Una poesia per me/Negromaro Malvasia

 

. Nero Amaro Malvasia

A Andrea Semplici

Norah Zapata-Prill, Ostuni-Italia febrero 2019

 

Andamos de andén a puertos

De cerezos en flor a otoños sin canarios

De maduros ciruelos a inviernos de blancas cabelleras

Buscando aquello que convierte en rocío las perlas de lo humano

 

Pero qué sabemos del día y de la noche

De esos minutos luminosos

En los que cada uno prosigue su camino sin ti

¿Sin mí?

 

Ser lo uno y lo otro

Los otros en nosotros

Ver pasar

Vernos pasar en los otros nosotros

Detenidos

Debajo o en la cima de inmemoriales tejos

Vernos transcurrir en los ríos cual reflejos soñados de osadas soledades

 

Del Nero Amaro Malvasía andando en nuestras venas

Sabemos

 

De relojes de arena vertiéndose en cada herida que apostamos

Pero de este remanso de la infancia redimido de sus juguetes rotos

Qué nos queda

De ese inventor poseído de molinos de viento

De la ciega fe del niño de trasladar mar hasta su agujero

Qué sabemos

 

Es que no somos  – Andrea –

Un insaciable mar de diminutos mares que a sus vacíos vuelve

¿Involuntario?

 

De este escribir urgido de infinito

Confiados al don de lo que puede el alma cuando palpa el alma

De un ebrio crisantemo

Sabemos

Pero

Dónde esconde el fuego que robó el poeta al sino programado de la nada

Qué sabemos

 

¿Qué cuenta el águila del dolor suspendido entre sus garras?

 

Quizá la muerte sea el envés necesario del asombro ignoto de otro asombro

 

Tentación de cavar versos en zonas nunca holladas pero tan holladas

Eso son los poetas

 

Cuando les hieren los chacales

La luna aúlla

Ruge

Brama

Muge

 

Acaso no nos basta  – así –  saber que ellos están en cada luna llena nueva

Ineluctables?

 

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Negroamaro Malvasia

A Andrea Semplici

Norah Zapata-Prill,  Ostuni-Italia febbraio 2019

(Trad. di Milton Fernández)

Andiamo da porti a binari

da ciliegi in fiori a autunni senza uccelli

da maturi susini a inverni dai capelli imbiancati

cercando ciò che muta in rugiada le perle dell’umano

ma cosa sappiamo del giorno e della notte

di quei minuti luminosi

in cui ciascuno prosegue il suo cammino senza te

senza me?

 

Essere una cosa e l’altra

l’altro in noi

vedere passare

vederci passare negli altri noi

sospesi

sotto o nella cima di immemoriali azzardi

vederci scorrere nei fiumi come riflessi sognati di osate solitudini

 

Del Negroamaro Malvasia in viaggio nelle nostre vene

sappiamo

 

Di orologi di sabbia che si riversano in ogni ferita messa in gioco

ma di questa oasi redenta dai suoi giocatoli rotti

cosa ci resta

di quell’inventore posseduto dai mulini a vento

della cieca fede del bimbo di poter trasportare il mare fino alla sua buca

cosa sappiamo

 

Forse non siamo – Andrea –

un insaziabile mare di minuti mari che ai suoi vuoti torna

​involontariamente?

 

Di questo scrivere pressato di infinito

confidati al dono di ciò che può l’anima quanto tasta l’anima

di un ebbro crisantemo

sappiamo

 

Ma

dove nasconde il poeta il fuoco rubato alla sorte programmata del nulla

cosa sappiamo

 

Cosa dice l’aquila del dolore sospeso tra i suoi artigli?

 

Forse la morte sia il rovescio necessario della sorpresa ignota di un’altra sorpresa

 

Tentazione di scavare versi in zone mai calcate  ma tanto calpestate

questo sono i poeti

 

quando vengono feriti dagli sciacalli

la luna ulula

ruge

brama

muggisce

 

Forse non ci basta – quindi – sapere che stanno in ogni luna nuova

Ineluttabili?

