Caminos.17/Blade Runner

Adíos a Paulo

Nella notte camminiamo lungo la Nazionale. In cerca di un caffè, di un ristorante, di una consolazione. Lampioni giallastri, auto a un metro di distanza, pioggia-spray, la fatica dei chilometri del giorno. Domai sarà il primo di novembre. Cosa accade a novembre del 2019, cosa è già accaduto nel novembre del 2019? Rick dava la caccia agli ‘affari in pelle’ e, alla fine, incontrò Rachel. Pioveva sempre, pioveva sempre, nella città. Stiamo festeggiando, a modo nostro, Blade Runner. Non mangiamo al banchetto di un vecchio cinese, ma ci accontentiamo di una sopa che scalda e di un’insalata. Abbiamo anche superato un confine: questa è la terra della birra Sagres, siamo nel Portogallo centrale, non è più regione della SuperBock. Vorrei abbracciare la disillusione di Rick e fargli sapere che ci sarà Rachel.

Ho fatto l’abitudine a questa nuvola avvolgente. Celeste, con un sorriso, dice: ‘Abbiamo bisogno della pioggia’. Alessandro mi scrive che sui suoi passi c’è il sole. Ora io so che dal Nicaragua al Portogallo, io voglio bene all’umidità.

Le casa abbandonate, scriverne la storia

Il rituale del camminare prevede molte cerimonie, molti momenti importanti (dovrei scriverne, se me ne ricordassi: il taccuino, la crema per i piedi, la birra, la gioia della sosta di mezza giornata), e fra questi: l’addio, il saluto. Camminare è una storia semplice: è sempre uguale, ogni giorno compi le stesse cose, ti svegli, rimonti lo zaino sempre nella stessa maniera, colazione con cafè y leche e un panino (se possibile), e poi un passo dopo l’altro. Oggi meccanismi elettronici provano (senza affidabilità) a contarli questi passi e così scopri che sono 30, 35mila ogni giorno. A volte 40mila. Usciresti di casa se sapessi di dover fare quarantamila passi? Camminare, in fondo, è come stare fermi: si ripetono gli stessi gesti. E l’addio è il più lacerante per me. Non voglio andare via, non ha senso, qui sono stato bene, perché me ne vado? Non sopporto gli abbandoni, so che non ci vedremo mai più, ci facciamo promesse che non manterremo.  C’erano coperte calde, buon cibo, il camino con il fuoco, alla Casa Catolico. Potrebbe anche apparire Rachel e Rick potrebbe trovare un tempo di pace. No, il rito ci impone di salutare Paulo, la piccola, preziosa Casa Cattolico (alla fine scopriamo che non ha niente a che vedere con la chiesa, è una famiglia: c’è Arturo Catolico, e c’è Paulo Santos ad averne cura..) e andare via. Jimmy è già partito…andiamo. Non piove, il cielo è un soffitto di latta, ma non piove.

Gli eucalipti e le felci d’autunno

 

Gli eucalipti

Gli eucalipti hanno colonizzato queste colline interne della frontiera atlantica. Dalla Galizia al Portogallo. Qui si piantano eucalipti in attesa di tagliarli. Niente biodiversità, il sottobosco scompare, l’eucalipto cresce in fretta, dà pessimo legname e non permette ad altre specie di sopravvivere. Attraversiamo, fra un paese e l’altro, boschi allineati di eucalipti. Non danno felicità, gli eucalipti, anche se io ricordo il profumo delle loro foglie dopo le piogge ad Addis Abeba.

Strada forestale, inquietanti segni rossi

 

Eucalipti

Albergaria-a-Nova, poi un’ora e più per Albergaria-a-Velha. Jimmy si ferma dal barbiere e la sua giornata è finita. Ha scelto di fare tappe brevi, ha il tempo e la tranquillità questo australiano che, per tutta la vita, ha restaurato chiese, lo lasciamo davanti a due pastel. Grandi camion-legname parcheggiati, cammini nel bosco andando a zig-zag fra pozzanghere-lago. Un altro rito del camminare è il cibo: sosta verso le 11 per nata e succo di frutta, poi, quasi sempre, al girare della giornata (diciamo dieci chilometri) appare un’osteria, un ristorante. Ecco, Fanuel, a Serem-de-Cima. Con una ragazza da un grande sorriso e un grembiule che gira sulla schiena con lacci di cuoio. Sopa e tacchino arrosto. Osteria in un paese dove ogni finestra è chiusa, eppure arrivano uomini con l’aria degli impiegati. Oggi non è un cammino operaio. E nei paesi appendono i palloncini per Halloween. Per molti luoghi del cammino, questo è l’ultimo giorno: il primo novembre, chiudono albergues, ostelli, chioschi…fate qualche attenzione quando, in inverno, camminerete…

Halloween

Bon Caminho, scritta gialla su un muro umido.

