Cammini Materani.3/Le Murge, gli orizzonti, mandorli, discariche, vigneti, cancelli, fichi, i cieli sfuggono

La verità è rivoluzionaria. A Gravina.

Ci sono sempre (almeno quando ci passo io) gli ortolani e i contadini, sulla piazza di Gravina. Hanno buone verdure, ottima frutta e prezzi eccellenti.

Piazza lunga, con gli alberi. Piazza ‘strana’. C’è il circolo dei partigiani nella torre dell’orologio, c’è lo studio di un pittore solitario (e io ne ho dimenticato il nome, è un nome inusuale e lui dipinge tetti splendidi. Gli amici di Gravina mi aiuteranno a ricordarlo).

Non so nemmeno se la piazza abbia un nome: viale Orsini da un lato, inevitabile corso Vittorio Emanuele dall’altro. Lei, la piazza, dovrebbe essere conosciuta come La Villa. Ho imparato che (forse) i giardini comunali, qui fra Matera e Gravina, si chiamano ‘La Villa’.

C’è un lenzuolo appeso a un balcone: ‘La verità è rivoluzionaria’. Chiedo ai pensionati della panchina: ‘Ci stanno i malati’. E si voltano a guardare il lenzuolo come se fosse la prima volta che lo vedessero. Anche noi guardiamo la facciata di quel bel palazzo. E penso ai malati rivoluzionari.

San Sebastiano

Il cammino se ne va per via San Sebastiano. Otto e trenta del mattino, certo non siamo camminatori del primo mattino. Ecco la chiesa, il convento dei frati francescani. Poi la ‘periferia’ del paese, le ultime palazzine. Questa è la frontiera di Gravina verso le Murge. Qui ci sono strane ‘costruzioni, ci spiegano che questo era un poligono, il ‘tiro a segno’ dei militari. Ha un suo fascino. Sono grandi pareti di tufo, barriere a intervalli regolari, mi appaiono imponenti: dovevano sbarrare i proiettili, immagino. C’è un ingresso trionfale, con colonne e antico orgoglio guerriero. C’è anche la grande cava dismessa di Cozzarolo. Utilizzata, poi, come discarica, hanno provato anche a farne un maneggio, ci raccontano. Polemiche e denunce per rifiuti pericolosi interrati là sotto, avverte il web.

Il poligono e gli orti (e i frigoriferi abbandonati)

Si lascia alle spalle una ‘fabbrica’ di marmi. Ecco, la masseria San Sebastiano. Stiamo percorrendo la via provinciale dei Pini. E’ la contrada Cozzarolo. C’è Giuseppe nel suo orto selvatico a fianco della sua masseria. ‘Vi siete smarriti?’. ‘No, andiamo ad Altamura’. ‘Ne avete di strada’. C’è sempre stupore nei pensieri di chi incontriamo per strada. I contadini camminano ogni giorno e per fatica. Noi scegliamo di farlo. Giuseppe ha la generosità nei pensieri: dono di zucchine e di promesse: ‘Facciamo i latticini, le scamorze, tornate’. Prometto, già sapendo che non manterremo. Ci parla controluce, Giuseppe, mentre stacca le zucchine che ora appesantiscono il nostro zaino.

 

Giuseppe

 

Buon cammino. Grazie.

 

Sottopasso. Dopo cinque anni ci sarà ancora questo amore?

Attorno sono olivi, fichi, vigneti. E’ bello, questo strano paesaggio.

Sottopasso della strada per Potenza, finisce il poligono, si sale alla collina della Selva. Prima della salita, un bivio: si sale a destra. Mulattiera fra canneti e arbusti, vigneti, muri a secco. Si sfiora un deposito dell’acqua in metallo. Vi sono ‘campagne’, luoghi di riposo e lavoro di chi qui ha la terra. Si cerca l’ombra dei grandi noci. Si sale con un certo impegno, fino a un uliveto ben curato. Quando la salita è più brusca, il fondo diventa cementato. Bel panorama su Gravina, se solo vi voltate indietro. Bisogna raggiungere un crinale: sparisce la boscaglia, c’è un campo coltivato a grano e, sul confine dell’orizzonte, una strada bianca. Bel muro a secco, a destra si va verso una grande masseria (contrada Albanello, qui c’è il ristorante Il Muretto), a sinistra – la nostra direzione – si scende verso contrada Coluni, aggirando una strana costruzione in cemento armato (assomiglia a un bunker, è protetta da un cancello e da una cortina di alberi).

Salita verso la Selva, deposito dell’acqua

 

I segni del Cammino Materano

 

Il muro a secco in contrada Albanello

 

La strada di contrada Albanello

 

La strada bianca, alla fine, ritrova l’asfalto. Si va a destra, c’è l’ingresso al ‘bunker’, e poi una breve discesa, in fondo si va a sinistra costeggiando un mandorleto. Campi coltivati, una nuova villa e, infine, incrocio con una strada secondaria. A sinistra, fino a raggiungere una strada provinciale. Si passa davanti alla sfarzosa Villa Giulia, vigilata da due leoni in gesso. Il nostro cammino, ben indicato dai segni verdi e gialli della cooperativa In Itinere, è oltre la provinciale.