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Negroamaro Malvasia

A Andrea Semplici

Norah Zapata-Prill,  Ostuni-Italia febbraio 2019

(Trad. di Milton Fernández)

 

Andiamo da porti a binari

da ciliegi in fiori ad autunni senza uccelli

da maturi susini a inverni dai capelli imbiancati

cercando ciò che muta in rugiada le perle dell’umano

ma cosa sappiamo del giorno e della notte

di quei minuti luminosi

in cui ciascuno prosegue il suo cammino senza te

senza me?

 

Essere una cosa e l’altra

l’altro in noi

vedere passare

vederci passare negli altri noi

sospesi

sotto o nella cima di immemoriali azzardi

vederci scorrere nei fiumi come riflessi sognati di osate solitudini

 

Del Negroamaro Malvasia in viaggio nelle nostre vene

sappiamo

 

Di orologi di sabbia che si riversano in ogni ferita messa in gioco

si

ma di questa oasi redenta dai suoi giocatoli rotti

cosa ci resta

di quell’inventore posseduto dai mulini a vento

della cieca fede del bimbo di poter trasportare il mare fino alla sua buca

cosa sappiamo

 

Forse non siamo – Andrea –

un insaziabile mare di minuti mari che ai suoi vuoti torna

​involontariamente?

 

Di questo scrivere pressato di infinito

confidati al dono di ciò che può l’anima quanto tasta l’anima

di un ebbro crisantemo

sappiamo

 

Ma

dove nasconde il poeta il fuoco rubato alla sorte programmata del nulla

cosa sappiamo

 

Cosa dice l’aquila del dolore sospeso tra i suoi artigli?

 

Forse la morte sia il rovescio necessario della sorpresa ignota di un’altra sorpresa

 

Tentazione di scavare versi in zone mai calcate  ma tanto calpestate

questo sono i poeti

 

quando vengono feriti dagli sciacalli

la luna ulula

ruge

brama

muggisce

 

Forse non ci basta – quindi – sapere che stanno in ogni luna nuova

Ineluttabili?

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Negroamaro Malvasia

(traduzione di Daniela Scapin)

Camminiamo dalla banchina al porto

Dai fiori di ciliegio agli autunni senza canarini

Dalle prugne mature agli inverni dai bianchi capelli

Alla ricerca di ciò che trasforma in rugiada le perle dell’umano

 

Ma cosa sappiamo del giorno e della notte

Di quei minuti luminosi

In cui ognuno continua la sua strada senza di te

Senza di me?

 

Essere l’uno e l’altro

Gli altri in noi

Guardar passare

Vederci passare negli altri

Immobili

Sotto o in cima a immemorabili tessiture

Guardaci passare nei fiumi come riflessi sognati di audaci solitudini

 

Del Negramaro scorre nelle nostre vene

Sappiamo

Delle clessidre scorrono in ogni ferita che scomettiamo

Ma da questo stagno dell’infanzia liberato dai suoi giocattoli rotti

Che ci è rimasto

Di quell’inventore posseduto da mulini a vento

Della fede cieca del bambino a spostare il mare nella sua tana

Che sappiamo

 

È solo che non siamo – Andrea –

Un insaziabile mare di piccoli mari che ritorna al suo vuoto

¿Involontario?

 

Di questo scrivere urgente di infinito

Affidato al dono di ciò che l’anima può quando sente l’anima

Di un crisantemo ubriaco

Noi sappiamo

Ma

Dove nasconde il poeta il fuoco che rubò al destino programmato del nulla

Cosa sappiamo

 

Cosa conta l’aquila del dolore sospeso tra gli artigli?

 

Forse la morte è il rovescio necessario della meraviglia che non conosce un altro stupore

 

Tentazione di scavare versi in luoghi mai calpestati ma così calpestati

Questi sono i poeti

 

Quando gli sciacalli li feriscono

La luna ulula

Ruggisce

Brama

Muggisce

 

Forse non è abbastanza per noi – quindi – sapere che essi sono in ogni nuova luna piena

Ineluttabili?

 

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