone delle riparazioni, e ci sono gli adesivi di Radio Popolare e di Emergency. Bene, fratello.

 

Scopro, con piacere gioioso, che il maestro è stato all’ultimo concerto dei Genesis. Che ascolta Tom Waits ed ha amato i Van der Graaf Generator. E Nico? ‘Sono troppo giovani, i ragazzi, per capire questi musicisti’. Poi mi consiglia di ascoltare (youtube?) ‘La morte di Tristano’, diretta da Carlos Kleiber e ‘Tannhäuser’, diretta da Sergiu Celibidache. Va bene, intanto le lezioni di musica di RadioTre. Cosa mi sta accadendo? Nelle foto hanno un’aria sempre così corrucciata, i direttori. Igor invece canticchia ‘Ma la sposa aspetta un figlio…’ e divora toast protostorici. Non sono asceti: perché li fotografano sempre con la fronte aggrottata?

 

Nel teatro, Marco, il fonico, finalmente riesce a scorgere i suoi bassi ‘gonfi’. Anche io li vedo rotolare come non avevo mai visto. Non c’è la luna (che sta correndo veloce), anche se cerca di entrare da una porta lasciata aperta. La luna ha memoria della piazza di Bologna: dove ha danzato attorno al campanile della chiesa al suono della musica. Qui, a Camerino, ci sono i cinghiali. In fila, seduti, ascoltano agitando il codino e azzittendo i piccoli semiaddormentati.

Un percussionista gira sempre con una maglietta dei Metallica.

 

Auditorium dell’Università. Poltroncine di velluto. Serata di gala. Un po’ di snobismo, almeno nei titoli. I ragazzi conoscono già questo palcoscenico, sono a loro agio. Tirano fuori gli abiti più eleganti. Arrivano i professori dell’università, un gruppetto di studenti africani, gente dai paesi vicini. Rimangono dei vuoti. La sensazione della stanchezza del terremoto. E il desiderio di nascere ancora una volta. Sibelius può aiutare? Sì, credo di sì, voglio credere di sì. Canto per l’Europa: ‘Il terremoto ci unisce all’Europa. Questa è la terra di Benedetto: la sua regola fu la scintilla della ricostruzione di un nuovo continente, da qui dobbiamo partire’. Le voci del contrappunto di Bach, la musica ‘pomposa’ di Edward Elgar. Mi scrivono: ‘E quando ci racconti dei concerti?’. Se solo riuscissi ad avere l’alfabeto della musica, si spiega la musica?…immagino le streghe nei suoni selvatici di Musorgskij.

 

I ragazzi sono seri come statue al momento degli applausi. Dai, un sorriso….appena finisce la ribalta, si smuovono sedie, si scambiano posti, si continua a suonare, a inseguire melodie improvvisate, quasi jazz. E finalmente, ogni sera, ci si abbraccia, ci si bacia, si dà il cinque, si stringono mani. Fratellanza.

 

Questa notte, per le ragioni semplici di un mistero, nessuno ha voglia di andare a dormire. E’ metà del cammino dell’Orchestra. Meglio fare una lavatrice.

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2 pensieri riguardo “L’Orchestra.14/Ritorno a Camerino

    • 23 Luglio 2018 in 17:32
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      E’ che ancora il maestro non ha trovato il tempo per ‘spiegarmi’ la musica…

      Risposta

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