Rituale etiopico.3/Cadono le stelle

La luna e il lago

Cadono le stelle sulle schiume del lago Afdera. Questa volta mi sfuggono. Chiedo a Nati se ha un desiderio. Mi risponde: ‘La casa’. E’ una storia che va avanti da anni, la casa è una lotteria per molti di Addis Abeba. Il nostro ultimo passaggio ad Afdera ha lasciato una traccia. G. non ha dimenticato le sponde del lago Afdera: lei ha la possibilità di realizzare un desiderio, ha avuto un pensiero per questo luogo. Adesso vi è un gazebo dal tetto di foglie di palma, vi sono lavatoi e due cessi. Un recinto a proteggere l’avventura dei turisti e le vecchie palme fotografate dal barone Franchetti un secolo fa.

La palma prova a rinascere

Rileggo ancora una volta, perché non trovo più le parole, mi capita sempre più spesso:

E’ bellissimo, il lago Afdera. Più di un miraggio. E’ uno specchio dal colore indefinibile: questo lago non è blu come un mare, non è bianco come il sale. E’ irreale. I vulcani lo venerano riflettendosi nelle sue acque. Ecco cosa fa, questo lago: riflette il cielo. Ne esalta le strisciate di celeste, ha toni da pittore impressionista, è come se Afdera cercasse di impossessarsi del colore dell’aria. C’è una piccola isola al centro. Schiume bianche, cristalli di sale, si addensano sul bagnasciuga. Da lontano sembrano cumuli di neve. Da vicino fanno un po’ schifo.

La strada ruota su sé stessa. Piccole ebrezze. Scendiamo verso il villaggio che è sorto su queste sponde. Sfoglio le pagine della Guida del Touring Club di settanta e passa anni fa. I viaggiatori di quegli anni dovevano avere un umore triste. Come se stessero maledicendo il giorno in cui avevano deciso di inoltrarsi in questi luoghi. Il lago Afdera, vi sta scritto, è un ‘plumbeo, tristissimo specchio d’acqua salmastra, circondato dal nero dei basalti’.

Dovevano essere di malumore, quel giorno, gli inviati della Consocazione Turistica Italiana. Il lago Afdera mi appare sfavillante alla luce del sole che se ne va.

Il lago

Cadono le stelle nel cielo di Afdera. Non le vedo. I miei desideri non sono nell’orizzonte del possibile. E allora distolgo lo sguardo. Cerco il confine fra i vulcani e il lago, nero su nero, la schiuma delle acque, il torrentello di acqua bollente che risale da qualche ventre della terra, ci metto i piedi, mi scotto, mi abituo, mi spoglio, entro nel lago, affondo nel fango, trovo sabbia solida, le acque salate e le acque della terra si confondono, sto bene, me la godo, galleggio, osservo i miei piedi uscire dalla superficie senza che io muova un solo muscolo, aspetto il vento termico, so che sta per arrivare, so da che parte arriva, aspetto le onde che cresceranno, il cielo comincia a schiarirsi, la luna è immensa, le stelle lentamente scompaiono, non cadranno più per i miei occhi, ora posso guardare il cielo, posso rotolarmi nell’acqua troppo calda, la mia pelle ha brividi di una piccola, malinconica felicità.

Il campo in riva al lago al mattino

Poi faccio l’inventario: lo stridore delle pompe idrovore, il silenzio notturno, la tavola imbandita, le tende ad accampamento, il dolce di banana, la zuppa leggermente piccante, le chiacchiere del dopo cena, le palme capitozzate che provano a resistere al tempo, la pelle che battaglia con l’aria e vuole conservare il bruciore dell’acqua. E le stelle che provano a ricomparire. Senza cadere.

Non cambia niente ad Afdera. E’cambiato tutto. Tutto è già compiuto. Tutto si ripete. Immutabile, Uguale. Diverso. Sempre diverso.

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Un pensiero riguardo “Rituale etiopico.3/Cadono le stelle

  • 2 dicembre 2018 in 4:32
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    Profumo di deserto… Pietre e paesaggi lunari…
    Ricordi graffiano l’anima… Il tempo fugge veloce…
    Mancano i silenzi, le attese ai margini del mondo…
    Sempre connessi…
    Sembra improbabile…
    Memorie di prima dei cellulari… Tutto ora sembra così limpido…
    Era il caldo lo stupore per l’avvicinarsi incerto di un lago di lava…
    Tu viaggi ancora…
    Io al massimo raggiungo un supermercato…
    Storie dii sogni infranti, naufragati sull’isola degli ortaggi…
    Bello scrivere e vedere ancora…
    Poi piano l’oblio…

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