Cammini materani.6/Cassano-Bitetto, Non so come evitare gli olivi nel titolo

I primi passi sono sempre i più complicati.

Aiuta una giornata di sole. Il fatto che è il giorno di Natale e non c’è una sola nuvola in cielo. Aria che frizza, ma inquietiamoci: mica sono normali questi fiori che sbocciano come se fosse primavera e le lucertole dalla pelle verdissima che curiosano fra le pietre. Qualcuno lo dica a Trump…

Aiuta la sensazione del viaggio. C’è un cammino da completare. La nostra lentezza, mesi e mesi per percorrere questo sentiero: lo scorso anno, un andare fra Altamura e Santeramo, tappa bellissima di questa storia che unisce Bari a Matera (o Matera a Bari). E allora, questo Natale, un anno dopo, c’è da scendere il gradone della Murgia e scendere verso la piana barese. C’è da avvistare il mare e rassegnarsi (a volte con felicità, a volte con un poco di monotonia) agli olivi che mai lasceranno le nostre vie campestri. Abbraccio ogni roverella che incontro, amo le diversità.

E poi vi è da fare il censimento della piazza di avvio, scrivere di quanto ci colpisce al nastro di partenza (questa volta non mi do regole per il numero delle foto, semplicemente la mia pigrizia se ne fotte). Eccole, con didascalia, tutte scattate all’alba nel gioco del centro di Cassano delle Murge:

Necrologi nella piazza degli alberi. Agenzie funebri. Ammetto: mi colpiscono molto. Penso sempre: se fossi sindaco, metterei una bacheca per nascite. I paesi sono inno alla vita…

 

E il barista ha vissuto in Spagna. Ho una ragione di più per tornare a Cassano: la birra Estrella, birra galiziana, birra dei pellegrini a Santiago, diteglielo a quelli dei cammini materani…sosta obbligatoria..

 

Associazione ‘amici di tutti’, questa mi piace. Tutti, tutti?

 

Ci siamo chiesti: guerra latina? Ma davvero è quella del 330 avanti Cristo (gracias wikipedia)? O sono le vittime di tutte le guerre? E, dubbio sacrilego, se il vero orgoglio fosse non andare a fare le guerre? E se il coraggio fosse ‘tornare’ senza insegne? Non si può, mi spiegano che non si può. ‘E l’Italia grande negli occhi e nel cuore…’

 

Amo con tutto il cuore le feste patronali, i comitati patronali e i presepi al primo piano che si godono la piazza…

 

E davvero poi l’hai sposata? Perché penso che sia stato un maschio a scrivere questa promessa? Spero davvero che si siate sposati…

E poi, come sempre, ci sono le foto che non ho fatto: ai ragazzi nigeriani davanti al portone della chiesa che chiedono, con maestria teatrale, elemosine. Li conosco dalle piazza materane. Ecco da dove partono. Non è vero che chiedono l’elemosina: fanno un mestiere, sono attori di una recita immensa. C’è un prete nero sull’altare. Migrati diversi.

E poi c’è una donna, vestita come se fosse uscita da una festa notturna, e ora davanti al bancone del bar del mattino contempla il suo cellulare ed è incerta se ordinare una birra o un cappuccino. (E a Matera, alle sei e trenta del mattino, c’era un ragazzo con una birra in mano all’ingresso del bar della movida che stava appena chiudendo, i camerieri spazzano i rottami della notte del Natale).

Runner natalizi e felici

Andiamo, allora. Via del Convento, dritta come un fuso, ci porta fuori del paese, linea retta dalla cupola maiolicata della chiesa dell’Assunta fino alla chiesa di Santa Maria degli Angeli. Incontriamo cinque runner in ritardo per la consegna dei regali natalizi che corrono dietro a renne disperse nelle Murge. Alla celebre basilica rupestre, un prete ci racconta  del ritrovamento, nel 1250, dell’immagine affrescata della Madonna nella grotta, sopra la quale è stata costruita la chiesa. Io trovo le tracce francescane di sant’Antonio, mentre a Liborio Percoco, cassanese che, raccontano, fece ‘un’enorme fortuna’ nell’Ohio, ai tempi del proibizionismo, è stata dedicata una targa murata a fianco della chiesa nel 1956: ricorda il dono del ‘carro festoso’ per la festa del paese. Gli agostiniani, arrivati qui negli anni ’30, sperano di utilizzare l’immenso convento per ospitare bambini autistici. Insh’allah.