Censimento dei quattro pellegrini che si incontrano in questo andare portoghese: una pattuglia casuale di italiani, qualche giapponese, la maggior parte dei camminanti viene dall’Est europeo, ucraini (un ragazzo e una ragazza da innamorarsene, lui parla un buon italiano), bielorussi, estoni…camminare come un’idea di libertà, di tenacia.

Ancora eucalipti. Meno un po’ il cane per l’aia perché i paese anche oggi sono deserti. Qualche donna grande dietro le finestre, qualcuna che si affaccia, ma nessun altro. Solo la Nazionale è trafficata da auto-acquatiche. E io senza incontrare qualcuno smarrisco le storie. I paesaggi non mi sono mai bastati.

Il riflesso degli eucalipti

 

E ci sono grandi case, un tempo ville del potere e della ricchezza rurale, oggi sono rovine. Crescono le magnolie, gli aranci, le ortensie e diventano foresta avvolgendo mura abbandonate. E ci sono i ponti: il bellissimo ponte medioevale do Marnel. Scavalca l’ansa-palude del fiume, ripercorre l’antica strada romana, ed ha l’aria della forza. E, appena prima, il ponte stradale sul Vouga: non finisce mai, è lungo e grigio, una protezione gialla per i camminanti, ma è più alto degli alberi e io non devo guardare in basso.

Il ponte della Nazionale sul Vouga

 

Il vecchio ponte sul rio Marnel

 

Il ponte sul rio Marnel

E’ lontana Agueda. La pioggia-spray ha accompagnato il pomeriggio. Un’altra storia che mi andrebbe di raccontare sono i miei sguardi, che, chini verso terra, vorrebbero raccontare ogni pietra, ogni centimetro di asfalto, vorrebbero delle strade sterrante, dei sassolini calpestati, della graniglia, del fango, dell’erba. Guardo sempre a terra. Non vedrò Rachel, penso all’improvviso. Non ho visto Rachel. E poi l’ondeggiare della strada, le salite, il confine dello scollinamento, ho affinato una tecnica: darsi un obiettivo facile, raggiungere quel sasso a dieci metri di distanza, arrivare fino a quel palo a venti metri, sorpassare quel ciuffo d’erba poco più avanti. E poi dimentichi, c’è un barattolo abbandonato più avanti, raggiungilo. Ma Rachel rimarrà sempre irraggiungibile.

Una fonte per Sant’Antonio

Una malinconia senza fado. Arriviamo ad Agueda, non avrei mai scommesso che ce l’avrei fatta, oggi sapevo quanti chilometri mi aspettavano e pensavo che mi sarei seduto a guardare la pioggia, ma quello è davvero il cartello di Agueda. GoogleMaps si confonde sulla Nazionale e smarrisce l’Albergue Sant’Antonio. Tutti ce ne hanno raccontato meraviglia. Alla fine, dopo un andare avanti e indietro, un grande ci indica la direzione giusta. E c’è Celeste, gentile ed efficiente. Mi sento fuori posto, non riesco a essere cortese, Celeste lo meriterebbe. Tutto è perfetto. Se ci fosse il sole, vedremmo la Valle Verde. C’è una leggiadra ciclista solitaria. Ha l’aria gringa. C’è una stanza dai tanti letti senza nessuno, coperte colorate, doccia calda. Non dico una parola a Celeste. Sì, l’albergue Sant’Antonio è un bel posto. Il ragazzo e la ragazza ucraina devono esserci stati bene.

Non ceniamo? Fuori la pioggia ora è pioggia sul serio. Le auto della Nazionale. Il ristorante è lontano: seicento metri sono molti alle sette di sera, dopo otto ore di andare. Usciamo, abiti asciutti, sempre gli stessi, la torcia per farci vedere dalle auto. Usciamo. La pioggia di Blade Runner.

Se Rachel era un ‘affare in pelle’, come è stato possibile che abbia avuto una figlia? Rachel…

Blade Runner è stato realizzato nel 1982, mi è rimasto addosso. Accadeva nel novembre del 2019. Rick e Rachel chiudono l’ascensore. Nella versione che vedemmo quaranta anni fa, appariva il sole all’improvviso. A Ridley Scott questo finale non piaceva. Anche io, allora, lo trovai troppo happy end. La vita non è così, pensai. Però a volte sì, potrebbe esserci il sole.

Almeno per qualcuno di voi.

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