In direzione contraria/Santiago, gli amici della churreria di Rua San Pedro

Un treno colorato, colmo di studenti, mi porta a Bergamo. Si comincia un andare da Bergamo?

Sì, se c’è un aeroporto (che non mi veda Greta T.), con aerei che vanno in Galizia. Dalle Orobie a Finisterre, province d’Europa.

Il treno colorato

Si comincia un viaggio verso occidente mangiando falafel e humus (grazie Elena) in una piazza con le colonne?

Si comincia un viaggio mentre si incendia la frontiera fra Turchia e Siria e il Medioriente è un unico campo di battaglia? Là dovremmo essere.

Ma poi gli aerei impediscono di pensare. Fanno loro. Con ostinazione, sei tu a volere salire salire a bordo, ma lasci fare alla gente dei controlli, ai poliziotti di frontiera, alle hostess, ti metti nelle loro mani. Non ricordo i miei compagni di volo, ricordo i ragazzi del treno che parlavano di ricariche e contraccettivi. In aereo, una ragazza fotografava di continuo e aveva le cuffie: era accanto a me?

Poi gli automatismi: il bus fuori dall’aeroporto (tre euro), nella notte divido il taxi con due donne anziane un po’ timorose della mia presenza. Lascio io la mancia al taxista, perché l’ho fatto anche l0 scorso anno (cinque euro). Lo stesso ragazzo alla reception. Gli stessi discorsi seduti sulle sedie bianche della scalinata del Seminario Menor (17 euro a notte, tre euro più dello scorso anno, c’è l’ascensore ora). La mia stanza, la pipì nel lavandino. I pellegrini ciabattano per i corridoi. Io cammino fino a Rua San Pedro. E la saluto.

 

I corridoi del terzo piano del Seminario Menor, panni lavati

 

Stanza 338

Il sole non sorge a occidente. Esita fino alle nove. Sono in libertà, non ho niente da fare. Un giorno di vacanza, cosa si fa in vacanza? Non ho voglia di monumenti e musei. Aspetto, scrivo di Matera, per confondermi. Vado in cerca del caffè elegante dove offrono cioccolata e churros fritti (tre euro e cinquanta), una sciccheria. Sedio, neanche fossi uno scrivitore francese a Montmartre, a un piccolo tavolo addossato alla finestra. All’altezza delle gambe dei passanti. Aspetto. Ho girovagato a lungo prima di ritrovare il caffè. Alla fine, quando non speravo più di trovarlo, è apparso, all’angolo dove l’avevo lasciato. Ora mi annoto il suo nome: Derby. Andateci, vale la pena. La vecchia proprietaria ha il tavolo riservato e sorveglia, con occhi di sospetto, i suoi camerieri.

 

Santiago dalla scalinata del Seminario

 

Come a Matera, al mattino nessuno in giro. Rua San Pedro. 

Ora legale, la stessa della Germania. Alle otto e trenta è buio pesto.

Nuvole che scorrono come antilopi al galoppo, non si impigliano nei campanili, vanno via, corrono. L’aria è bella.

Il mio zaino pesa nove chilo e mezzo. Poi c’è la ‘tecnologia’: altri quattro chili. La schiena avverte una piccola protesta. Ho portato anche tre libri. Cosa è la sopravvivenza, cosa ti porteresti dietro come oggetto caro della tua vita se dovessi scappare dalle bombe? Almeno tre etti in più, credo.

Mi beo di Saramago: ‘Il viaggiatore faccia il proprio viaggio secondo un proprio progetto, presti minimo ascolto alla facilità degli itinerari comodi e frequentati, accetti di sbagliare strada e di tornare indietro, o al contrario perseveri fino a inventare inusuali vie di uscita verso il mondo. Non potrà fare viaggio migliore’. Ai tempi di airb&b e di booking, Josè? Ok, Josè, se stanotte dormo su una panchina, me la prendo con te…certo che quell’alba non l’avrei vista…

 

Cioccolata e churros, Paoluccio non avercela con me, qua non c’è focaccia. E’ buonissima la cioccolata del Derby. Vi svelo anche la sua psw

 

Il caffè Derby

 

Le finestre del caffè Derby

Cammino senza meta, mi accerchio da solo, avverto la solitudine, il negozio che vende le piccole fotografie è chiuso, lei è in vacanza fino a lunedì, non ti vedrò, amore mio. Ma voi cercate sul web il Cuarto Peixigo, è quello che vorrei fare da grande. Il mercato dà i primi segni di vita. E’ bello el Mercado de Abastos, il mercato del cibo…le donne poggiano le cassette per terra e si siedono come regine fra arance e peperoni, sedano e fiori, rape e uva.

