L’Orchestra.17/Dormono come gatti, i musicisti

L’attesa del bus

Camerino, giorno diciassette

Giornata sfaccendata. Ogni tanto ci vuole. I ragazzi (oramai dovrei dire: gli orchestrali) colonizzano corridoi e stanze. Provano per ore. Per loro, il riposo è ‘suonare’. Lo fanno per ore e ore. Poi mangiano e dormono.

 

Dormono come gatti. Per un quarto d’ora. Aspettando il bus. Dormono come Eta Beta, in equilibrio sul pomo del letto. Loro hanno gli strumenti: la custodia del trombone è un eccellente cuscino. Come quella del contrabbasso è un appoggio sicuro.

Le prove di Dunja

E la custodia può essere rifugio per provare la viola. Iskra vi si rifugia per cercare una improvvisazione con il contrabbasso di Dunja. Devono essere perfezioniste: mi chiedono di non rendere pubblica la registrazione.

E’ accaduto altro?

 

Elisa non ha smesso di telefonare per organizzare le logistiche dei prossimi concerti, insegue sorprese, contrattempi, parcheggi per i bus, rooming list (che diventano Rumiz-List), due violoncelli si sono messi in viaggio per Jesi in cerca di un liutaio capace di ripararne le ferite, una tempesta di pioggia impedisce la gita a Matelica, Alen si chiude in camera e si scortica il labbro nella musica del suo trombone. E, a sera, pattuglie di ragazzi sfuggono ai panini e cercano una pizza. Lavatrici su lavatrici. Dario stira magliette con maestria. Vengo assediato per le foto, colleziono mail a cui prometto di far aver le foto. Promesse da marinaio. Insomma, le giornate si affollano nei back-stage dei concerti. Dietro le quinte è un altro punto di vista.

 

Io ho provato a capire (con rimpianti) dove stia la ‘scintilla’ della musica. Dove è accaduto il miracolo di una passione-vocazione.

A Duino, l’ho chiesto a Davide, maestro di corno. ‘Il regalo di una pianola Bomtempi, un gioco da bambini. Facevo solo una nota per volta. A otto anni, mia madre mi ha mandato a lezioni di piano. Un buon maestro. Mi incoraggiò: prova a entrare al conservatorio. Ma vi erano troppi candidati come pianisti. E allora lui mi mise davanti le foto di altri strumenti: un clarino, un sax, il trombone. Ma come era bello il corno…’.

Poi l’ho chiesto a Giancarlo, maestro di tromba. ‘Un maestro, alle elementari, ci ha fatto amare la musica. E in paese, un piccolo paese del Monferrato, c’era la banda. Andai dal direttore. Che era il panettiere. Chiesi di farne parte. Lui mi guardò un attimo e mi mise una tromba in mano’.

Lo chiedo a Tamas, maestro di violino. ‘Mio padre non aveva potuto studiare nessuno strumento. Non ve ne era la possibilità. Vivevamo in un piccolo paese delle campagne ungheresi. Aveva letto un romanzo, dove il protagonista suonava il violino. Mi mandò a lezioni. Ma il maestro non aveva ambizioni e io ero svogliato. Passarono due anni. Ci fu l’incontro con una maestra. E lei mi fece innamorare della musica e del violino’.

Lo chiedo a Tommaso, maestro di legni: ‘Nessun musicista in famiglia. Non sono stato incoraggiato. Non ho cominciato presto. Fu una folgorazione. Il flauto di Severino Gazzelloni mi apparve in televisione. Ho questo ricordo. Decisi che avrei suonato quello strumento meraviglioso’.

 

Mi piacerebbe chiedere ai sessantasei musicisti di questa orchestra, la loro ‘folgorazione’.

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