Caminos.19/Gli uccelli di Coimbra

25 aprile 1974

Vado in cerca di Win. Lo trovo dopo un po’. Eccolo: ‘Solitudine totale, una valle col torrente è la mia compagna. Un airone grigio vola vanti a me per chilometri, poi si posa e quando io mi avvicino, vola per un altro pezzo. Lo seguirò ovunque voli. L’umidità aderisce a tutto, giacca, pantaloni, faccia, capelli’. Win era in cammino. Da Monaco a Parigi. Era il 1974 e l’amica di Win, Lotte, stava per morire. Win indossò gli stivali e uscì di casa: Lotte non sarebbe morta se lui avesse camminato fino a Parigi. Win aveva uno scopo per camminare. E io?

Ma l’airone grigio c’è e, per un po’, vola davanti a noi, mentre camminiamo lungo gli argini di un canale nella bella pianura (una pianura, che meraviglia, dopo troppi saliscendi), coltivata a mais, che annuncia l’ingresso dolce a Coimbra. Ci sono anche due nibbi in caccia e uno stuolo di garzette a pascolo in un prato. Gli uccelli sono apparsi nel giorno di Coimbra. Sono arrivato qui, davvero non lo avrei creduto possibile.

Sì, l’umidità è ovunque. Nella giacca, nelle tasche, nella macchina fotografica, la guida sta sciogliendosi, le camice sono da strizzare. Credo che si salvino le scarpe. E questo è un miracolo. Ho speso bene quei soldi.

Osvaldo e gli ucelli

Sono apparsi anche centinaia di canarini e di pappagalli. Ad Adões, dieci chilometri da Coimbra. Uccelli di allevamento, alla vigilia di un campionato mondiale. Mostra di canarini con il ciuffo sugli occhi, canarini vermigli, uccelli dai colori perfetti, due filetti sulla coda (questo è importante), macchiette bianche che devono essere in fila. Concerto di cinguettii e Osvaldo che ci tiene a raccontarci la bellezza degli uccelli. Ci spiega anche le regole del campionato del mondo, me lo sono dimenticate, passeggio fra la gabbiette con la tentazione di aprirle per veder volare questi colori in un arlecchino volante. Non lo faccio, registro il canto insistente degli uccelletti. E vado a salutare i quattro che hanno vinto il best in show. ‘Hanno un buon portamento’, spiega Osvaldo. Io invece mi sento piegato dallo zaino, sicuramente non sono un buon camminatore. Non voglio pesare il mio zaino. Un ragazzo ci frigge, olio e vino, una bifana da panino. Oggi va così.

Cucinare al volo la bifana

La pioggia va e viene, ho trovato il modo di appendere l’ombrello allo zaino. La strada sale e scende, in salita guardo l’asfalto, incurvo le spalle ed evito di guardare l’orizzonte dello scollinamento. I segni blu si confondono l’un con l’altro. Ma appare, a tratti, senza farsi vedere un raggio di sole. Bianchissimo, fa scintillare le foglie bagnate, gli olivi scintillano e fremono. Allora esisti….Ricorderò per molto tempo quando la luce ha sconfitto, per un solo istante, dopo sei giorni, il grigio: stavamo entrando al paese di Mala e, improvvisamente, anche l’asfalto è diventato un riflesso argenteo di gocce d’acqua. Abbiamo anche un premio: ci aspettava una minuscola panetteria dove un altro ragazzo, bello e serissimo, aveva svuotato dei panini e ci aveva messo dentro formaggio e pomodoro e patate e poi aveva arrostito il tutto. Una sciccheria. La birra è perfetta. E non ha importanze se il cielo si è rabbuiato. Ha fatto notare che l’azzurro esiste ancora…

Le case abbandonate

Mille case abbandonate. Sono rimaste tendine di trine alle finestre. A volte, i mobili. E’ come se, all’improvviso, la gente di questi paese se ne sia dovuta andare in fretta, senza nemmeno chiudere la porta. Dove sono andati? Hanno lasciato i ricami delle tendine a ricordo del loro passato. Dove siete andati?

Appaiono piccoli aranceti

Un’arancia staccata da un albero. Buccia resistente. Buonissima. Finalmente qualcuno in giro: uomini e donne, a coppie, raccolgono le olive. Già, sono apparsi gli olivi, combattono l’ultima battaglia contro gli eucalipti. Questa è terra di vigne, di piccoli oliveti, orti, il mais è stato già raccolto. Fotografo Ricardo, mentre stende il telo sotto l’olivo.

Ricardo raccoglie le olive

Un cane lupo ci segue. E’ bellissimo, rischia la sua vita, un’auto lo sfiora e lui scappa via.

Il caffè Tropical di Mealhada offre nata  dolcissime, un uomo legge il giornale con l’attenzione di ogni mattina, hanno eretto monumenti al povero (e buonissimo) lattonzolo. Un grande azulejo è il tributo al maialino che non crescerà mai. Come si fa? Non è un andare da vegetariani, questo. Qui si è asadores

Azulejo per il lattonzolo al forno

Un piccolo manifesto ricorda l’esultanza del 25 aprile del 1974. Grandola, vila morena. 

Lendiosa

A Lendiosa, una donna sordomuta ci consiglia, a grandi gesti, di evitare un cammino di fango.

Piccoli paesi, la strada li attraversa, un bar, un negozio di verdure, una chiesa. Il mondo della campagna. Qualche donna grande in giro. La resurrezione antica dopo la guerra atomica?

Una cappella abbandonata

Le frecce blu del Centenario (tutte fighette con le tabelle in plastica, indistruttibile) ci ingannano di continuo.

A Trouxemil, un lungo murale ripete, ancora una volta, la poesia di Machado. Va sussurrata a fior di labbra. Ho dimenticato L’infinito

Caminante…

Ci fermiamo su una panchina di lato alla cappella di Sao João Baptista ad Amedia, piana di Coimbra, ed esce un ragazzo con due santini in mano. Un piccolo dono.

Le campagne di Coimbra 

La ferrovia a Coimbra

 

Il cibo per i defunti

 

I vicoli di Coimbra

 

La piazza di Santa Cruz

Infine la lunga discesa verso la valle del fiume Mondego. Là c’è Coimbra. Che non si mostra da lontano. Coimbra non è esuberante come Porto o Santiago. E’ come raccolta su se stessa. Seguiamo il canale e poi il fiume. Palazzi nuovi, la ferrovia e poi i vicoli, i luoghi degli ubriachi, le case strette, i caffè dell’eleganza e del fado, i locali fighi (pretenziosi, direi: ordino salsiccia e peperoni di Padron, insomma friggitelli) e le case popolari. Dalla finestra si intravede il tavolo preparato per i morti: quattro candele accese per la notte, i biscotti lasciati per i parenti defunti che torneranno con il buio per mangiare qualcosa e, magari, lasciare un dono ai piccoli che non hanno conosciuto. Fotografo oltre il vetro della finestra che dà sul vicolo.

Una donna solitaria, protetta da un grande ombrello, vende castagne nella piazza, lucente di umidità, della chiesa di Santa Cruz. Nessuno si ferma. Due euro per un cartoccio di caldarroste.

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