Lucania coast-to-coast/Nova Siri-Rotondella, la salita al cielo

Il canale Toccaculo arriva al mare. Il pescatore è immobile, all’alba

Ho quadratini colorati sul telefono. App che danno informazioni. Wikiloc, Viewranger, antiche tracce di amici, GoogleMaps: le ‘accendo’ tutte quante assieme (si accendono le App?) e l’Iphone si imbizzarisce. Lascio perdere. Sfioro le fide carte dell’Istituto Geografico Militare. Inutili e preziose. So che sono aggiornate al 1949, ma le posso toccare, accarezzare, spiegazzare. E posso segnare a penna i luoghi che voglio raggiungere. E che, forse, raggiungerò. O, forse no.

Vi dico subito: alla fine saranno diciassette chilometri e settecento metri. Ventottomila e 742 passi. Parola di telefono. Calcolo da prendere con le molle. Un cammino di sei ore e mezza. A questo credeteci, ma io sono un camminatore lento.

Nel mondo reale accade che, di primo mattino, i tuoi passi (il tuo corpo) sbattano contro canneti invalicabili, le gambe si annodino in sterpaglie ribelli, le mani si distraggano con capperi che ti inducono in tentazione. Un intrico di erbe di canale sbarra il tuo cammino. Le caviglie si impigliano in funi vegetali che non vogliono farti andare avanti. Per fortuna, non ci sono molti rovi. Ma anche il piccolo ponte di cemento per attraversare il canale traballa sotto i piedi. Davvero, dobbiamo partire da qui, alle sei e ventidue del mattino? Ben in ritardo sul programma. Un peggior modo di cominciare il cammino verso i 576 metri di quota del colle di Rotondella non può esserci. E’ che non ho messo in conto le stagioni: io ricordavo un primaverile e bel groviglio di margheritone. Ma era maggio, allora. Oggi è piena estate e nessuno ha pensato a ripulire gli argini del canale perché i camminatori potessero cominciare il loro viaggio.

Certo, è ben strano decidere di mettersi a camminare agli inizi di luglio. Un cammino dal mare di Nova Siri fino alla cupola celeste di Rotondella. Il paese è lassù in alto, appare vicino, ma è un’illusione. Dovremo conquistare il cielo per affacciarsi ai balconi delle sue terrazze. E il termometro segna i suoi tranquilli trenta gradi. Sono previsti temporali nel tardo pomeriggio.

L’argine del canale Toccacielo è davvero impercorribile. Ma noi siamo testardi e pignoli (e po’ fessi): abbiamo deciso di partire dal bagnoasciuga e così deve essere: passi sulla sabbia della Marina di Nova Siri prima di affrontare la giungla fluviale che vuole impedirci il cammino. E’ la seconda volta che decido di cominciare il coast-to-coast lucano da qui, dal mar Ionio. Questa volta è una esplorazione…

Il sole che sorge sullo Ionio vale la sveglia alle cinque del mattino. Le luci del paese provano a spengersi. Si rimane imbarazzati di fronte alla bellezza del mare lontano e quell’alba che fa svanire ogni parola. Ti rendi conto che non sei uno che scrive, altrimenti troveresti il modo di raccontare lo stupore.

Traballante ponticello sul canale Toccaculo

La colazione è dal Bocci, è un dovere per me, fiorentino, andare al bar del compatriota. Almeno, per cinque minuti, posso sentirmi alla Casa del Popolo dell’Isolotto. Dice Ibbocci: ‘Se arrivavi mezz’ora prima, era come mezzogiorno’. I paesani (albanesi e italiani) si svegliano all’alba: i lavori di campagna sono per gente che ne conosce la fatica e ha gli occhi del sonno.

Alla marina, anche i pescatori sono già seduti davanti alla loro attese. Il viale che conduce alla spiaggia si chiama, lo so da sempre, ‘Tre passi nel delirio’: gloria all’assessore cinefilo che ne ha deciso il nome. Devo ancora indagare su di lui.  Il lungomare è deserto. Niente è cambiato da tre anni fa: non ho mai visto aperto il chiosco Taj Mahal e nemmeno la casetta di legno a fianco del canale. C’è una follia lucida in questa urbanistica marina di Nova Siri. Sulle carte Igm, la spiaggia è chiamata: ‘Paglia di Battifarano’.

