Caminos.7/In Kurdistan, a Barcellona, in Libano, in Cile, in Ecuador…

Stanza 207

Stanza 207, secondo piano (il secondo piano ‘significa’, dopo sette ore di cammino), scendo le scale al mattino, ho aspettato la luce di un’alba tardiva, faccio per uscire. Pedro mi chiede: ‘Cafè?’. Cafè, sì. E scopro che i Pedros sono due. Vengono dalle Canarie. Hanno lasciato il sole de las islas per la lluvia de la Galizia. Padre e figlio. Sono belli entrambi. Pedro padre è stato operato di ernia a giugno. Anche io. Ci diamo il cinque come due reduci. Forse oggi non camminerà, ha avvertito un dolore. Pedro figlio ha fisico da atleta, da surfista. Mi offrono mandarini (i primi della stagione, ho un desiderio? Non ho un desiderio), banana e cioccolato al miele. E mi presentano a sudafricani, a una ragazza russa, a una tedesca…animali sociali, los Pedros.

Perché non li ho fotografati?In In A sera, conservo qualcosa di loro.

Il tramonto aveva promesso…

Oceano, oceano, oceano. Solo l’oceano. Ignoro ogni freccia, allungo il cammino, ma seguo ogni scoglio, ogni promontorio, ogni anfratto. Seguo il volo dei gabbiani.

Ma so che migliaia e migliaia di persone a Barcellona sono in cammino. So che in Kurdistan, migliaia e migliaia di persone sono in fuga. So che in Ecuador, so che in Libano…e io sto camminando dietro ai gabbiani…

Il ponte romanici di Ramallosa

 

La laguna di Ramallosa

L’Oceano Compagno è potente. E’ astuto. E’ coraggioso. Vanitoso, ambizioso, tenace. Prende la linea di uno scoglio e si abbatte: ha il tempo dalla sua, e la forza dell’abitudine, della ripetizione e della novità. Avrà ragione lui, alla lunga. Lo scoglio lo sa ed eroicamente si frappone fra le onde e il mio cammino. Io guardo la schiuma che vola in cielo e penso che vorrei essere lì, saltare con l’onda, averne paura e sopravvivere.

Andiamo. Da Ramallosa a Puerto de Mougás. L’ultimo sud della Galizia.

Il porto di Baiona

 

Oceano

Sfioro Baiona e le sue case per turisti oramai vuote. C’è aria come di ruggine nei luoghi di mare abbandonati. Mi piace da morirne. Si addice alle malinconie indecifrabili. Gareggio con uomini e donne che corrono in su e in giù. Passano i ciclisti. Oggi non piove. Il sole prova a ricordarsi di esistere e lancia un lampo sulle onde. Che ne sono accecate. Poi scompare di nuovo dietro il teatro di nuvole immobili. Fragore continuo di Oceano. Il mio passo rallenta, dolore alle dita del piede, a un muscolo posteriore della gamba, i passi si ingolfano, mi piego in avanti. Vento freddo si mette fra me e il mio cammino. Sciarpa e cappello. Vado avanti sbilenco, potrei volare se allargo le braccio. Allungo per Cabo Silleiro. Chilometri in più, ma l’Oceano…Caminantes giapponesi scelgono di salire al faro bianco e rosso. Un faro come nelle favole di sirene. Ad As Marinas non ho fortuna, nemmeno un bar. Il ristorante Soremma è malinconia. Una donna triste, un marito intristito dagli anni, le sale vuote, solitudine, attesa: cerveza e frittata francese. Mi rimane sullo stomaco.

Caminantes al faro de Cabo Silleiro

 

La costa

 

You will never forget

 

Pero aquí esta prohibido el paso

L’hostal de Aguncheiro è dietro una curva, di fronte alle onde. Non c’è un paese attorno. C’è solo questa cafeteria. Bella e sfranta, uomini al bancone. Guarda l’Oceano Compagno, l’hostal. Una donna, sua figlia, suo marito. Stanno lì, tutto il pomeriggio. A guardare l’Oceano. Aspettano i camminanti. Io sono il primo. Gli altri vengono da più lontano. Arriveranno più tardi: sono giovani, esuberanti, sanno cosa stanno facendo, si muovono da esperti. Una ragazza si aggira in reggiseno nero. Vado al bar. Per distogliere i miei occhi. Un’altra birra. Un’altra Coca-cola. Solo una sopa a notte. Due donne, una argentina e una peruviana. Camminano assieme da anni. Vengono sempre su questi sentieri.

L’hostal Aguncheiro

 

SuperLopez ha chiuso

Macerie del camping climaticoVorrei raccontare la storia di questo promontorio. L’hostal e una pension sono le sole due case ridipinte. Il resto è rovina. Perfino SuperLopez ha ceduto: aveva un negozio di ‘tutto’. Dai materassi agli spaghetti, dalle viti ai secchi di plastica: lo ha abbandonato, voleva vendere ai pesci, e anche superuomini cadono. E dove sono finiti i folli che avevano costruito un camping climatico, con piscina, olimpionica in fronte all’Oceano Compagno. Pecore pascolano fra le macerie di antichi sogni.

La donna, la figlia e l’uomo, alle finestre dell’hostal, continuano a guardare l’Oceano. I ragazzi fumano. Io scrivo. Che stolto.

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