Libri e librai/Pordenone, la libreria del divano rosso

Daniele nella sua libreria

Appena dieci passi fuori dal Corso. Ma bisogna sapere dov’è, bisogna voler trovare questo rifugio quasi nascosto, non vi si passa davanti per caso. ‘Mi hanno proposto locali più visibili, ma questa piazzetta è perfetta. In estate diventa una piccola sala. Dove leggere, ascoltare, stare. Vi abbiamo fatto anche un concerto’. Daniele Zongaro è un libraio di montagna. Anche se Pordenone è appena (sorpresa) ventiquattro metri sopra il livello del mare.

Lorenzo ha occhi color acqua alpina, l’aria di chi, con felicità, cammina e pedala nella bellezza delle Alpi, un sorriso lieve e contagiante, parla a voce bassa, quasi francescana. Si sta bene nella sua libreria. Anche perché si è accolti, dopo due gradini, da un bellissimo divano rosso dal quale non si vorrebbe più rialzarsi. La libreria Quo Vadis, come a tenere fede al suo nome, va, dunque, cercata in uno slargo laterale del Corso della città friulana. Daniele si lascia sfuggire: ‘E’ che sono un solitario’. Ma io non credo che sia così: ama, senz’altro, la solitudine, il silenzio delle montagne, le notti nei rifugi, ma il libraio è un mestiere pubblico, bisogna amare la gente, saper raccontare un libro, avere cura e attenzione. E chi arriva in questa piazzetta nascosta (e così aperta), capirà in un battibaleno di essere nel posto giusto.

Il divano rosso

I primi libri sono poggiati su due tavolinetti bassi. Sono più che un indizio: le poesie di Julio Cortázar, gli alberi di Tiziano Fratus, l’acqua e Pasolini raccontate da Elisabetta Michielin, il racconto-guida che indica ‘La via dei Sassi’ fra Bari e Matera, gli autobus di Paolo Merlini e i viaggi di Paolo Brovelli. E, sorpresa, il vecchio, leggendario libro (del 1935) di Horace McCoy: Non si uccidono così anche i cavalli. Ha ragione, Daniele: questa è una libreria dei luoghi. Si viaggia fra il ‘territorio’ qui attorno, il Friuli così amato, fino alla Lucania, si fa soste assieme al più scorticante fra gli scrittori latinoamericani per sedersi con un poeta degli alberi.

Molti librai incontrati in questo viaggio italiano hanno storie personali simili: avevano un’altra vita e hanno deciso di cambiarla. Accade, a volte. Daniele ha 55 anni e quindici anni fa era un dirigente di un’azienda tessile. Aveva a che fare con fiere e stilisti, viaggi nel back-stage del mondo della moda. Ce lo vedo? A sorpresa penso: forse sì. Ma l’azienda chiude. Daniele deve essere bravo: riceve offerte allettanti e giramondo. Strana decisione: il suo lavoro lo avrebbe fatto viaggiare (forse troppo) e lui ama i viaggi. Ma è friulano, ha una famiglia e due figlie piccole. E, allora, è come se scegliesse i viaggi immobili. ‘Ho scelto davvero e ho deciso: volevo rimettermi in gioco’. Daniele è un lettore, ha la passione delle geografie, passa i finesettimana in bicicletta, ama i Balcani, appena può va in Istria e a Pordenone c’è una piccola libreria specializzata in viaggi…

….avrei voluto assistere alla prima conversazione fra Daniele e la libraia: ‘Le dissi che doveva vendermela…Fui insistente, forse presuntuoso’. La libreria non era in vendita. Non so quanto sia andata avanti la trattativa, non so come Daniele abbia fatto a convincerla, ma la libraia della vecchia Quo Vadis accettò: ‘A patto che tu non cambi la sua anima’, gli impose. Ma Daniele non ne aveva alcuna intenzione. Gli andava bene così: libreria delle geografie.

Passo una mattinata nella libreria. Che strano, ora che ci penso: non ci siamo mai seduti sul divano rosso. Siamo stati in piedi tutto il tempo. Per almeno tre ore. Quasi un confronto. Divisi da due tavoli mobili e una piccola distesa di libri: già, i libri qui sono esposti su carrelli che si spostano quando bisogna sistemare le sedie per le presentazioni (che sono innumerevoli). Nel tempo del nostro inconto, sono entrati almeno tre corrieri con i loro scatoloni, è passata gente del Cai a lasciare inviti per incontri, un’amica è venuta a fissare un incontro pubblico, di thè e sabbia, con la comunità tuareg di Pordenone. Poi qualche lettore, accolto come un amico. E’ stata una bella mattina, un dialogo intermittente, un racconto a frammenti. E io penso che Daniele, nei primi sei anni da libraio, non ha avuto un giorno di libertà. E anche ora si regala appena una settimana di vacanza all’anno. ‘Ma a casa non mi hanno mai visto infastidito o nervoso: mi piace questo lavoro’. Il libraio è un mestiere stanziale. ‘Da poeti’, mi direbbe un altro amico libraio. Diventa paradosso se hai la passione del viaggio e possiedi una ‘libreria di luoghi’.

‘Viaggio con i racconti dei miei lettori’, dice Daniele. Dai, non è così, questa è una risposta banale, io sarei invidioso. ‘Io sono un ammiratore di chi viaggia – replica – Le loro parole ti fanno evadere. E poi ho scoperto quello che già sapevo: a poca distanza da qui abbiamo terre bellissime’. Daniele, dopo sei anni di lavoro testardo e quotidiano, senza una sola ora libera, ha deciso che non rinuncia a due giorni liberi a settimana. La domenica e il sabato. Regali meritati per un tempo suo.

