South Loop

Angelo e Tazio: il lievito madre

Atena Lucana/1.

…Mani in pasta ad Atena Lucana. Gli uomini e le donne hanno ‘rinfrescato’ il lievito madre. Sono venuti dal paese, dalla Sicilia, da Trieste, dalla Toscana, dal Trentino, da mille altri posti per godersi ‘Pane e libertà’. Oggi si impasta e si inforna. E c’è un bel cielo. E’ ‘La terra mi tiene’. E’ tempo che vada a trovare Rocco a Tricarico.

Ha ragione Maurizio Maggiani: ‘Il 25 aprile è un giorno di gioventù e meraviglia, per questo mi va di cantare e di ballare, mi va di mangiare salami e focacce e bere vino, mi va di abbracciare e baciare i miei fratelli e le mie sorelle’.

 

Piccole felicità: un forno acceso

Atena Lucana/2.
I forni sono stati accesi. La libertà/la liberazione è un grano, un lievito madre, un impasto, un fuoco acceso (la legna è umida, ci vogliono le ramaglie..), un assaggiare…La festa si costruisce da sola, Marianna e i suoi poeti operai (ancora non mi ha mandato le loro poesie), Pietro e la condanna del petrolio che diventa lotta sacra nella chiesa di san Ciro, il santo è d’accordo, ci sono i sax e i tamburi parlanti, dovrei ricordare la risciola, la verna, il saragolla, il gentile rosso, il perciasacchi (che viene dalla Sicilia). Vorrei ricordarmeli tutti, questi nomi. Vorrei inventarne di nuovi (propilia rosso, grisolia, adelfia…). Aiutatemi…

Alla fine, il pane migliore è del Presidente. E il Presidente è felice come un bambino.

Magari riuscirò a raccontarla, questa storia. Magari, no. E non importa.

Ho negli occhi un gesto…(e solo io so quale è questo gesto)

 

Il corteo trionfale dei buoi nei cammini del monte Basso

Pedali, finalmente/1.

La mattina in chiesa. Ad Atena. A prosciugare petrolio. E smontare installazioni. Con il pensiero alle parole di un coraggioso procuratore che ci ha spiegato gli sversamenti del petrolio. Allora: eravamo nel giusto, non li fermeremo, ma è bello pensare che potrebbe essere possibile: ‘Ci sarà pure un giudice in Lucania…’. Vorrei rimanere qui. E invece vado via…

Ancora più Sud. Per una promessa che non mantengo da tre anni. E’ cominciata la nuova stagione del viaggio degli alberi. Ad Alessandria del Carretto si è già tagliato l’albero, domenica discenderà dall’Oriente del Pollino fino al paese (andateci, ne vale la pena). Ad Accettura domenica si sceglie il masc’. A Pedali la festa della pitu è già ebbrezza da due giorni. Io arrivo appena in tempo per il viaggio della Rocca. Matteo mi abbraccia, Antonella mi riconosce senza conoscermi, un altro mi ricorda le vecchie storie di Zarafa, la festa più selvatica (qui bisognerà tornare). Ecco, per un momento, sono di nuovo a casa.

Arrivo per gli ultimi metri. I ragazzi portano in spalla la Rocca, le ragazze danzano davanti alla chiesa con l’albero in spalla, il prete argentino benedice. Tavoli davanti alla case: vino, canaricoli, focacce, pizza, dolcetti. I ragazzi hanno un’aria stremata, sono al lavoro dall’alba. Ma hanno la forza di gridare ancora, di alzare i cappelli rossi al cielo. Viva San Francisco…

Vendo persino due copie di ‘Alberi e uomini’. A ragazzi giovani. Grazie, Antonella. Piccola trascurabile felicità.

L’ebrezza dei ragazzi

Pedali/2.

Pedali, paese disperso in mille case. Trentasette frazioni. Reticolo di stradelli che si annodano uno sull’altra. Al mattino appare l’inverno. Si sale nella Montagna da Basso. Nebbia e accampamento. Ma già le braci vengono ravvivavate. A lavoro per accendere i forni, per preparare le salse.

