Caminos.12/E ora?

Il chiosco a Vila do Conde

E ora? Domani sarò a Porto e già avverto uno strappo, un finire. Rallento. Cerco di non arrivare. Rallento.

Nick, l’australiano, al mattino si apre una scatola di sardine. Mi sono svegliato tardissimo. Si dorme bene all’Albergue Parroquial. E i cinque ospiti non hanno alcuna fretta.

 

Vila do Conde

 

Toh, i segni

Fuori, la pioggia che bagna senza che tu ne accorga. Come si chiamerà in Portogallo? Mi mancava. Nessuno in giro, lungomare deserto, una grande ruota panoramica immobilizzata su sé stessa. Nemmeno Josè ha grandi ricordi di Povoa, dovremo tornarci. Questa volta lascio l’Oceano Compagno, ma ho voglia di vedere Vila do Conde. Josè mi ha consigliato di andare a sedermi nelle panche della cattedrale, di fermarmi sotto il braccio armato di spada del pelourinho e di girare attorno al convento di Santa Clara. Mi distraggo con un dolce alla cannella e un cafè con leche in un dolce chiosco in mezzo a una piazza di tigli. Sono belli i ragazzi del chiosco e l’aria è di autunno. Malinconica e resiliente. C’è voglia di vivere ancora, di un caffè all’aperto, fra le foglie che volano via. Ascolto il consiglio di Josè: vado a sedermi sulla panca riservata ai pellegrini nella cattedrale di São João Baptista. Le chiese spagnole mi appaiono eccessive, mi viene voglia di scrostare la patina d’oro e dare un’occhiata alla pietra. Amano l’ombra, l’oscurità. Ho bisogno di luce, di aria. Spalancate le porte del sacro, anche il divino vuole il sole e l’allegria. Fuori canticchio Grandola Vila Morena, tierra de fraternidad. Vila do Conde ricorda ancora il 25 aprile del 1974, quando i fucili divennero fioriere per i garofani portoghesi. Accarezzo il monumento.

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Una madre accetta di buon grado di fotografare sua figlia. Una ragazzina bella con grandi tette e pantaloncini corti. Felice di mettersi in posa. Mi godo il loro spettacolo. La madre si diverte. Vorrei chiedere loro: dai, vi faccio una foto assieme.

São Joas Baptista

Ponte sopra il rio Ave. Cielo grigissimo. Sto bene, piedi e spalle stanno bene, lo zaino mi appare persino leggero, devo controllare che ci sia tutto, mi prendono timori, ma sto bene: e allora perché…Azurara, la riserva ornitologica di Mindelo, Pinhal, praia Nova, praia Laderça, Cojo, Terranova, Vila Châ, Puço, Moreiho, la guida mi consiglia una sosta alla confiteria Sandra, ma il bar di Laderça mi appare malandato e bisognoso di affetto. E allora mi fermo qui. Non capisco una parola di quello che dice la barista: mi accontento, panino con hotdog e birra e un ragazzo che non alza il naso dal cellulare nemmeno per mangiare il pollo. Cammino su passerelle di legno, un grande lavoro dei portoghesi, i miei applausi. Se la godono, si godono l’oceano. In più, le passerelle aiutano le dune a formarsi, cresce vegetazione, il mare è tranquillo. Fa freddo. Non incontro nessuno. Tappa breve, mi fermo su una panchina e sto lì. A prendere il vento. Senza pensieri.

Passerelle

 

Mindelo

 

Padre e figlio

Un padre guarda il mare assieme a suo figlio.

Le case dietro le dune

 

Il tempo

Faccio solo uno strappo, una ribellione ai suggerimenti. Non do retta a Googlemaps e proseguo lungo la costa. Allungo, salgo, scendo da una scogliera improvvisa, ma ho vinto un piccolo premio: una baia di scogli, una faglia geologica, la cappella di São Paio volta le spalle al mare, una ragazza solitaria seduta davanti al mare con il suo cane e i suoi pensieri, graffiti rupestri di antichi naviganti vichinghi, ha scalpellato la roccia con la loro firma runica.

São Paio

 

La ragazza e il cane

E poi novecento metri verso l’interno, li conto uno per uno, fino all’albergue. Sono il primo ad arrivare. Una camerata senza letti a castello, e anche senza lenzuola. Una ragazzina a spiegarmi l’uso della cucina. Grandi finestre. Un buon posto. Ancora ruspante. Arrivano tre ragazzi gringos e il nostro inglese non è fatto per intendersi. Arriva anche Renzo con i suoi 76 anni e un carretto-zaino: se lo tira dietro da migliaia di chilometri. Un veterano. Dodici volte a Santiago. Una Francigena da Canterbury alla Svizzera. E un viaggio a piedi dalla Svizzera (perché Renzo è svizzero) a Santa Maria di Leuca. I miei complimenti. Renzo appartiene a coloro che vogliono arrivare. Io non voglio arrivare. Ho paura di domani, a Porto. Andrò.

Un altro giorno
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