Caminos.22/Viva Carlos, viva Zilia

Ecco, come si fa cominciare a camminare quando il mondo di Alvorge è scomparso

La giornata ha la sua gloria. Mentre scrivo, non mi faccio illusioni: compagno di albergue è un ex-militare norteamericano di Kansas City che mi legge tutte le previsioni di pioggia per domani. Inutile che chiuda le orecchie, vuole farmi sapere che il giorno di oggi è stata un’eccezione. Una gloriosa eccezione. Sole dal mattino fino al primo pomeriggio quando, trionfalmente, arrivo ad Alvaiàzere e conosco Carlos. E conosco Zilia e Vera. E allora penso che la vita è magnifica. Se avete pazienza e leggete fino in fondo questa storia che non è più nemmeno un diario: è un’ostinazione. Stasera scrivo in un albergue-casa. Carlos ha acceso la stufa, il marines, una coppia (mica troppo simpatici) tedesca e un allegro spagnolo di Alicante sono già andati a letto. Io, seduto su un divano, a un metro dalla stufa, scrivo.

Sappiate solo che Carlos è un artista che mette timbri sulle credenziali con ceralacca e cerimonia di investitura. Carlos mette allegria.

Sappiate solo che Zilia distribuisce baci e polli arrosto. Distribuisce allegria, insomma.

Antonio fra i panni

 

E’ davvero il sole, quello?

Riprendo le parole di Josè, me le ha fatte leggere alle una e trenta del mattino: ‘La notte scorsa, la notte di Alvorge ha visto un camminante infelice, il giorno vede un camminante contento. Gli scettici avranno da ridire, ma gli scettici esistono solo per rovinare i semplici piaceri della vita, come il sole leggero che fa brillare le foglie degli alberi umide di pioggia e l’improvviso ricordo di una ragazza di quaranta anni fa’. Cammino con passo sicuro. Almeno per oggi.

Sì, è il sole

Ho anche deciso al bivio (questo mi ricorda qualcosa di Scotellaro): osservo ‘la guerra delle frecce’ ad Ansião, mi arrabbio molto con i ‘segnatori’ del cammino per Fatima che cercano, in tutti i modi, di farti prendere la loro strada e cancellano le frecce del Camino Central. Infrango i loro divieti, le loro deviazioni, i loro richiami, le loro grida disegnate e imbocco, con fortuna e qualche incertezza geografica, i sentieri verso Sud.

E il sole fa scintillare gli olivi

Jimmy se ne è andato prima che il sole sorgesse. Ha dormito per terra. In cucina. Non voleva vedere la luce. Deve aver deciso di stare da solo: se ne va, senza nemmeno salutare. Bofonchia, uno scorbutico: good luck. Fabio, il brasiliano, invece, appena sfiorato ieri sera, mi abbraccia quando sto per uscire. Lui va a Fatima. Vuole andarci, ha un aereo fra tre giorni, ma vuole andare a Fatima.

E poi c’è il sole. Non potete immaginare cosa voglia dire. Appendo mutande e calzini allo zaino, spero che asciughino, ecco ora sono perfetto come vagabondo. Si va per boschi. Sì, il Portogallo è cambiato: si è fatto selvatico, disabitato, una brughiera che, a volte, riesce a diventare foresta. Ogni tanto appare qualche coppia (sono sempre un uomo e una donna anziani) a raccogliere olive. I pochi paesi sono gruppi di case umide: Casais de Granja, più avanti c’è Vendo do Negro e Netos. Sono diversi dai paesi del Nord. Le case sono state risistemate, sembrano abitati, ma non ci sono bar. E in giro non c’è nessuno. Finestre e porte chiuse. Sbuco su una strada e c’è un benzinaio: ha il bar ed è una fortuna. D’ora un poi devo andare in cerca di benzinai. Vitor, a Alvorge, era chiuso alle sette e trenta del mattino. Mi salva questa donna del distributore che ha ancora il cappotto addosso mentre mi serve cafè con leche y nata.

No, con gli eucalipti nemmeno il sole può riuscire…

 

Appena c’è il sole, si metto ad asciugare i tegolini

 

E io vorrei raccontare la storia di questo balcone

 

Le frecce rassicuranti e il muschio

Boschi e minuscoli gruppi di case. Casal Soeiro. Sentieri con muretti a secco. Qui si camminava davvero un tempo. Ci sono altri caminhos che si intersecano l’un con l’altro. Nuove segnature cercano di smentire le vecchie. Ogni biforcazione è un’esitazione. Ma il sole rende tutto più allegro. Battaglio, con paura e un sasso in mano, con un cane che non vuole farmi passare. Nessuno accorre alle mie urla. Ancora bosco, eucalipti provano a imporsi, ma questa volta è uno scontro ad armi pari. Ha ragione Josè, quando scrive che gli eucalipti hanno un che di mortuario senza avere la solennità dei cipressi.

James from Seattle

Appare anche un puffo. James, da Seattle. Panciuto, basso e con una sigaretta in mano. Mi piacciono i camminanti contro ogni regola. Mi dice che ha tempo e quindi si prende il tempo. Andrà fino a Santiago. Di sigaretta in sigaretta. E poi non sa…

Le finestre e i segni. Anche Giulia parla del ‘Largo Primo de Maio’

 

Le finestre e il nespolo

Asfalto, ma ora siamo vicini. E’ stato saggio, questa volta, partire di buon mattino. Il cielo azzurro ha resistito all’accerchiamento delle nuvolaglie. Il camminante è contento. E poi diventa felice. Perché arriva da Carlos ad Alvaiàzere. Suono il campanello e lui appare a una finestra: ‘Un minuto’.

Carlos al lavoro con le credenziali

 

La ceralacca per le credenziali

Carlos, cinque anni fa, aveva un buon lavoro. Lo ha perduto per la crisi. In due anni, ha cambiato vita: deve aver diviso la sua casa e una parte l’ha trasformata in albergue. E poi fa la guardia delle case, almeno così ho capito. E, come hospitalero, si diverte un sacco: i suoi timbri sulle nostre credenziali sono uno spettacolo, ne mette tre, usa la ceralacca, imita i nostri passi, si diverte nello stupirci. Accende la stufa, il fuoco è una meraviglia, mi offre una stanza tutta per me, già voglio essere sotto le coperte. Aspetta che arrivano altri camminanti, Javier e il militare di Kansas City, e c’è un brindisi con un bicchierino di porto. Ecco, sono arrivato a casa, non me ne vado da qui…

Zilia e Vera. E la terza ragazza, a cui, scusa, non ho chiesto il nome

E poi c’è Zilia. Appena dietro l’angolo. Ho intravisto la sua loja prima di arrivare all’albergue. Loja de frango. Negozio del pollo, insomma. Corro, spero che non abbia chiuso. Entro: le tre donne, cuoca e cameriere, stanno mangiando, Zilia si alza, allarga le braccia e fa un cenno sorridente con la testa. E poi mi abbraccia. Ci sarà pollo anche per me. Arrostito come si deve. Zuppa di pesce, riso e fagioli, cavolo e patate fritte. E anche una crema. Otto euro e un altro bacio, e una foto.

A sera, trascino anche il militare e Javier da Zilia. Che pretende baci da tutti.

E ora scrivo. E fuori piove. E domani sono troppi chilometri. E non so dove mettere fine a questo andare.

Ma Carlos y Zilia valevano la giornata. Valevano anche il viaggio.

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