L’Orchestra.20/I musicisti hanno volti arrossati…

L’ultima prova

Camerino, giorno venti

 

I musicisti hanno volti arrossati dal sole della piscina. La pelle è lucente. I ragazzi riprendono in mano gli strumenti, ultima prova. Hanno voglia, questa mattina. Si cercano pezzi nuovi, si ripassa l’arrampicata al Monte Calvo di Musorgskij, si riparano timpani (i musicisti sono meccanici e fabbri, cercano ferramenta, ricostruiscono bulloni spanati), si ripuliscono clarinetti.

C’è il senso fisico dei saluti. Bisogna abbracciarsi. Avevamo preso abitudini nella solitudine di Camerino. Il cammino per stradelli e giardini fino all’auditorium, la donna delle chiavi, i tatuaggi degli uomini della mensa, la food-card, le chiavi delle camere perdute (chi ha il passepartout? Sempre qualcuno che non c’è), i capelli color rame della donna del bar dell’Università, io che, come al solito, sono l’unico che insiste a comprar giornali (e la donna mi chiede: ‘Giornalista?’. Oddio, mi guardo allo specchio…non appariva nemmeno troppo interessata). Addio all’oste greco e alla sua barba cretese e il suo accento marchigiano, addio ai ragazzi del Pub Asterix e la loro birra Weiss, addio al kebab Istanbul di un uomo dell’Afghanistan sposato a una siciliana. Addio alle Marche, a queste montagne ferite. La luna ci prova ad allietare il cammino per tornare all’ostello degli studenti. Paolo se ne va per campagne a passeggiare solitario. I ragazzi si rinchiudono in una camera in venti. Dovrei entrare a fare foto, mi manca il coraggio. O, forse, è il sonno improvviso. Valigia da rimettere assieme. Ma quanti libri mi sono portato dietro? Se magari li leggessi…Mi scrivono per avere le foto e io le foto, in genere, le smarrisco. O faccio di tutto per smarrirle nella fragilità degli hard-disk. Del resto, vi ho messo sull’avviso…

 

Ultima prova. Prima gli archi, poi tutti assieme. Ci sono altre musiche, ci sono scalini da salire ancora, a un certo punto Igor lascia il podio che non c’è e i ragazzi continuano. Intuiscono che sono capaci di suonare da soli. ‘Sono pronti’. Il direttore può andarsene. Alla fine i violini, allarmati, si avvicinano, cercano consigli, suggerimenti, conforti. I clarinetti si rincorrono l’un con l’altro. Come a sostenersi. Il contrabbasso-alien alza il pollice e poi con le dita conta qualcosa.

 

Non posso nascondermi: mi appassiona che sia l’oboe a dare il ‘la’ (abbiate compassione, sono terreni a me sconosciuti e non ho voglia di studiare), che il violino si prenda questo ‘la’ e che, con seria gentilezza, la passi ai suoi fratelli. Credo che faccia un’inversione per i contrabbassi. Igor me la spiega, ma io non ci arrivo. Qualcuno mi racconti del 4.24 visto che non ho il coraggio di chiedere. Imparo che sono oggetti preziosi le mollette e le matite. Nenad gira con un sacchetto di plastica colmo di mollette: le distribuisce come se fossero merende. Con la matita, i ragazzi mettono un sbuffo su una nota e chissà come faranno a ricordarsi che ‘proprio lì’.

Gong e campana

Cosa si prova a suonare il gong? Il ragazzo è un contorsionista. Una mano a sfiorare il metallo, l’altra ha in pugno la bacchetta ovattata, gli occhi guardano il maestro (beh, a qualcosa serve ancora): in cerca del momento perfetto. Minuti e minuti per un colpo di un secondo. Anche il gong ha il suo spartito.

 

Lezioni di musica: ‘Quanto siete nati avete avuto un grande dono. L’istinto. Vi fa muovere, vi fa dormire, vi dice che dovete mangiare. Poi arriva il sapere, il cervello. Ma l’istinto rimane. L’istinto deve essere il vostro primo maestro’.

Lezioni di musica: ‘Quando dico ‘pausa’, non correte ai telefoni. Cercate ancora nei vostri strumenti la musica. Questo è professionalità’. Ho un sobbalzo alla parola: devo cercarne un’altra.

 

Insomma, nel dopo pranzo tutti e sessantasei ragazzi sono chini sui cellulari. Va bene, così. Adesso gli spiego del tonfo in Borsa di Facebook. Una quindicenne lo aveva previsto mesi fa quando mi disse: ‘Sei vecchio, facebook lo legge mia madre’. Non ho avuto il coraggio di varcare la frontiera di Istagram o di Snapchat. Io mando cartoline. A volte ho il timore che sia snobismo.

 

‘Flauti più alti, clarinetti più bassi’. Se solo capissi…’Play pianissimo, listen fortissimo’.

 

Lezioni di musica: ‘L’idea genera un movimento, il movimento genera il suono. Prima l’idea. Come Jules Verne che immaginò il viaggio sulla Luna. Quella era l’idea. Qualcuno ha realizzato il movimento. Ma se non fate il movimento in the right way, you kill the idea. L’uomo è arrivato sulla Luna’.

 

E lei, la Luna, non si è scrollata l’uomo dalla sua pelle. Quaranta anni fa, ha acconsentito ai suoi passi. E stanotte aspetta l’Orchestra fra le torri di San Gimignano. Vuole danzare fra la musica e le pietre. Luna, Europa. Paolo: ‘La luna sopra i boschi di betulle, la luna sopra la statua di San Benedetto, la luna della Grecia, la luna e L’Europa. La luna di Praga’. Dio mio, la luna di Praga, la ricordo anche io. ‘La luna nemica delle sbarre delle frontiere’. La luna scomparirà stanotte, e io sono certo che l’eclissi sia una festa (ricordo un giorno da bambino: eclissi di sole e mio padre arrivò con i vetri affumicati), l’eclissi è un patto con la Terra e il Sole. Europa, ‘siamo figli di una donna che ha attraversato il Mediterraneo con il terrore negli occhi’. L’Europa arriva dal Medioriente.

 

Nel pomeriggio piove, Igor e i ragazzi riparano i timpani, la notte, poca voglia di andare a letto, come ogni ultima sera, dalle finestre aperte i canti dei ragazzi.

 

Sono già passati venti giorni da quando è cominciato questo andare (un brivido, pelle d’oca, non è che stiamo per arrivare?).

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2 pensieri riguardo “L’Orchestra.20/I musicisti hanno volti arrossati…

  • 27 luglio 2018 in 16:27
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    la puntata 19… sparita come la luna questa notte?
    ancora grazie di tutto, non smettere di raccontarci, ci rivediamo a Trieste
    ‘a

    Risposta
    • 28 luglio 2018 in 2:02
      Permalink

      Avrei anche raccontato una giornata in piscina, ha prevalso qualche reticenza…ho visto che il fb dell’Orchestra ha messo le foto che avevo mandato solo per ‘dovere’. Una bella giornata

      Risposta

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