L’Orchestra.18/Eccoci, Benedetto

Benedetto, la musica, le impalcature

Norcia, giorno diciotto

 

Igor conta le sedie sul palco nella piazza di Norcia: ‘Tre corni, tre clarinetti, due fagotti…’. Censimento.

Eccoci, Benedetto. Siamo qui. Ci hanno invitato Paolo ed Elisa, che già erano passati di qua, scendendo dai piani di Castelluccio. La gente di Norcia è stata generosa: sindaci, amministratori, pro-loco hanno aperto le porte degli edifici che ancora sono in piedi, hanno portato sedie e prosciutti e vino e pasta e formaggio e birra. E i loro applausi. Benedetto non voleva abbandonare la sua aria severa. Ma io sono certo che nella sua Regola vi sia anche la gioia. Gioia per la musica, per i ragazzi, per la bellezza. Benedetto sembra sostenere l’altissima gru che dà una mano a ricostruire la sua chiesa: la facciata è cocciutamente in piedi. E ‘se ci fosse la luna’…: c’è, c’è, si può suonare. Adesso la luna ha fretta, cerca di precederti, annuncia il gioco dell’eclissi, aspetta l’Inno alla Gioia per poter scomparire per una notte. Ma stanotte sfiora, quasi abbracciandolo, il corpo del santo di Norcia, danza da una mano all’altra, quasi si appoggia sulle sue spalle.

 

‘Benedetto indicò la strada per ricostruire l’Europa negli anni più bui del medioevo. Mai come oggi il messaggio delle sue Regole ci incoraggia a essere europei, a spostare macerie e far vivere questa nostra terra comune. Noi siamo a Norcia per rendere omaggio a Benedetto’. Paolo, dal palco, racconta dell’impegno dei ragazzi, dei musicisti, dell’Orchestra per l’Europa. Mai questo nome, questa ‘larga faccia’, è apparso così dolce e coraggioso. Europa è la Luna: questo è uno dei significati possibile del suo nome. L’Europa, alla vigilia dell’eclissi, ha stretto un patto con la musica, corteo festoso che attende la scomparsa e la riapparizione della Luna.

La Luna e Benedetto

 

Concerto nella piazza di Norcia. Organizzato in quattro giorni. Per essere qui: San Benedetto e il terremoto. Le architetture delle impalcature sorreggono le pietre. Si contano le macerie per ri-costruire. Norcia, a differenza di altri luoghi abbandonati, appare viva. Ci sono negozi aperti, voglia di continuare, ci sono gelati e pizze, salami e prosciutti, lenticchie e cicerchie. Gente che passeggia nel centro e guarda ancora la facciata della chiesa. Ci sono venditori di souvenir e il gazebo della Pro-Loco e quando abbiamo telefonato: ‘Noi verremmo a suonare…’. ‘Vi aspettiamo’, è stata subito la risposta. ‘Questa terra è il centro dell’Italia. Fa male pensare che la politica la consideri periferia. Questo è l’Appennino e se perdiamo queste montagne, perderemo l’anima dell’Italia. Queste montagne sono uno dei cuori dell’Europa’. E lo racconta Paolo, che è uomo di altre montagne, uomo di Trieste.

 

Si erano portati dietro i vestiti dell’eleganza, i ragazzi. Ma poi il maestro ha deciso: ‘Informale’. Non so dirvi se ci sono rimasti male, sorpresi, sì, ma così le sinfonie hanno tratti rock. Jeans strappati alle ginocchia, contrabbassisti in pantaloncini verdi e cappellini alien, magliette di Montura, gonne corte e leggere, scarpe da ginnastica con pedalini, canotte a lasciare scoperte le spalle. Credo che anche l’ombroso Sibelius ne avrebbe goduto. Passano uomini e donne in bicicletta e si fermano ad afferrare la musica. Passano ragazzi e rallentano il proprio cammino. Arrivano turisti attirati dal gioco delle note-accalappia orecchi. C’è la gente del Tg3 che si incanta per il concerto. I cornisti polacchi galoppano leoni di pietra. C’è da trasportate l’arpa e come al solito devono essere in sei. Kathy vorrebbe entrare nel castello e si guarda attorno stupita. E Igor indossa una maglietta bianca in onore di Yehudi Menuhin. Credo che il vecchio Yehudi a dar un occhio al suo allievo e che ne stia seduto da qualche parte in questa piazza così affollata di memoria e futuro.

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