Lucania coast-to-coast.2/San Giorgio Lucano-San Costantino Albanese, il cammino della fiumara

La via delle Grotte a San Giorgio Lucano

Ricopio l’avvio del cammino di tre anni fa (già, tre anni, il tempo…), vale anche per oggi, fa piacere prendere abitudini: ‘La partenza migliore: il forno di tre fratelli a San Giorgio Lucano. Pasquale, Giuseppe, Daniele. La serranda alzata per noi e il pane, le pizze, i panzerotti. Pizza al pomodoro e peperoni, focaccia alle cipolle, piit’ a sfoglia con i ‘bianchetti’. Possiamo andare, zaini che sanno di pane’.

Il forno si chiama ‘Pane Quotidiano’:  hanno messo la veranda, la panchina, finirà l’emergenza Covid, prima o poi, e allora ci godremo ogni momento seduti davanti al forno. Merita una replica. Mille repliche, ne sono certo. Alle sei e trenta del mattino la serranda è ancora abbassata, ma io conosco l’ingresso posteriore. L’odore del pane e della focaccia è una bussola poetica. Bussiamo. I fratelli mi riconoscono, non sono nemmeno stupiti, erano certi che sarei passato ancora (ne ero certo anche io) e la focaccia pomodori e peperoni è pronta e calda. Non c’è modo migliore per cominciare a camminare. Tappa semplice, sulle mappe. Il cammino della fiumara, l’argine del Sarmento, percorso da passisti di pianura. Dimenticavo gli inganni dei sentieri per confondere le idee sulle sponde del fiume e la fatica della rampa finale per raggiungere San Costantino. Intanto, saluto i tre fratelli con nuove promesse: ‘Ci vediamo presto’. Ricordate? Pasquale, Daniele e Giuseppe hanno vissuto a Roma, a Milano, a Liverpool e poi hanno deciso che i Beatles possono ascoltarli anche a San Giorgio. Sono tornati e hanno aperto un forno. Fra i migliori di queste valli.

La ninfa delle Grotte

 

Il serbatoio delle Grotte

Prima di partire, mangiamo la focaccia, unta di pomodoro, nello slargo del Carmine, piazza-incrocio di San Giorgio. Tre bar si fronteggiano uno con l’altro: Why Not, Meeting e Carlo Magno. Chiedo: ‘Si vogliono bene i baristi?’. I miei amici non rispondono, dovrò chiedere ai paesani. C’è una statua lilliput di San Giorgio che uccide il drago (scolpita nel 2003), la panchina con i ‘grandi’, e poi, al mattino, ci sono sempre gli uomini al muretto dietro alla fontana. Aspettano di andare a fare i lavori, sono muratori, stradini, manovali. Ci sono sempre strade da rappezzare e ripulire. Questo è il tempo del caffè e delle chiacchiere del mattino. Chiedo informazioni, un’altra replica di qualcosa che è già accaduto, un altro consiglio e conosco già le risposte. La loro risposta è sempre: ‘Per andare a San Costantino? C’è la strada’. ‘E’ che andiamo a piedi. Vogliamo andare al fiume’. ‘Per di qua, allora. Giù fino al Sarmento’. E allora scendiamo, davanti alla fontana, per la via delle Grotte, gloria vinicola di San Giorgio. E subito ricordo un cammino già percorso.

Copio ancora dal vecchio diario, in fondo non si scrive mai niente di nuovo: ‘Bella l’uscita dal paese, è la strada delle cantine del vino’. Questa volta sono più consapevole, avvio magnifico di cammino, adesso so che stiamo scendendo per via Calata Fontana, che al bivio vi è la cappella (invisibile dietro un muretto) della Madonna delle Grazie e che al centro della strada vi è una fontana (non funziona). Si va a sinistra ed ecco le Grotte, l’umidità del mattino e il bell’abbeveratoio: costruzione nobile, a tre colonne, scavata nella roccia. Di fronte, una sorprendente statua di una ninfa a seno nudo, con un anfora sulla spalla per offrirvi acqua. Voglia di entrare nelle Grotte ad assaggiare il vino.

La discesa verso il Sarmento. Sempre la stessa fotografia.

Devo anche ricordare che a San Giorgio fu confinata Camilla Ravera, donna antifascista e senatrice della Repubblica. I ribelli di un tempo, oggi, danno gloria ai paesi dove vissero gli anni dell’esilio.

Breve cammino sull’asfalto: all’altezza di una curva, si va a destra, in discesa. Sulla sponda opposta del Sarmento, si vede il santuario della Madonna del Pantano, sospeso nella parete rocciosa. Si sorpassa una ‘campagna’ (una casetta in legno, depositi per materiali e attrezzi) e ci si ritrova sulla strada provinciale 7. Andiamo verso il Sarmento. Poche centinaia di metri e, sulla sinistra, vi è uno stradello asfaltato in salita: è la nostra direzione. Poco oltre, quasi al ponte, c’è una fonte: la sua acqua deve essere buona, vi è sempre la fila per riempire taniche.

