Caminos.5/ La felicità è un cocido gallego

Devo salire lassù…

Un bicchiere di vino. Il cocido gallego merita un vino rosso. Un Ribeiro. Non ci speravo più, dopo non essere riuscito a ritrovarlo a Santiago, il bollito galiziano (pollo, costicine, zampone, salsiccia, maiale, verdure, fagioli, patate, prosciutto…) è riapparso. Ed è un trionfo. Ho avuto fortuna: mi è passato davanti su una lavagnetta di un ristorante defilato. E’ stato merito della mia indecisione perenne, dell’assenza di Tripadvisor e delle streghe, de la meigas, come dicono in terra di Galizia.

Se avessi compulsato il cellulare e cercato consigli virtuali, non mi sarei mai imbattuto ne las meigas che stazionano nel ristorante ‘La Pedrera’…

Se non fossi stato indeciso di fronte a ogni cafeteria, ristorante, ostaria del centro di Vigo, non sarei mai arrivato fino a questa traversa della rua de Vigo, quasi nascosta da una chiesa e da alberi forti. Sull’altro lato della strada ero stato tentato dagli spaghetti, in piazza della Costituzione da una cameriera. Non mi ero deciso a entrare e stavo mestamente tornando a casa. Quando le streghe …

Se avessi fatto scelte logiche, non mi sarei trovato di fronte la piccola felicità del cocido a compensare una giornata di pioggia e di solitudine. Una giornata, in fondo, malinconica. Il cocido ha riconciliato…

La senda de Auga

 

Il mio letto alla Coserveira, dopo che i chicos del Tennessee se ne sono andati (il mio letto è quello di sopra)

A Redondela i ragazzi del Tennessee si svegliano alle sei e, come automi, si incamminano senza un saluto.

La ragazzina bella dorme ancora a due metri da me. Piedi scoperti. I calzini, la maglia, la giacca, le mutande non si sono asciugate. Vado alla posta a rispedire a casa un po’ di carta già collezionata in questo andare: due etti in meno sulla schiena. Caffè americano, qui sono generosi: ti portano sempre un dolce, un pastel…

Salita, salita, salita. Ma adesso ho la app del Buen Camino e provo a non perdermi. Le frecce sono di ogni colore, spariti i segni blu, incerti quelli gialli. Salita, salita, salita oltre le case di Cedeira (escono uomini e donne per la giornata e mi rassicurano),  salita fino all’altopiano della Senda de Auga, il cammino che segue la vecchia rotta degli acquedotti di Vigo. Salita, salita. E appena finisce, arriva la pioggia. Prima mi gira attorno, una Clabobo, ‘la pioggia degli stupidi’ (credi che non ti bagni, e alla fine sei solo un corpo umido), poi si fa insistente, forte, a scrosci, rallenta, riprende, si ferma un minuto, ricomincia, allaga il cammino. Devo essere ammattito, ho l’acqua nelle mutande e l’ombrello si è sgangherato per sempre, devo essere ammattito perché questa pioggia mi piace, mi piace questo paesaggio di umidità, mi piace questa natura ribelle ai miei desideri, mi piace l’oceano che fronteggia l’Europa, mi piace la nebbia che mi circonda, mi piace il verde pluviale…(per fortuna, la Senda de Auga è un pianoro).

Estuario (ah, il ponte non è di Calatrava, le zattere sono alleva-mitili)

 

Deviazione per il bar. Tentatori…sono i 35 metri che convincono, volevo misurarli

 

Incontri

Bar a metà percorso. Eido Vello. Ci fermiamo tutti qui, si affollano gli zaini. Una scritta gialla ci obbliga a un deviazione. Un bel posto, peccato, che la barista sia di malumore, stanca, credo, di camminanti, ma la birra e il panino al formaggio ci volevano. E poi c’è una ragazza dall’aria serena che danza al ritmo di un rock di altri tempi.

Ermita

Piove, piove, piove. Ed Ermita taglia la legna e mi indica la strada con un sorriso: ‘Derechito’. A ogni crocicchio esito. Niente frecce, nessuna pietà per chi va in direzione contraria, ho timori di Vigo, me ne hanno parlato male. Per questo decido di andarci. Panorami grandiosi sull’estuario. Scendo verso la città. E la pioggia si fa tempesta, avverto rivoli d’acqua per le gambe. Saluto, con malinconia, il mio ombrelletto verde, comprato a Los Chiles, in Costa Rica, ha fatto un buon lavoro, volevo tenerne un pezzo per seppellirlo in Italia. Niente da fare, la tela non si strappa, adíos, trovo subito un negozio di chincaglierie e compro un ombrello nero. Non mi piace per niente. Ci vuole una birra, ci vuole che spiova. Mi decido a chiamare per una stanza, grazie Giulia per il consiglio, a Vigo gli albergues scompaiono e io devo impormi di prenotare e non girare a caso. Piove troppo. Vado all’Ancora Dorata, attorno locali dall’aria notturna. Devo abituarmi agli orari di Spagna, sono più tosti che a Matera: alle sette ancora tutti chiusi, c’è tempo per la birra e ore prima di cenare.

Vigo

 

 

Plaza de la Constitución

 

La strada pedonale

Un uomo africano è seduto di fronte a un cinema chiuso. Ha gli occhi vuoti e arresi. Si prende l’acqua, ha un sacco sdrucito, guarda la gente che passa davanti a lui. Non chiede niente, conosco quelle mani che niente pretendono e che sono state sconfitte mille anni fa.

Una decida di persone con cartelli colorati grida la rabbia per la violenza contro le donne. Piove.

Hanno condannato a pene severe gli indipendentisti catalani. Mi arrabbio, leggo una poesia di Junqueras, dalla sua prigione.

 

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