Incontri di Montevideo, Lauro Marauda/Il desiderio di leggere

 

Lauro cerca un caffè. Tempo d’estate australe. Anche il San Rafael, il bar di Mario Benedetti, è chiuso. ‘Se anche il caffè dell’angolo non è aperto, siamo all’apocalisse’, scherza, mentre si incammina a passo svelto, Lauro Maurada, professore di letteratura, scrittore, poeta, infaticabile organizzatore di talleres di scrittura. Lauro è un uomo allegro. Una grande pancia (‘ma sono a dieta), 61 anni, barba bianca, sorriso gioioso, indossa una maglietta bianca con su scritto ‘Puertorico’: ‘E’ per amica che devo incontrare più tardi’.

 

 

Volevo incontrare Lauro perché mi sono messo a contare i talleres di scrittura attivi in Uruguay. Forse i dati ingannano, ma se anche fossero meno dei centoquaranta che mi dice, sono una realtà sorprendente. ‘In Uruguay, siamo tutti scrittori’, ride ancora Lauro. Non è vero, ma in un paese così piccolo vivono e lavorano (alcuni di loro sono altrove, in Europa, negli Stati Uniti) almeno cinquanta scrittori conosciuti e pubblicati fuori dai confini del paese. Un altro poeta mi dirà: ‘Qui vi è un alto indice poetico’. Tutto possono essere poeti, Lauro? ‘No, ma tutti hanno il diritto di scrivere, di leggere, di provarci. I miei talleres non ti trasformano in uno scrittore, ma se ne esci con più passione per la lettura, con più allegria nel tenere un libro in mano, ho avuto successo’.

 

Vuole giocare Lauro. Ascoltate questi versi: Cada uno está solo sobre el corazón de la tierra,/traspasado por un rayo de sol:/y enseguida atardece’. Sì, possiamo discutere sulla traduzione, forse ha ragione chi sostiene che le poesie non sono traducibili, ma ascoltare Quasimodo in un bar di Montevideo è bello. Mi viene in mente solo questo aggettivo: ‘bello’. Una piccola sorpresa. Pochi giorni più tardi, un’altra organizzatrice di talleres mi dirà gli stessi versi, socchiudendo gli occhi. Quasimodo ha colpito i latinoamericani.

 

Gli occhi di Lauro sono felici. Adesso è un piccolo torrente in piena. Parliamo di Ruben Darío, il grande poeta nicaraguense del primissimo novecento. ‘Perché è così grande Ruben? Me lo sai spiegare?’. Invito Lauro a nozze, non si ferma più. ‘E’ eufonico…’. Sobbalzo. ‘Ascolta…’ E, a memoria, alzando lievemente una mano recita versi su versi. ‘Ascolta bene, ha il senso della metrica, del ritmo, Ruben aveva un orecchio perfetto. Assoluto. Conosceva la tecnica, ma per la prima volta, nella storia della poesia latinoamericana, aveva dei contenuti reali. Non era romantico, non era classico, non copiava gli europei. Ruben Darío creò il primo, vero movimento poetico latinoamericano. Aveva il coraggio delle parole…’ Auscultar, a esempio. Chi altri avrebbe usato una simile parola in una poesia, un termine medico? Sentite: ‘Los que auscultasteis el corazón de la noche…’. E’ meraviglioso, sì.

 

 

‘Tutti ha diritto di fare poesia’, ripete Lauro. ‘Poeti grandissimi, da giovani, erano maldestri. Sembravano privi di talento. Prendi Hernandez o Quiroga: le loro prime poesia erano illeggibili. Se qualcuno li avesse fermati, non avremmo avuto le poesie grandissime che poi hanno scritto’.

 

 

Il bar dove ci siamo rifugiati, birra e cappuccino, si anima, si accende il televisore, gioca il Peñarol, prima partita di campionato. Adesso, con un occhio, guardiamo i giocatori con quella strana maglia gialla e nera correre dietro a un pallone. Ma la poesia…Non ce lo diciamo, ma il calcio è poesia.

‘L’uomo non vive di solo pane – ci voltiamo verso il televisore – ai talleres vengono ragazzi di sedici anni e vecchi di ottantotto. C’è una donna disabile che parla attraverso una macchina: le ore dei corsi sono la sua felicità, mi dice. Ci scambiamo libri, io scrivo con loro e, spesso, gli allievi sono ben più bravi del maestro. Ripeto: io non insegno a scrivere, voglio semplicemente comunicare il mio piacere di leggere. E ogni vanità è bandita, il nostro è un lavoro di gruppo’. Lauro non mi dice che dai suoi corsi sono usciti scrittori che poi hanno vinto premi e pubblicato buoni libri. Una raccolta di racconti scritti dagli ‘allievi’ del taller ‘Ruben d’Alba’ è stato pubblicato anche in Italia: Uruguay racconta (Rayuela edizioni)

 

 

 

Parliamo di società. Adesso il governo dell’Uruguay andrà alle destre. ‘E noi dovremo difendere quanto abbiamo conquistato in questi anni: una maggior giustizia sociale, una minor povertà, le unioni ugualitarie, una sanità migliore, il tentativo di decentralizzare un paese dove tutto accade a Montevideo’. Su tre milioni e duecentomila abitanti, più della metà vive nella capitale o nelle sue periferie. I governi del Frente Amplio sono riusciti a far nascere università nell’interior.

Torniamo ai talleres in questa conversazione-slalom: ‘Sono ugualitari, orizzontali, privi di gerarchia: ognuno deve voler compartire ciò che conosce. La parola-guida è solidarietà’. Mi piace, Lauro. Mi rende contento. Il Peñarol sta giocando malissimo, el arquero, il portiere, commette un errore irreparabile. ‘L’Uruguay, paese chiquito, paesito, ha grandi scrittori, eccellenti poeti e formidabili giocatori di calcio’. Io e Lauro non sappiamo, o non voglia, spiegarvi questo mistero.

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2 pensieri riguardo “Incontri di Montevideo, Lauro Marauda/Il desiderio di leggere

  • 28 Febbraio 2020 in 0:26
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    Veramente interessante, vivo in Uruguay da circa cuarant’anni e mi sorprende sempre… País de poetas, tal vez.
    Saludos!

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    • 29 Febbraio 2020 in 18:45
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      Gracias, Virginia…no se, è che sto cercando i poeti, ma sì, c’è ‘un indice poetico’ muy alto. Grazie. Un abbraccio

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