 

La masseria di fronte al ‘bunker’.

 

Devozione alla Madonna

 

Sul crinale della collina, si intravede ‘il bunker’

 

In cammino, in contrada Coluni

 

Gli oliveti

 

I pozzi nelle campagne

 

I campi all’inizio dell’autunno

 

 

Autunno

 

Si ferma una macchina e un uomo senza voce si offre di darmi un passaggio. Ci sono ville kitsch, protette da cancelli e cani. Altamura appare all’orizzonte, sembra un cammino senza difficoltà, ma bisogna evitare l’asfalto e allora i segni verdi e gialli vanno a cercare la rete degli stradelli poderali. Allungano l’andare, è scelta saggia. Cammino tranquillo e bello. Ogni stagione ha la sua frutta: ciliegi, peschi, melograni, uva buonissima, fila di mandorli come cinta degli oliveti, fichi gonfi di sapore.

E’ anche un ‘cammino dei cancelli’. Si alzano muri, si mettono inferriate.

 

Le nuove ville

 

Cancelli con vasi in gesso

 

Muri a secco e nuove case

 

I vecchi cancelli

 

I cancelli e gli olivi

 

Adesso il cammino è un lungo percorso dritto fino a raggiungere la provinciale per Matera. Dobbiamo fare un curioso ‘triangolo’ pur evitare l’asfalto: all’asfalto si va prima a sinistra, poi si attraversa e, prima di un viadotto, si va a destra per una strada bianca. Campi con i pozzi, masserie trasformate in villette, il grande parallelepipedo dell’ospedale di Altamura. Si arriva a un altro stradello, si va a destra e si cammina fino a tornare sulla strada provinciale. Si attraversa all’altezza di una grande villa, a leggere le carte è una località conosciuta come Lamia La Confine: adesso vi è un lungo cammino fra i campi, perfettamente dritto, è come un pianoro fra due torrenti che si riuniranno per formare la Gravina di Matera. Ci sono masserie diventate ville, l’orizzonte si fa di pianura, si sfiora un doppio campo fotovoltaico. Si cammina in un paesaggio senza alberi, vasti campi, fino a quando non si raggiungono due grandi querce. Buon luogo per riposare all’ombra. Sterzata brusca a sinistra prima della seconda querce: finalmente si cammina decisamente verso Altamura. E’ il vecchio cammino dei contadini del paese.

 

Animo (contrada Coluni)

 

Muri a secco e segni verde-giallo

 

Segni e orizzonti

 

Masseria Casalia

 

Trullo e orizzonte (e cielo)

Un lungo andare senza difficoltà: si raggiunge il fosso dove scorre il torrente che diventerà la Gravina di Matera. Riappare un asfalto malridotto. Si cammina fra orti ben curati e campi di grano. Si scavalca un altro torrente del bacino della Gravina. Ecco un’altra strada asfaltata, un cartello indica che abbiamo percorso il cammino della contrada Caccapada-Spota. Dall’altro lato, in salita, una bellissima masseria fortificata:  non ne trovo il nome sulle carte (aiutatemi), è una possente casa torre. Si sale leggermente, poi un nuovo pianoro. E’ una zona selvatica, quasi western, vecchi campi protetti da muretti a secco. Campi abbandonati, cespugli spinosi cercano di riprendersi i loro territori. Si abbandonano frigoriferi, sedili di auto, rifiuti ingombranti. Ma ci sono anche orti ben tenuti e piccoli vigneti. Un contadino ha disposto secchi di plastica e sedie sotto ogni mandorlo della sua campagna, ci sono tralicci dell’alta tensione, muretti a secco frananti, campi dissodati, paesaggio di ferule fra la primavera e l’autunno. Uomo e natura si contendono a spallate, arretramenti e assalti, il paesaggio.

 

I vigneti sono sacri

 

Il pozzo e il fico

 

I pianori delle Murge

 

In cammino

 

Ferule d’autunno

 

Sedili di auto e muri a secco

 

Frigorifero e campo dissodato

 

 

 

Antichi segnavia

Cippi di confine (?)

 

Meloni abbandonati

Uno stradello e la ferrovia. Sottopasso, discarica, cava, si va a destra in salita per via del Parco del Vecchio Bovio, sottopasso della statale. Sono le tre del pomeriggio, ingresso nella zona industriale di Gravina. Nelle carte dell’Istituto Geografico Militare questa era la località del Lago Passarello (c’era un lago?). Oggi vi sono i primi condomini di Altamura.

 

I grandi cancelli

 

I cancelli senza volto

 

 

I cancelli fantastici

Incrociamo una banda di ragazzetti: ‘Di che paese siete?’. Io chiedo se c’è un bar.

 

 

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