Caminos.16/Il compleanno di Maradona

Il risveglio alla Santa Casa da Misericordia

Lorenzo si sveglia con lentezza e sa bene cosa annunciarmi: ‘Oggi è il compleanno di Diego’. ‘Diego?’. ‘Maradona’. ‘E’ un bel giorno allora…’. ‘Guarda fuori, è un bel giorno per lui….’. Fuori piove. Ha piovuto per tutta la notte, sta piovendo, ci invita a rimanere sotto le coperte. Solo che stanno arrivando le infermiere, la gente delle pulizie, i nostri letti sono per terra. Karl e Monica dormono ancora, avvolti in bozzoli di sacco a pello, Lorenzo, cappuccio in testa, sta faticosamente alzandosi inorgoglito da Maradona. Si sarà segnato la data sul cellulare. Che, invaso dalla pioggia, non vuole ricaricarsi. Lorenzo ha diretto le luci nei concerti dei Pink Floyd e di Ennio Morricone: deve essere colpa di suo padre (che ha la mia età, maledizione, anzi è di un anno più giovane) che metteva su sempre The dark side of the moon. E ora, grazie al figlio, va a vederli dal vivo. Ci ritroveremo a Matera, con Lorenzo.

Dobbiamo davvero mettere il naso fuori?

Maria si mette in posa

Maria, ospite della casa di riposo, si mette in posa non appena mi vede tirar fuori la macchina fotografica.

Camminare in queste terre è un rito: hai mille ragione per rimanere immobile, non hai scadenze di tempo, puoi aspettare, prendere un bus, arrenderti, andare a fare colazione, e, invece, alla fine, indossi tute da palombaro, speri che le scarpe reggano l’urto dell’acqua, apri l’ombrello e cammini fra le pozzanghere. Tanto il tempo qui è variabile.

Le strade sono laghi

 

Il ponte romano

Variabile, un corno. Pioverà per sette ore di fila. Senza un solo metro di attesa. Senza una sola tregua, sua pure di un istante. Non fa nemmeno finta, questa è pioggia reale, bagnata, pervicace. Le macchine affondano le ruote in inondazioni. Un viale di tigli ci porta fuori da São João da Madera, dobbiamo fare percorsi da marines per evitare i laghi che si sono formati sull’asfalto. Non accadrà niente, oggi: solo la pioggia. Ma io sono convinto che sia lingua che mi manca. Provo con il portoghese, mi rispondono in inglese.

Il vecchio paese

Peccato, il cammino di oggi è un Portogallo rurale: case di antica eleganza padronale, vecchia ferrovia, campi di granturco, ruderi, case in rovina, orti di cavoli, palazzi abbandonati, portoni di granito, una strada romana selciata, un ponte a schiena d’asino. Discese e salite che rallentano il fiato. Avverto la fatica. Fabbriche chimiche, fabbriche di materassi, questa è anche una dorsale industriale del Portogallo. Eucalipti. Sughere. I binari della ferrovia, senza passaggi a livello. Lavatoi ancora in funzione.

Oliveira da Azeméis

Oliveira de Azeméis arriva troppo presto. Ci piace molto, birra e polpettine di baccalà. Ma lo Xá Xá bar meriterebbe una sosta di cibo. L’osteria ha sant’Antonio e la Madonna nera dell’Aparecida: viene dal Brasile. Non voglio andar via da qui. Il paese è bello. Alberi-camelia sono rivestiti di stoffe rose contro la violenza di genere. Piove a dirotto. Andiamo per stradelli: asfalto, pavè, sterro. Nostra Signora del Ponte, rua de Estrada Real, rua de Santo Spirito. Ci vorrebbe davvero lo Spirito Santo. Maradona non ci aiuta. Le frecce blu ci spingono verso Fatima. Ma i cartelli-guida indicano un direzione, le frecce un’altra. E sotto la pioggia i cellulari arrancano.

Piove, piove sempre

 

I binari della ferrovia

Dopo la fabbrica di materassi, sono certo che ci sia un ristorante. A Pinheiro da Renposta, c’è il bar Nuovo Horizonte, prezioso, solo uomini che giocano a carta, un ragazzetto dietro il bancone, la madre in cucina. Il pentolone di pasta, fagioli e carne di maiale, ci aspetta. Birra Superbock. Fuori piove, disperdo giacche e mantelle bagnate sulle sedie. Un’ora per riprendersi. Arriva la nebbia. Non ci facciamo mancare niente. Fitta alla gamba sinistra, la gamba destra sempre cedere.

E dove andiamo? (consiglio: seguire le frecce di vernice)

 

Ponte sulla Nazionale, nebbia

Anche la strada Nazionale. Camion che ci ribaltano onde d’acqua addosso. Bene, di casa in casa, di stradello in stradello, di goccia in goccia, arriviamo alla Casa Catolico di Branco. Lorenzo ci aveva raccomandato: andate lì…e mai decisione fu più saggia. Ci sono un australiano e Paulo. Siamo arrivati a casa. La casa di Paulo è davvero ‘casa’.

La pentola di Jardineira en la mesa

Tè caldo, si accende il fuoco, veri letti, la cena con verdure bollite, patate e carne, il vino, il porto, le castagne, calzini, giacche e mutande che asciugano al fuoco. E le risate con Paulo, le discussioni con Jimmy, l’australiano ‘restauratore’ di chiese (è andato a Santiago, sta tornando verso Fatima), Arturo arriva il pentolone del cibo…i calzini sudano sulla sedia. Si apre una buona bottiglia di vino.

Il Grande Albero

Deve essere questo il rituale del cammino: arrivare in un luogo, disperdere i tuoi cenci bagnati e gustare il senso della stanchezza. Non voglio sapere se fuori sta piovendo…non ha importanza, per stasera, niente ha importanza, nemmeno la mia malinconia appesa sulla schiena…

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