Felici e Conflenti.3/E il ciuccio ballò fra le fiamme

La chiesa dell’Immacolata

C’è una chiesa latinoamericana a Conflenti, ha il campanile quadrato, i grandi oblò, il colore avorio. Ha l’aria umida. Il paese, in qualche modo, si nasconde. Ha un suo modo di nascondersi. Rivela i suoi luoghi segreti solo a chi si perde nei vicoli, a chi scende per strade acciottolate e gira senza una meta apparente. Nel quartiere Sant’Andrea, si aspetta la mezzanotte con danze, vino, fuoco e pasta. Si aspetta al freddo. Si aspetta, danzando, il ballo finale. Si aspetta del lampo delle scintille. La danza delle stelle.

 

 

 

Nessuno dà il segnale. I ragazzi si incamminano e la piccola folla va dietro. Verso un’altra piazza. Un’altra chiesa, là, in fondo al quartiere Sant’Andrea. La chiesa dell’Immacolata è davvero latinoamerica. Comincio a pensare che questo Sud sia Chiapas, terra indigena. Aspetta i suoi zapatisti, ha già i suoi zapatisti. Leggo che chiesa e campanile furono danneggiate dal terremoto del 1905, venne giù la torre a guglia e nel 1929 venne ricostruita con la loggetta finale e il tetto squadrato. Nella notte, l’Immacolata è bellissima. Voglio svegliarmi di fronte alla sua facciata. I ragazzi si mettono in attesa, appoggiano le braccia su una balaustra e aspettano. Loro sanno e io seguo il ragazzo dei video che si infratta al riparo di una rete e Sonia che si sistema dietro uno stipite. Cosa sta per accadere…?

 

 

Sono distratto, non vedo l’ingresso dell’animale di cartapesta, non vedo chi accende, non so niente. Da molto tempo non ero così disposto a essere sorpreso. E il ciuccio vi è riuscito. A stupirmi. Entra in scena, sul sagrato della chiesa, un asino colorato, assomiglia a un drago, i musicisti si schierano, è una tarantella. Almeno credo. Ho un dubbio: è un ciuccio o, come dicono, a Reggio Calabria un camiuzzo i focu? Un cammello di fuoco, ribellione agli esattori delle tasse saraceni. Oppure è un drago che getta fiamme e si ribella alla fine della festa? Mariolino, suonatore di organetto, ha il coraggio di indossare il ciuccio come immenso copricapo. Poi segue la musica, la danza. E’ un grande cappello di fuoco. Il ciuccio è esplosivo, fiammeggia, provoca scintilla, fa avanzare e arretrare le persone che si distendono davanti alla sua danza. E’ un ballo a ondate. Mi avvicino, fuggo impaurito di fronte alla striscia di stelle incandescenti, non so cosa fare, vorrei ballare con lui, correre con lui, vedo le gambe di Mariolino e il cerchio dei fuochi di artificio. Il ciuccio balla e getta nell’aria stelle che diventano comete. Come se il fuoco uscisse dal naso dell’animale. Poi girandole escono dalla sua schiena, si accede la sua coda. La piazza davanti all’Immacolata diventa un palcoscenico incandescente. Zampilli di fuochi di artificio, danza di fuoco. Micce che si accendono. Fuggo, mi avvicino, cosa fanno gli altri? Francesco si ripara dietro un spigolo, Sonia ha coraggio e non smette di girare le sue immagini.

E’ un rito propiziatorio, il ballo del ciuccio. E’ la fine-inizio della festa e della notte, è la metà della notte. Leggo il racconto di un comunista (così scrivono) di Serra San Bruno, erede di una famiglia di costruttori del ciuccio di fuoco: ‘Per noi l’asino era il lavoro, la fatica, esorcizzata durante la festa. L’asino è un animale saggio, questa danza è trionfale’. Zampogne, organetti e tamburelli incoraggiano i passi di Mariolino. Danza contro il malocchio, è il ballo che chiude l’anno, scaccia i cattivi pensieri, il fumo avvolge il ciuccio, appare, scompare, il vento porta via la nuvola, ultime scintille, verso il cielo, verso il campanile, verso le stelle. Danza di liberazione.

 

 Non è vero che la festa finisce, l’asino si spenge in una fontana di scintille. Non so dove sparisca, dove trovi il suo rifugio. So che i ragazzi tornano nella piazza di Sant’Andrea e il loro ballo riprende. Fino all’alba. Nei paesi di questo Sud si vuole sfiorare l’alba. Io rimango di fronte alla chiesa dell’Immacolata. E improvviso un passo a cerchio, non ho i fuochi a farmi compagnia, ma per un solo istante i piedi li faccio ruotare. Rimango solo. Conflenti e il Chiapas attorno a me.

 

Dopo che ho scritto, ritrovo un appunto, attorno al canto polivocale, me ne ero dimenticato. Ricordate i ragazzi che cantavano nella chiesa? ‘NtinnaNti sta per spingi. E’ una forza che esce. E’ un’esortazione: ascolta come suona quel musicista. NtinaNit ti incoraggia: fatti sentire…

 

 

 

 

 

 

print

2 pensieri riguardo “Felici e Conflenti.3/E il ciuccio ballò fra le fiamme

  • 8 Gennaio 2019 in 11:49
    Permalink

    ciao! a sud del fiume Amato, già dai primi comuni vibonesi e fino al reggino jonico ‘u ciucciu ccu lli sparazzotti, viene costruito con canne intrecciate,è un lavoro da esperti, come un arredo in vimini e dura per diverse feste. Viene detto ” ‘u camijuzzu ‘i fhocu”, ( il cammellino di fuoco ). A nord dell’ Amato io non l’avevo mai visto, penso sia stato importato in questi anni dai Bressi alli Cujjhianti. ( le due ‘j’ sono errate ma la mia tastiera purtroppo non ha caratteri greci).

    Risposta
    • 10 Gennaio 2019 in 12:37
      Permalink

      Quante storie, Tonino. A Sud e a Nord dell’Amato….grazie, spero di farne tesoro. Continua a raccontarne…

      Risposta

Rispondi a Tonino Materazzo Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.