Il fieno

Mi incanta sempre che il canale ‘Toccaculo’, così sulle carte del 1949, sia diventato il ‘Toccacielo’. Doveva sembrare un nome migliore a chi progettava una muraglia di villaggi turistici a ridosso delle spiagge di Nova Siri. Sono stati capaci di cambiare anche la toponomastica geografica, progettisti e gli assessori. I contadini, quando guadavano il canale, sentivano l’acqua salire fino al culo. Decisione da buon costume, il cambio di nome. Un po’ di marketing, un po’ di bigottismo. Io avrei lasciato ‘Toccaculo’. Più vero.

Notizia pratica: se proprio siete cocciuti e volete partire dalla spiaggia, aspettate la primavera per affrontare l’argine del canale. Oppure saltate i primi duecento metri di argine. So che vi squalificheremo: non sarà un vero coast-to-coast, ma siamo anche disposti a perdonarvi e a chiudere un occhio.

Alla fine del primo argine, all’altezza di una palazzina rossa del consorzio di bonifica, c’è il ponte sul canale, si scavalca il guard-rail e si prosegue su uno stradello sull’argine di sinistra del Toccaculo. Filare di eucalipti sulla destra. Depuratore di Nova Siri sulla sinistra. E Rotondella lassù…bisogna arrivare davvero lassù: l’orizzonte del paese rassicura, non appare una montagna inespugnabile e sembra vigilare sul tuo cammino.

Le albicocche tardizie

C’è da passare la ferrovia. Lo stradello sfiora i primi frutteti delle albicocche. Già, questa è la terra delle albicocche. Tutti ti raccontano che qui viene la gente della Zuegg e della Plasmon a comprare le albicocche con il più alto contenuto di zucchero d’Europa. Gli imprenditori agricoli vendono i loro frutti in mezza Europa. E ti raccontano che ci sono duecento e otto varietà di albicocche. Dai nomi sorprendenti (e dai brevetti che si pagano salati): Aurora, Tirindoss, Bella Italia, Bulida, la celebre Orange Ruby…Ci sono albicocche ancora verdi a luglio: le Farvale (non sono affatto sicuro di riportare i nomi corretti). Qui ho intuito la nostalgia della Cafona, albicocca che ha il pregio della dolcezza e il difetto di ‘smaturare’ in fretta. Lungo il cammino incontrerò il vecchio Gaetano che quest’anno non ha raccolto. Dice: ‘Non è rientrante, e quando sei passivo, lasci perdere’. E accusa la Spagna e la sua concorrenza. Fa i conti con le dita. E non tornano. Altri, invece, mi diranno della ricchezza che le albicocche (e le arance, le percoche, le pesche..) hanno portato a questa terra: ‘Cinquanta milioni di fatturato’, giurano. Ora è luglio e gli alberi sono vuoti. Ci sono le tardizie, ancora troppo acerbe. E i primi fichi, le pere (presidio slow-food), le mandorle ancora verdi.

Nova Siri Marina, ora, è alla nostra sinistra, albicocchi e olivi a destra. Mandorli e fichi come alberi sui margini. Serre sotto l’argine. Si cammina a dritto, ignorando deviazioni, fino ad arrivare alla vecchia statale 106. Passiamo di lato alla centrale elettrica, altro guard-rail da scavalcare, pochi passi e sottopasso della nuova 106. Poi a destra: verso la fattoria Taverna. Un buon vino (Primitivo, Greco…), io lo compro alla loro bottega di Matera.

Ciglio dei Vagni

Appena prima del cancello della fattoria, vi è il vialetto di accesso alla zona archeologica. Le antiche terme romane del Ciglio dei Vagni, una sorpresa dentro il bosco di eucalipti e pini che sorveglia la fattoria di Taverna.