Che voglia di comprare i fioriLa piazza. Non cambia nulla, i rom con i cartelli di aiuto: sono una donna molto triste, ho due bambini, stampati in serie, ciotoline vuote; le statue viventi sono inflessibili con chi fotografa: un euro; il suonatore di cornamuse sta ancora lì e il rituale dei pellegrini ha le sue regole. Abbracci, felicità, zaini per terra, sonnellini, selfie, ragazze assorte nel silenzio. E domani che faccio? Torno davvero a casa? La cattedrale è in restauro, si va per ponteggi, niente volo del colossale incensiere. Una ragazzina mi vende francobolli a un euro l’uno, ma sono francobolli veri. Un cantore svirgola: ‘Venezuela, mi patria querida’. Lascio due euro e lo registro. Come si scarica una registrazione? ‘Esta llorando, porqué?…’.

L’arrivo

 

E ora?

 

Ecco, adesso racconterò..

 

La donna in viola

Piangerò perché la donna dell’osteria mi dice che tutti i tavoli (vuoti) sono encargados. Già, prenotati. E c’è odore di cogido gallego nell’aria. Cerco un’emozione, un malincuore, niente, sorrido alla donna e vedo la mia foto conservata nell’angolo di uno specchio…vorrei dirle…no, non dico nulla, trascino i piedi fino alla cima di rua San Pedro. Vado in churreria. Ecco le ragazze del latinoamerica. Nessun tavolo libero. Mi appoggio al bancone come in un film western. Mi sorprendo di me stesso. Un tavolo è occupato da clienti abituali. Pensionati, vecchi, belli, vengono qui a metà giornata a bere vino. Un uomo elegantissimo ha 97 anni e mi dà la mano. A un altro rivelo che sono italiano e allora lui canta Nico Fidenco: ‘Ti voglio cullare, cullare come una onda del mare…’. Registro, registro, Stefano. Come si fa a scaricare una registrazione? Rimango con i quattro amici fino a quando non se ne vanno.

 

Gli amici della churreria

Poi…

Poi dormo, poi cammino, poi sto in silenzio, poi mi smarrisco senza smarrirmi, poi cerco quartiere che non conosco, poi capisco perché a Matera non si esce dai confini dei Sassi, però nei Sassi i bambini non volano con gli skate, poi le pietre umide, un pallone smarrito, i mendicanti, la sfilata degli zaini, gli albergue, le anime in fiamme sopra il portone di una cappella, poi entro in una chiesa dove c’è una bella, commovente mostra di Ricard Terrè. Ha novanta anni, Ricard, e le sue foto sono gentili, belle, colme di dolcezza e memoria. Mi ricordano le foto di Mario Dondero. Vi è empatia fra il fotografo e chi sta fotografando: ‘Nessuno si è mai tirato indietro. Sì, ricordo un uomo…non ho fotografato allora’. Scopro che per venti anni Ricard non ha fotografato e fino a sessanta anni non ha fatto mostre. Non immaginava. Ne ascolto le parole lievi. E guardo l’altare sommerso dalle foto di santi di pietra abbandonati. Sì, Ricard ha fotografato gli oggetti abbandonati. C’è una minuscola motocicletta  sul selciato di una rua: Ricard ha chiamato la foto mort poetica de las cosas petites.

La mostra di Ricardo Terré

Ripasso dall’osteria, so che a sera offre solo vino e tapas. Non ho fortuna nemmeno questa volta: la donna chiude al sabato sera, e io so che non rivedrò la donna che cucina. Varrebbe la pena rimanere qui fino a quando non mi siederò ai suoi tavoli e le dirò di quella foto che ho lasciato lì. Non ho il coraggio di altri locali, mi spaventa la loro ‘perfezione’. Rifugio è il kebab, qui non affronto un cameriere. Penso che sono turchi e vorrei chiedere…non chiedo. Ci sono ragazzi neri e latinoamericani che parlano in italiano e io vorrei chiedere: spiegatemi..non lo faccio. Chiedo falafel e riso a una donna di mezza età, velata e con un passato di fatica, con occhi di fatica, vorrebbe essere nella sua terra e parlare la sua lingua. C’è un pellegrino che scrive su un taccuino e un pellegrino che scrive su un cellulare.

I ragazzini dello skate

Al Seminario Menor sono arrivati in mille e ridono con rimbombo. Ci sono serbi muscolosi e giapponesi meticolosi. Cerco un collegamento con Erodoto in Italia e non lo trovo, Erodoto fa a meno di me. Mangio una banana, scrivo il diario perché ho dimenticato come volevo cominciare il mio libro. Cominciava con la storia di una donna. Mentre camminavo la storia, felice e malinconica, andava a balzi e lacrime, pelle e pensieri inafferrabili. Ora la storia è scomparsa. Scompaio sempre appena mi siedo.

 

 

Il seminario menor

 

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