Pordenone

Pordenone ha 45mila abitanti. Passeggio per il centro e conto almeno altre sei librerie nel giro di poche centinaia di metri. Ha due importanti festival letterari: Dedica, grandi giornate e serate con un solo scrittore/scrittrice (quest’anno Gioconda Belli, nel passato: Javier Cercas, Nadime Gordiner, Luis Sépulveda, Assia Djebar, Paul Auster, Yasmina Khadra, Paco Taibo II…) e Pordenone Legge, iperaffollata kermesse libraria. A Udine lettori insonni ascoltano e leggono scrittori alle quattro del mattino: è il festival de ‘La notte dei lettori’ (che nasce anche in questa libreria), ci sono brandine per sognare mentre qualcuno legge e l’alba sta per arrivare. Pertegada, poco più di duemila abitanti, provincia di Udine, da parte sua, è il paese dove si legge di più in Italia. In Friuli, almeno la metà dei suoi abitanti legge un libro all’anno, a dar retta alle statistiche.

‘Io leggo moltissimo’, dice Daniele. Il divano rosso ha l’aria molto usata. ‘Ora sto leggendo Orwell, ho trovato una vecchia edizione su una bancarella’. Che mondo strano: un libraio che gironzola per ambulanti dell’usato e sceglie una grande letteratura del ‘900. ‘Mi piacciono i libri che hanno già avuto una vita: pagine consumate e ingiallite, sottolineature, orecchie.

Daniele

Si vendono ancora le guide? ‘Sì, altrimenti avrei già chiuso’. E le mitiche Clup, dalla copertina avorio, la mia vecchia casa editrice? ‘C’è qualcuno che me le chiede ancora’. In realtà io volevo chiedere se si sopravvive ancora facendo il libraio. Un’altra domanda stupida la nuova Quo Vadis ha già quindici anni di vita. Daniele usa un gerundio per rispondermi: ‘Grattando…’. ‘Ci sono dei picchi e poi degli abissi. Bisogna sapersi arrampicare e risalire. Molte presentazioni, molte serate passate a parlare di libri. Se rimanessi ad aspettare i lettori, avrei già chiuso’. E poi, mi fa sapere, sua moglie ha un buon lavoro. E, a volte, al sabato, lei dà il cambio al marito.

‘Mi capita di pensare che questa sia una libreria egoista’, mi dice Daniele guardando fuori dalla finestra. So che scrive su taccuini che poi smarrisce (mi assomiglia e io provo una leggera fratellanza con chi perde i suoi taccuini). Ha l’aria dell’uomo ordinato, ma deve essere cambiato con gli anni. Sono le parole che usa che mi sorprendono: egoista? ‘Su questi scaffali ci sono libri che piacciono a me, non troverai i titoli delle classifiche. C’è letteratura accanto alle guide’. Non sta nella grande distribuzione, si sbroglia dai vincoli delle Messaggerie e io immagino la fatica di mille contatti con piccoli editori. Guardo i suoi espositori: Iperborea, Sur, Kellerman in bella vista. ‘A volte mi prende un cruccio -altra parola che mi spiazza – che qua dentro entrino solo persone che la pensano come me. Vorrei che la libreria fosse uno spazio aperto, che mi venga a trovare qualcuno in disaccordo con me’. Che contraddizione, Daniele: non eri un solitario? Come ti se definito con un altro termine inusuale? Misantropo. Ho ragione io: tu stai bene in mezzo alla gente. Soprattutto se leggono libri.

La finestra su Pordenone

Ho la sensazione che la domanda. Quo vadis?, sia un inganno. Chi viene qui, sa dove sta andando. Libreria come casa. Qui ha sede una casa editrice (Bottega Errante), l’associazione Italia-Giappone (a Pordenone vive una restauratrice giapponese e ogni mese vi è un evento legato al Sol Levante), si ritrovano gruppi fotografici, vi sono corsi di scrittura e di fotografia. E’ Punto Fai e della Federazione Amici della Bicicletta. Qui si dà una mano, con progetti, a donne afgane. Qui si ritrova Avventure nel Mondo. Deve affollarsi spesso la libreria.

La libreria

‘Non posso fare gli sconti di Amazon o di un supermercato – spiega Daniele – Il mio unico valore aggiunto sono le conversazioni’. Posso confermare: una mattinata di parole. Alla fine, come mi capita sempre più spesso, non faccio il giornalista e divento un perditempo. Compro (mi dissanguo in questo andare per librerie) le poesie di Cortázar e l’ultimo libro di Paolo Ciampi (che devo presentare a Matera, in un gioco Nord-est/Sud-est e non voglio che me lo regali). Daniele, invece, mi regala un prezioso Milijenko Jergovic, edito dalla sua Bottega Errante (un bel colpo). Dovrei convincermi a comprare anche i libri di Angelo Floramo, direttore della Libreria Guarneriana, e amatissimo autore della stessa Bottega Errante.

Le parole non vogliono lasciarci e vanno per strade tutte loro, fanno collegamenti fantastici. Parliamo di una libreria come spazio aperto e lui si perde in un pensiero: ‘Si va in Patagonia, nel Sahara o di fronte all’Adriatico d’inverno: sono spazi aperti. E perché ci colpiscono? perché non ci lasciano indifferenti? Perché sono il nulla?’.  Io azzardo citando Paolo Cognetti e le sue montagne e i suoi libri da classifica. ‘Amo la montagna. Ma, a volte, non è importante arrivare in cima. Qui entrano molti alpinisti: hanno il desiderio della verticalità. Io amo anche l’orizzontale’.

 

 

 

 

 

 

 

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