 

Il pozzo di Santa Maria degli Angeli

Via dall’asfalto, per fortuna ad aiutarci ci sono le tracce scaricate sui cellulari (senza nemmeno sapere cosa sia un gpx o klm), i cammini in direzione contraria hanno sempre l’incertezza addosso (come fanno i camminatori professionisti a orientarsi?), e il paesaggio diventa foresta di olivi. Paesaggio costruito dagli uomini, a volte sanno fare belle cose. Grazie ad Atena che piantò la sua lancia in terra e gli uomini, a volte saggi, che scelsero quell’albero contorto come dono, respingendo il cavallo di Giove (ma se avessero conosciuto Paola avrebbero capito che questo animale non è solo simbolo di guerra). Però, allora, mondo greco, gli uomini furono capaci di preferire i ramoscelli degli olivi agli zoccoli dei cavalli. Scelsero la pace invece della guerra.

Atena regalò all’umanità gli olivi e qui, scalone delle Murge, sono grati alla divinità greca. L’olio è economia e bellezza. Adesso, per ore e ore, cammineremo fra muretti a secco e olivi e masserie immense e abbandonate come fortezze in rovina. Come si racconta un paesaggio che non cambia per venti chilometri? Le olive sono ancora sugli alberi. Belle, grandi, turgide. Viene voglia di raccoglierle. Cartelletti avvisano che i terreni sono sorvegliati da guardie campestri. Si saranno accorti del nostre prendere alcune arance (già, qualcuno ha piantato anche pochi alberi di arancia) e corbezzoli? Qualche vigna, protetta da teloni bianchi, un campo di ciliegie, mandorli dall’aria solida e invernale: sono le sole variazioni alla foresta compatta di olivi. Ci sono anche fichi curati come neonati, querce attorno alle case, pini marittimi stupiti di essere qui…

Ombre, cammino e olivi

 

Il sole sugli olivi

 

La casa in fondo agli olivi

 

Gli olivi sulla linea dell’orizzonte, in attesa di muoversi compatti

 

Raccoglieranno

 

Voglia di appoggiare la schiena agli alberi

E le masserie…questo è un cammino di rovine, di fortezze rurali abbandonate, di frantoi ipogei. Strana sensazione: i campi sono giardini, ma non si vive più nelle masserie. I contadini stanno nei paesi, le antiche famiglie del latifondo hanno lasciato la loro altera solitudine. Datemi il nome di queste masserie, mettete dei cartelli, raccontatene le storie. Eppure vecchi abitanti sembrano affacciarsi quando passiamo, li intravedi dietro finestre senza più stipiti. Questo è un cammino solitario, è il giorno di Natale, nessuno viene fra gli olivi. Solo Fiorella che cammina di buon passo nella giusta direzione e va verso Matera. Viene dal Veneto e arriverà alla vigilia del Capodanno nella città antica. Promessa di ritrovarci.

Masseria…

 

Riparo fra i mandorli

 

Labirinto di cammini

 

Fiorella

 

Le porte

E poi ci sono i trulli, accasciati, resistenti, gloriosi, tradizione, discariche di rifiuti, miracolo di equilibri, genio di antichi manovali, esotici ai nostri occhi, a volte i cactus decidono di cresce sulle loro pietre.

 

E poi la ferrovia dismessa. Un cammino incontra sempre una ferrovia che ha smarrito i suoi viaggiatori, e vorrebbe diventate sentiero, itinerario. Questa era stata inaugurata dallo Stato italiano quando, nel 1865, aveva voglia di impossessarsi del Sud. Hanno compiuto cento anni i binari, ma non sono arrivati al nuovo millennio. Ultimo biglietto venduto nel 1994. Niente più treno fra Bari, Bitetto, Palo del Colle e Acquaviva delle Fonti. Viene voglia di suggerire: dai, pista ciclabile, con folletti ai caselli abbandonati e rifugi nelle masserie, sui quali un solerte funzionario delle Fs ha appeso il cartello: vendesi…e regalatele!