Ciglio dei Vagni

Saliamo il primo gradone. Grande campo di grano. Uno stradello conduce alla grande villa in rovina. Non riesco a saperne il nome. Ne ammiro sempre l’eleganza e l’abbandono. Mura color pastello, tetto diroccato, decori caduti. Terrazzi frananti. Palme, cipressi, salici, magnolie, ficus dalle foglie lucenti: una grande bougainville sta proteggendo la casa.

La villa di cui vorrei conoscere il nome

Viale di uscita. Vasca di irrigazione del consorzio di bonifica metapontino. Si arriva a una piccola strada comunale della Laccata. Costeggia il torrente Pantanello: sarà questo fosso a condurci fino alla salita di Rotondella. Nasce dalla confluenza dei torrenti Ruggero e Mortella. Non abbandonatelo mai. Abbiamo nelle gambe già un’ora e mezzo di cammino. Tratto in asfalto, si lascia sulla sinistra la masseria Pantanello (attenzione: sulle carte molti casolari hanno lo stesso nome) e poche centinaia di metri dopo, uno stradello sterrato scende verso il torrente: è la nostra direzione, ci conduce sugli argini del fosso.

Campo di grano a Taverna. In alto Rotondella

Adesso il cammino è una vetrina sull’economia di questa terra: si camminerà fra alberi di albicocche, oliveti, aranceti (a luglio abbiamo scoperto la dolce varietà Valencia). Non passate mai il torrente, seguite il cammino sulla sponda destra del Pantanello. Un primo agrumeto. Poi albicocche e olivi. Infine, lo stradello è interrotto da un campo di grano: non fatevi ingannare, non allontanatevi dal torrente, continuate a camminare sull’argine, fra il grano (se sarà ancora seminato) e il torrente.

Le arance di luglio

 

Guado

Alla fine del campo, c’è un bell’aranceto. Poi ancora olivi e albicocche. Ignorate i ponti che vi invitano a salire fino alle terre di Macchia di Riso. Proseguite fino a uno sbalzo, una collina sulla quale vi è la masseria Corrado. Lo stradello vi conduce nella sua aia. Attenzione ai cani e proseguite. Superate un primo cammino in discesa e al secondo andate a destra: siete a mezza costa rispetto al torrente. Ci sono piccoli peri dai frutti dolcissimi. Pochi passi e scendete sulla destra, lungo un filare di querce. Davanti a voi, un campo incolto, tracce di una vecchia vigna. Adesso avete bisogno di intuito: si seguono tracce di cammini da contadini, una cintura di olivi protegge un frutteto di albicocche. Si cammina a zig-zag. Quando il cammino sembra finire, seguite la linea di due alberi solitari: un noce e un pero inselvatichito vi indicano la direzione. C’è una pompa per l’irrigazione. Raggiungete una cortina di pini, seguitela, attraversate un aranceto e raggiungerete un altro stradello. Adesso non potete perdervi: una curva a tornante, un torrentello, le sponde di oleandri, una salita al sole, fino ad arrivare alla masseria Macchiarelli. Attenzione a Lilli, piccola cagna diffidente. Sarete ben accolti. E siete quasi arrivati.

Rotondella e il cielo

Ora vi aspetta l’ultima fatica: stradello fra i campi fino alla masseria Tonnicelli. Risbucherete sulla statale 104. Rotondella è lì, vi sta aspettando. Rassegnatevi adesso è asfalto. Forse è possibile trovare un passaggio attraverso la collina della masseria Favarulo. A noi non è riuscito. Ma proprio sotto la collina di Rotondella, c’è l’antica Via degli Asinelli. E’ sulla sinistra della strada mentre una curva piega in salita. E’ una strada basolata. Soppesate l’ultima fatica: trecento metri di dislivello per settecento e settanta metri di salita, tornanti fra pini da rimboschimento e un tratto scoperto. Siete sotto il paese. State per arrivare.

La via degli asinelli

Le terrazze di Rotondella sono sopra la vostra testa. La cappella del Carmine e i portici delle Lamie vi aspettano. Se avete ancora fiato, dovrete scalare vicoli in salita, scalinate e arriverete alla piazza del Monumento, alla chiesa Madre e, infine, alla fine del corso Garibaldi, al ‘balcone sullo Ionio’.

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