Cartolina da Highgate/Buona giornata, Karl

 

Elisabeth Jackson venne sepolta sulla collina di Highgate il 26 maggio del 1839. Il cimitero era stato consacrato appena sei giorni prima dal vescovo di Londra, Elisabeth fu la sua prima ospite eterna. Oggi, a dar retta alle guide, centosettantamila persone sono a far compagnia a quella donna di Soho. Devono stringersi nelle tombe: le stesse guide sostengono che i sepolcri sono 53mila.

E’ bello il cimitero di Highgate. Volpi e uccelli, piccoli roditori e lucertole estive lo hanno eletto a loro rifugio. Ogni tanto appare anche un vampiro dal volto esangue e, forse, grande lettore di poesie. Highgate fu uno degli otto, grandi cimiteri costruiti attorno a Londra fra il 1830 e il 1840: i camposanti attorno alle chiese non potevano più accogliere i defunti e violente epidemie di colera e tifo convinsero il governo di Londra a spostare le sepolture nelle campagne. Ai confini della città. Architetti vittoriani fecero di Highgate un monumento alla vita, più che alla morte. I morti devono godere di un paesaggio che forse non hanno mai visto in vita. Un diritto alla bellezza almeno dopo la fine della vita. Nel 1860 il cimitero raddoppiò la sua estensione. E si preparò a aspettare il suo cittadino più famoso. Un’attesa di oltre vent’anni: nelle mappe di Highgate la grande tomba di Karl Marx, morto nel 1883, è segnata in rosso. Proprio sull’angolo di un curva del cammino principale.

Ecco, dopo tanto tempo, sono venuto, Karl. E ti trovo assieme a tutta la tua famiglia. La moglie Jenny, le figlie, il nipote. Una grande testa robusta, la barba come si deve, le occhiaie e lunghi capelli. Non credo che ti sarebbe piaciuto questo monumento quasi sovietico, così fuori posto in questo cimitero. Un piccolo gruppo di cinesi, dagli abiti stazzonati, è in attento pellegrinaggio. ‘Lavoratori di tutto il mondo, unitevi’, ultimo appello. Cosa ne penseranno i cinesi? Uno di loro mi chiede: ‘Da dove vieni?’. Ci sono fiori rossi bagnati di pioggia, qualche biglietto illeggibile, coccarde, fazzoletti verdi di una campagna in difesa dell’aborto. E attorno ci sono le tombe di chi ha seguito le tue strade, Karl. Compagni inglesi, vecchi socialisti, il presidente dei comunisti sudafricani, Mohamed Dadoo e il leader comunista iraqeno Saad Saadi Alì, la dolce Clair Meshal Cohen che aveva a cuore la giustizia, la libertà e l’uguaglianza (oltre che i suoi nipoti) e il grande storico Eric Hobsbawn, hanno voluto (magari spintonandosi un po’) mettersi a cerchio attorno a te, Karl.

Ma i miei sguardi vengono attirati da una tomba con fiori freschi e un’aria di rimprovero. Farzad Bazoft fu impiccato da Saddam Hussein, tiranno iraqeno: era un giornalista iraniano, giornalista dell’Observer, cresciuto a Londra. Aveva bei baffi e l’aria guascona. Lo arrestarono in Iraq, lo accusarono di essere una spia israeliana, non ebbero pietà. Volevano una vittima sacrificale: non aveva un passaporto inglese ed era cittadino iraniano. Il governo di Margareth Thatcher se ne lavò le mani, lo impiccarono nel 1990. ‘Spero che qualcuno un giorno sappia chi sono stato veramente’, è stato scritto sulla sua tomba.

Salutate Karl, quando andrete a Highgate. Ma portate un fiore a Farzad.

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