E ci sono anche le discariche. Si lasciano (pensieri malevoli verso chi non ha idea della cura) televisori catodici, amianto velenoso, stracci e stracci, cessi e bottiglie, intere cucine, pneumatici: so che niente ronza per le teste di chi contamina questi campi. La pigrizia cattiva, credo.

Massicciata ferroviaria e gabbiotto di servizio

 

Casello muto

Mi inquieta, ma le mie ossa ne sono felici, questa primavera di Natale. Fiori bianchi, fiori gialli, rosmarino eccitato…

Il giorno di Natale

 

Rosmarino fiorito

 

Le cassette delle olive

 

Il giorno di Natale

Da quante ore camminiamo? Un mese e ho già smarrito un’abitudine. O forse i muscoli reclamano: ancora un giorno, ancora un giorno. Avverto stanchezza, ma so che ho il passo lento e regolare, arriverò. Silenzioso, ma arriverò.

Non saprei raccontarvi questo itinerario, ho smarrito la guida di Terre di Mezzo (perdo sempre tutto, lascio ovunque la macchina fotografica, mi rimandate la guida, per favore. No, non leggerete, non importa, la ricompro…). Andando in senso contrario, si perde spesso la strada, ma poi lo ritroviamo, violiamo alcune regole di chi ha disegnato questo percorso: si può fare anche cento metri di asfalto, dai…anche si possono violare anche i divieti.

Una discesa continua, scendiamo dalle Murge, appare il mare e questo è un bel regalo del cammino di Natale, chiuso il grande agriturismo biologico certificato, e allora pane e formaggio e vino dell’amico di Daniele. Acido, direi. E mandarini e arance su pietre scaldate dal sole. Che Natale-meraviglia. Le lucertole inseguono le nostre briciole. Faccio amicizia con loro. Rallento i miei passi, voglia di star da solo, di lasciar battere il cuore dietro a pensieri che non afferro, ma che conosco uno per uno e tengo a bada le lacrime. Le impossibilità. Come vorrei…

Ecco, l’incanto sta finendo, ci sono le imprese del paese: un vivaio, un’azienda che fa crescere funghi. Siamo arrivati? Bitetto? Il sole è tramontato fra gli olivi. Ho la giacca appesa allo zaino, mi prendo il freddo.

 

Devo dirvi di un albero guardiano: un albero che guarda…

 

Devo dirvi del terreno arato a cerchio attorno agli olivi

 

Delle vigne protette dai teloni bianchi

 

Dei segni del cammino materano

 

Pensate anche a chi vuole raggiungere il mare e lasciarsi alle spalle Matera, camminare in senso contrario

 

Campagna elettorale

Come finiscono i cammini degli inverni? Con un muro che sta sempre lì per accogliere manifesti di elezioni un po’ svogliate, con la piazza deserta, dove solo i migrati passano questa sera chiamando casa (e non perché Natale), dove abbiamo lasciato la macchina? Grido nella strada vuota: ‘Passa il raccogli-Natale’. Devo essere impazzito, come mi piacerebbe gridare, gridare, gridare…Confondiamo i paesi, nessun bar aperto, gambe indurite, unghia del mignolo dolente, ‘dolce stanchezza’, dice il ruvido Daniele. Dove abbiamo lasciato la macchina? Ora arriva davvero il freddo. Siamo arrivati a Bitetto, e c’è, anche qui, la chiesa con la cupola maiolicata (non è che abbiamo girato in tondo?). Bitetto, già…la mia gioventù quando alla festa dell’Unità di Cascine del Riccio, paese sotto la casa dei miei vent’anni, arrivavano i compagni di Bitetto, Bitonto e Bitritto e noi pensavamo che al Sud erano bravi negli scioglilingua.

Perché non chiedo se i compagni sono ancora qui e se qualcuno ricorda quei viaggi verso la Toscana.

Che buon Natale. Chiedo scusa a chi non ho inviato auguri. Avevo da fare con gli olivi…

(Natale 2019)

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