Storie delle lapidi/Il partigiano Ivan

Via di Valle, Compiobbi, Fiesole

E’ un giro di telefonate a portarmi a chi può raccontarmi. E’ Piero a dirmi del ‘Tempo di guerra’: ha scritto un libro sulla Resistenza in questa terra che mi ospita da settimane che stanno diventando mesi.

C’è questa lapide a un passo dalla casa dove ho passato questo tempo. Qui si chiama Citerno, dicono che fosse un antico monastero di suore. Questa è la Valle. Appena sopra Compiobbi.

Murata sulla facciata di una piccola cappella diroccata (non conosco il nome di questa chiesetta). In piedi, un pezzo di facciata, una finestra con sbarre di ferro antico. Niente altro. Ma c’è la lapide. E al pomeriggio l’ombra dell’edera gioca con le parole.

Che sono queste:

‘Qui
Il 5 agosto 1944
la turpe ferocia dei banditi nazifascisti
ha ucciso un partigiano russo
già ferito che combatteva con i fratelli italiani
massacrava sette civili inermi e mitragliava diciassette partigiani
la volontà del popolo deporre a ricordo dei martiri
Il 5 agosto 1945’

Ho chiesto ai giovani abitanti della Valle. Non sapevano. Non potevano aiutarmi. Ho chiesto a Sandro,  vecchio amico che studia la Resistenza nei territori fiorentini: ha attenzione alle date, il 4 di agosto del 1944,  gli Alleati avevano raggiunto la sponda sud dell’Arno, erano entrati in città da Porta Romana. Da queste montagne, i colli fiesolani, invece, i partigiani stavano cercando di raggiungere Firenze attraversando le ultime linee naziste. Ma nemmeno Sandro sapeva dirmi niente di quanto accaduto a Citerno.

Accade (quasi) sempre: lasci che il pensiero rimanga attorno a te, non gli consenti di scomparire, sta lì, aspetta (è la sola pazienza che conosco) come un guardiano del faro in attesa di un naviglio. Poi bisogna essere rapidi, veloci, prudenti, ma pronti a cogliere il suo passaggio. Così accade alla fine incontri chi ti racconta.

Il 25 aprile fa apparire coloro che non dovrebbero mai essere dimenticati. Scopri che un altro tuo amico organizza una memoria, virtuale, in questi tempi di esilio, in una Casa del Popolo appena oltre la collina. Provi a chiamare. Provi a chiedere e lui ti dona il telefono di Piergiorgio. Che tutti conoscono come Piero. E, come amici antichi, la sua voce, appena raggiunta, ti racconta mentre passeggi nell’orto.

Ecco la storia della lapide di Citerno. Il racconto di Piero.

Il partigiano russo è Ivan. Magari era davvero il suo vero nome. Un prigioniero di guerra probabilmente liberato dopo l’8 settembre. Era piccolo, robusto, dalla pelle olivastra. ‘Forse era originario dalla Russia asiatica’. I partigiani volevano raggiungere il centro di Firenze. Liberare la città, gli Alleati erano già nell’Oltrarno. Scendevano dalle colline. Da Pelago, dal monte Giovi. A piccoli gruppi, nella notte fra il 4 e il 5 di agosto. Le scaramucce si succedono, scontri a fuoco piccoli, ma sanguinosi. Nella Valle c’è un comando nazista. Alla villa del Poggione. E c’è un posto di osservazione sopra il Poggio alle Tortore. A Gello. Dove pascolano le pecore di un pastore. Da qui si domina, da oriente, Firenze.

Tre partigiani, forse reduci da una di questi scontri, sono fra queste colline, in cammino verso Firenze. Fra di loro c’era Ivan. Si accorgono della presenza dei tedeschi, decidono di sabotare le loro comunicazioni. Riescono a interromperle. Un capitano tedesco manda alcuni uomini a capire cosa stava accadendo. I tre partigiani, a loro volta, decidono di attaccare il posto di osservazione sguarnito. Fu un breve scontro a fuoco. Il capitano nazista viene ucciso, ma anche Ivan rimase seriamente ferito alle gambe. Non può più camminare. Raccontano che ordinò ai suoi compagni di fuggire, lui non aveva speranze. Cadde prigioniero delle SS. I nazisti decisero l’ultima crudeltà prima della fuga: rastrellarono gli abitanti e gli sfollati della Valle, li radunarono di fronte alla piccola cappella. Con un carro trascinarono Ivan. Un soldato lo teneva in piedi, perché tutti potessero vedere. ‘Aveva gli occhi chiusi’, ricorda che visse quel momento. Ivan fu impiccato.

Un ufficiale nazista si gira verso quei contadini e grida: ‘Ringraziatelo. Si è preso tutte le colpe. Altrimenti tutti voi sareste stati uccisi’-

Nei colli attorni, a Ontignano, si combatteva. Furono uccisi civili. Molti partigiani non riuscirono a raggiungere Firenze. Morirono su queste colline. Alcuni di loro furono fucilati.

Il 25 aprile ragazzi della Valle sono andati a pulire la lapide che ricorda Ivan e i suoi compagni.

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