Caminos.4/L’economia del Cammino

Il mio letto a Pontevedra

Troppo stanco per scrivere. Dimenticherò.

Voi però ricordatevi di Hevrin, uccisa in Kurdistan. Scomparsa dai giornali.

Segni

Vi dirò solo di Humberto. E’ apparso fra i saliscendi di un bel cammino. Si è sistemato con il camion-cibo in un crocicchio. E’ giovane. L’ho visto, e ho chiesto: ‘E’ una tentazione?’. E lui: ‘E’ un respiro’. E allora mi sono fermato, ho preso una Estrella e lui mi ha dato la tapa di pinchito caliente. E una banana. E mi ha mostrato un granitico, un luogo sacro alle antiche genti di queste terre. Nascosto dalle felci. Ci hanno messo un cruceiro sopra. Dovrei scrivere dei cruceiros. 

Humberto

Humberto sta leggendo un libro di settecento pagine sull’imperatore Traiano. ‘E’ l’unico imperatore spagnolo’. Legge il libro con passione.

Ha cominciato questo lavoro solo da alcuni mesi. Appena prima dell’estate. ‘Volevo essere libero, vediamo come va in inverno, non diventerò ricco, ma ci vivo. E poi ogni giorno incontro gente nuovo. La libertà è importante’. Humberto è anche guida di montagna.

Caminantes

 

Il bosco

Prima del camion-cibo di Humberto, per chi viene – tutti – da Redondela (il cammino ‘giusto’, insomma), c’è un altro ‘chiosco’ della foresta. Insegna della Coca-cola, marketnig spinto (perfino le foto con pellegrino cinquecentesco) e un cartello che dice: ‘E’ l’ultima parada prima di Pontevedra’. Una bugia di concorrenza. Humberto non se la prende. Anche al paese, ad Arcada, scrivono: ‘Dopo di qui non avete più possibilità di una sosta’. Il Cammino è economia e piccoli dispetti di affari.

Arcada è un bel posto. Viene voglia di fermarsi. Ristorante ‘A Romana’, al vecchio ponte. Vi passa solo una macchina per volta. Seconda birra e tarta di baccalà.

Una ragazzina offre conchiglie su un banchetto. Perché non ne ho comprata una?

Mi arrampico con fatica, sudo, mi spoglio, arriva il freddo e la pioggia, mi rivesto. Temo davvero che questo andare, con questo peso sulle spalle, sia superiore a quanto posso fare. Chi mi sfiora, mi dice sempre: ‘Sei stanco, verdad?’.

Il ponte di Arcada

Sbaglio strada anche questa volta. Alla fine del Cammino. Finisco sulla E550 per almeno quattro chilometri e i camion mi fanno sbandare di lato. Una macchina capitombola su un’altra, c’è anche un cartello: ‘Qui accadono incidenti’. Mi ha ingannato un altro cartello, di un albergue, voleva condurmi fin da loro. Dicono che ci siano molte frecce ‘sbagliate’, che le frecce ti portino fuori strada per costringerti a mangiare o dormire in qualche posto. Una ragazza ciarliera e sicura di sè mi dà una app per avere informazioni corrette: non sa con chi a che fare, lei smanetta con superbia, la guarda con senso di impotenza. Ma scarico la app, chiedendomi cosa sia una app.

Mi fermano degli operai: devono fare una voladura, un’esplosione, costruiranno una strada a fianco del Cammino.Vedo i massi volare, gli alberi cadere.

Segni

 

Segni

Scopro di non aver pagato il bollo dell’auto e l’assicurazione sugli infortuni. Che qua, ho la sensazione che mi serva. Ma questo vi interessa? Provo a fare il cronista. Non ho soluzione, non ricordo la targa della mia Punto Rossa e i suoi 220mila chilometri.

Mi affianca, il solo caminante che va all’inverso, Fami. Ma qualcosa non mi convince. Gira con una borsa da ginnastica e una tenda. Ha un’aria esuberante e io sono lento. ‘Sei stanco, verdad?’. Cerca di convincermi a parlare. In realtà racconta solo lui. Mi stacca in pochi minuti. E comincia a fare autostop.

La panchina arcobaleno di Redondela

A Redondela, esito fra dieci albergue. Vorrei andare dai preti (bella la chiesa di Santiago, ci ho trovato Antonio), ma un tipo simpatico che lavora con i matti mi dirotta sulla Conserveira: ‘Tradizionale’. Cosa vuol dire ‘tradizionale’? Ci vado. Afferro l’ultimo posto, battendo per un metro due ragazzi bellissimi. E mi ritrovo in un letto aereo con tre chicos del Tennessee. Giovanissimi e alteri. Stanno lì ad ascoltare musica e hanno musi seri, nemmeno un sorriso. Quasi non parlano. Avevano già colonizzato il mio letto. Sembrano quelli di ET e occupano tutti i due metri quadrati che abbiamo a disposizione. Scalo il mio letto. Loro non mettono il naso fuori. Vado in paese, invece dovrei far riposare le ossa malandate.

Mi spaventano con il cammino di domani. Un salita lunga per arrivare fra le industrie di Vigo. Vale la pena?

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2 pensieri riguardo “Caminos.4/L’economia del Cammino

  • 16 Ottobre 2019 in 16:05
    Permalink

    Gracias Andrea!
    Disfruta y suerte

    Risposta
    • 16 Ottobre 2019 in 23:33
      Permalink

      Gracias por la cerveza, Humberto

      Risposta

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