Il primo passo.6, Santa Mariña-Negreira/Piove

Gli angeli di Santa Mariña

Pioggia. Pioggia. Pioggia. E la fatica di tirar fuori la mantella. Pioggia. Ombrello verde del Costa Rica. Sono sempre il solo ad andare contro il cammino degli ‘altri’. Bardati con ogni artifizio per tenere lontano l’acqua dalla pelle. Io sento le gocce scivolare sotto i pantaloni.

Faccio cose strane. Mentre cammino provo a registrare una storia in un sussurro per una storia di Matera. Un giapponese mi guarda strano.

Gli angeli del cimitero di Santa Mariña mi invitano ad andare. La camminante scontrosa è perfetta: ghette rosse (gliele invidio), una penna sul cappello, gilet robusto, pantaloni antipioggia. Io abbraccio Paco che si è svegliato per farci la colazione.

Costantino y Roy

 

La vacca e l’ultimo raggio di sole

Mi fermo davanti a Roy, cane lupo che danza davanti a me. E’ felice di vedermi, ma non mi salta al collo. Arriva anche Costantino. Che si preoccupa: ‘E’ buono’. Lo so. E naturalmente Costantino ha vissuto in Svizzera. ‘Eravamo poveri, ora tutto è cambiato’. Ma i galiziani tornano a casa. Per la pensione, per il desiderio di tornare. Allevano vacche e piantano mais. Aspetto la pioggia assieme a Costantino. E’ lui a dirmi: ‘Ora vai, pioverà a lungo’.

Alla fine, 60 chilometri e algo (ma il mio cellulare dice altro)

E piove a lungo, la macchina fotografica si appanna, cade per terra, protesta. I taccuini si scolorano, l’acqua arriva nelle mutande e comincio ad allarmarmi. Osservo una vacca che, affacciata a un finestrino, si gode l’ultimo raggio di sole. Comincio a non sopportare i pilastri che indicano i chilometri che ho percorso. Provo a indovinare: centosessanta metri di più e qualche volta ci do. Servono solo a chi va verso l’oceano. A me raccontano della mia follia. Passa un camminante con un carretto. Mi perdo di continuo. Per fortuna ci sono i bar. L’età media dei camminanti si è alzata. Ho storie da raccontare, ma le leggo, non le ascolto: come quella del ‘gioco dell’oca’. Già, e se i segnavia invece di essere il simbolo di una conchiglia, fossero la stilizzazione delle zampe di un’oca? Devo a Enrico questo suggerimento fantasioso. Trentadue giorni per andare dai Pirenei a Santiago. Sessantaquattro andata e ritorno. E quante sono le caselle del ‘Gioco dell’Oca’?

E ora?

 

Caminante con carretto

Mi fermo a Vilaserio (torta Santiago e caffè, solo dopo vedo passare una cioccolata calda), cammino in boschi bellissimi (eucalipti, querce) e campi di mais. Per fortuna ci sono caminantes che con il loro andare mi indicano la strada. Quando non ne vedo all’orizzonte mi sento perduto sotto la pioggia. Acqua nelle scarpe. Vescica, vescica. Bene, ho ago e filo, leggo il manuale e lascio il filo nella ferita. Spero di aver letto bene. Non reggerò trenta giorni così.

Bello, devo dire

 

Adoro i campi di calcio

 

Cammino

Mi fermo a Pena. Mica tanto simpatici, ma c’è una inglese che ci tiene a dirmi che lei va di fretta. Mangio troppo, smette di piovere, riprende a piovere. Perché non mi fermo qui? No, devo arrivare a Negreira. Per incontrare Michel, immagino. Che, per una sera, mi parla della sua storia di marinaio, che se ne è uscito di casa il 26 di agosto (ed era ad Arles) e ora è qui, dopo Santiago. Ed era a Managua nel maggio del 1980. Anche io, anche io, Michel. Ci abbracciamo dopo due caraffe di vino, per questo ora scrivo senza saper bene cosa sto facendo. Le foto sono tutte appannate.

Sono d’accordo, Polina. Provaci mi raccomando, anche per me

 

Eucalipti

Si lasciano centesimi di euro nelle fessure dei muri. Per un desiderio. Io cerco un desiderio. Ma i miei desideri sono indicibili, non posso scriverli. ‘O soo immorali – lo sono -, o sono illegali – no, non credo- o fanno ingrassare’. Sono desideri che non posso scrivere. Mi ricordo della tua tesi, e allora metto altri dieci centesimi nella fessura.

E questa casa? Cosa è accaduta a Zas, numero 8? Questa casa mi interessa.

Attraverso una strada di funghi rossi. Amanite di Biancaneve. Vorrei mangiarle e avere gli ultimi sogni.

Il bosco incantato

A Negreira, entro in una cittadina. Mi sento fuori posto, cammino fino all’altro capo del corso (belle botteghine, vorrei scambiare due parole con un buffo gnomo che scolpisce lapidi e tifa per il Real, ma non ci riesco, non ha alcuna attenzione a me, l’albergue san Josè esta cerrado, cazzo. Torno indietro. Sono da Carmen, dove nessuno sorride e i letti sono affollati di camminanti che programmano ogni metro del loro viaggio e guardano le allarmanti previsioni del tempo.

Lo scultore della lapidi

Io so di tempeste in Italia, in Val di Sella, di neve lungo il cammino. E cerco forbicine (trovo un tagliaunghie, bella farmacista sorridente), pantapioggia (e non li trovo) e un posto dove mangiare lontano dai camminanti (non lo trovo). Torno da Carmen, zuppa e calamari assieme al marinaio Michel. Parliamo di Nicaragua. Sa chi è Cardenal e Jean Claude Izzo.

Buco una vescica, lascio l’altra.

print

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.