E’ tempo di prepararsi al viaggio. Alla discesa. Al corteo. Buoi come cavalli potenti di una grande carrozza reale. Il fuoco per piegare la ualanedda. La meraviglia del bosco a Pastoroso, la primavera degli alberi. La giornata si fa magnifica. I paesani salgono alla montagna. C’è gente di Rotonda, di Accettura, di Pietrapertosa. La messa del prete argentino. Arriva anche don Pinuccio da Accettura. La pasta al forno dei Boschivi e dei Fedeli. L’abilità di Matteo, che, nei suoi contratti da cuoco, prevede le ferie sempre per la Festa. Il lungo pomeriggio. La discesa. La musica accompagna la Rocca. Le manovre ai tornanti. L’offerta dei canaricoli, del vino, dei cenci, come li chiamo a Firenze (come si chiamano qui?). Arrivano Quirino e Nicola, senza le loro zampogne. C’è Enzo che mi ricorda Radio Lausberg (dovrò raccontare, prima o poi, delle loro musiche). Infine, alle prime ore della sera, l’arrivo davanti alla chiesa. I colpi dell’accetta a liberare la pitu dai suoi gioghi. Un colpo per ualano. E alla fine il gesto decisivo. Qualcosa che è nel vino, nel ricordo, nella memoria, nelle lacrime, nei sorrisi, negli occhi che si asciugano. Qualcosa che è nel passato e nel futuro. Gli abbracci. La ragazza francese e il ragazzo di Pedali. Fra loro parlano inglese. Si torna alla montagna per la pizza nella notte. Matteo passa a salutare. E’ bella, la festa.

Clessidra Matera

Un appuntamento a Matera

Avevo bisogno di un’uscita leggera dal loop campano-lucano. Quattro giorno intensi, affollati, belli. Il pane e la festa ad Atena Lucana. L’albero, il santo e la Festa a Pedali. Le focacce di Atena, la pasta al forno di Pedali e le pizze della notte…avevo bisogno di rallentare….si rallenta quando ci sveglia alle cinque e mezzo del mattino? Si rallenta quando si attraversano le valli e le montagne Lucane? Adios alla valle del Mercure, ecco il Sinni e poi l’Agri, sosta devozionale all’apparire di Craco, bere l’acqua della fontana allo scollinare dello stradello per Pisticci, le cento frane, i ponti sui quali passa una sola auto, la ferula impazzita, i papaveri e il grano verdissimo. Si rallenta viaggiando, unica auto, la vecchia Punto Rossa, lungo le strade solitarie della Lucania?

Alle nove e trenta del mattino ho un appuntamento. A Matera. Sotto un carrubo, sotto il carrubo di piazza San Giovanni, la piazza più bella. Non posso mancare. Tonia ha portato il dolce. I lettori di poesia, storia di Clessidre, questa domenica si ritrovano in piazza. Accerchiati da turisti e scout, brusio di folle in marcia, ma c’è la voce della poesia protetta da passerotti nel gioco della fregola. Appuntamento mensile inseguendo una parola lasciata nell’aria. Questa volta la parola era ‘battiti’….e allora appare uno scrittore tedesco, Jan-Philipp Sendker, che racconta di battiti cinesi; appare, inevitabile, Jovanotti assieme a Wislawa (che, forse, sorride della compagnia imprevista e accenna un passo di ballo), i battiti delle ali di farfalla (conosco un entomologa polacca che sussurra alle farfalle e sa ascoltare i battiti inudibili), ‘non giocate con il cuore, che alla fine mi batte’, Erri, le rughe profonde di Erri, …’Cadono dall’orologio i battiti’, e vedo le lancette cadere una per una…certo, Wislawa si siede all’ombra e tutti sappiamo: ‘Ascolta, come mi batte forte il tuo cuore’.

 

 

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