Vai dritto argine argine

Ci inganniamo da soli, sbagliamo ripetutamente, colpa della mia scarsa memoria. Prendiamo un cammino a fianco della fontana: chiuso da un cancello dopo duecento metri; poi passiamo il ponte discutendo con un ‘direttore dei lavori’ della strada che deve fare fotografie e non ci vuole nel mezzo, infine cerchiamo a tentoni un cammino sulla sponda di destra del Sarmento. Direzione sbagliata. Torniamo indietro. Dobbiamo prendere stradello asfaltato di mezza cosa: si riconosce anche da un cartello che indica le diverse masserie, la prima appartiene a Vincenzo Giacobino. ‘Andate strada strada e poi argine argine’, ci dice un operaio stradale. ‘Ho i terreni là’. Avrei dovuto chiedere prima.

L’argine

Si sale e si cammina in parallelo rispetto al Sarmento. Piccoli orti, olivi, querce. Una masseria, un deposito con finestre a oblò. Fino a un incrocio a T: si va a destra, bella discesa fino agli argini della fiumara. Il cammino si fa di pianura. Anzi, di fiume. Il Sarmento è una fiumara, ne troveremo le sorgenti in Pollino, sui monti della Duglia. Trenta chilometri di corso. Fiume di pietre e ciottoli. Un uadi, capace di alluvioni improvvise. Le sue acque lucane, catturate da prese, sbarramenti, tunnel idrici, dissetano la Puglia e irrigano campi. Noi camminiamo sull’argine. Passi per dritto. Al sole. E Noepoli in alto. Il paese inganna, ci illude di essere la nostra meta, per poi diventare indifferente al nostro passaggio. ‘Questo è il cammino delle illusioni’, dice Vincenza. In alto, all’orizzonte, rassicura il Pollino e la sua Grande Porta.

L’argine

Non si abbandona l’argine, qualche rapida curva per mantenersi sul lungo fiume, paesaggio fluviale, una masseria solitaria, un casa-deposito in muratura con un bel ciliegio isolato (grande e malinconico ricordo di una gran buffe di ciliegie). Appaiono anche cartelli-freccia che indicano sentieri. Anzi: ‘fine-sentieri’’, senza averci mai detto che erano cominciati. Misteriosa è la zona archeologica. Abbiamo chiesto nei paesi, nessuno ha saputo aiutarci. Chissà quale comune ha messo questi cartelli solitari? Raggiungiamo (siamo in cammino da tre ore) la fiumara Loppia. In alto, ben nascosto, il paese di Cersosimo. In mezzo ai ciottoli di fiume, un ponte dimezzato. Un ponte che non c’è, rimasto lì a metà del suo percorso, un ‘non-finito lucano’: un ponte che non c’è per una strada che non c’è. Sull’altra sponda, ritroviamo una carrareccia, pochi passi ancora ed ecco il ponte di Noepoli. Tempo di cambiare sponda del Sarmento. Oltre il ponte, vi è la casa rossa della contrada Monaca. Prima di raggiungerla si va a sinistra per una strada sterrata lungofiume. Altri cartelli (sempre con l’indicazione: fine sentiero. Fatemi conoscere chi li ha pensati) indicano la direzione di San Costantino, lontano, secondo loro, un’ora e mezza. Arriveremo presto.

Avvertimento

Si passa di fronte a recinzioni e cancelli (avvisi minacciosi: pistole e cani a dissuaderci qualunque approccio) di ‘campagne’, fino a raggiungere un rialzo dell’argine. Siate curiosi, andate a vedere oltre e scoprirete un anfiteatro, anzi un ‘teatro vegetale’. Sul web ne ricostruisco la storia (la gente dei paesi ne sa ben poco): è un’opera di Giuseppe Penone, celebre e bravo scultore dell’arte povera. Credo che sia incolpevole, gli hanno chiesto un progetto, lui ha avuto un’idea, è stata realizzata. Dicono (dice internet) che gli hanno chiesto di fare installazioni permanenti ‘site-specif’ di grandi dimensioni. ‘In grado di interpretare lo spirito del luogo e allo stesso momento di attrarre l’attenzione del mondo su questo territorio’. La scorsa volta credevo di essere finito in una cava di ciottoli e sabbia. Non sapevo di essere al centro della scena di un teatro. Più che ‘vegetale’, è di ‘di pietra’. Le gradinate si arrampicano su un rialzo di terra, il palcoscenico di ciottoli è protetto da un argine. Appare abbandonato, ma è stato ben costruito (risale al 2009) e tempo e piene lo hanno lasciato intatto. Avranno visto qualche spettacolo questi gradini? Vedo le foto dell’inaugurazione. E poi? Temo che se ne siano disinteressati. Chiedo a San Costantino: ‘Niente ne sappiamo’. Naturalmente ho un’idea: ‘Veniamo a fare uno spettacolo. Notturno’.

Il teatro vegetale

 

San Giorgio Lucano San Costantino Albanese

Adesso dobbiamo camminare nel letto della fiumara. Cercare il cammino per salire a San Costantino. Qualche incertezza, sbandamenti. I pali di legno con segno rosso sono stati divelti. Bisogna andare a intuito. Oltre un costone verticale di argille, ci sono alcuni olivi, un cartello solitario del Parco del Pollino e la pietraia scoscesa del fosso Maggiore. I cartelli del sentiero sono stati alzati, senza alcuna attenzione, a mezza costa. Cercate di vederli e troverete la mulattiera che consente di salire fino al paese. Vi avverto: sono quattrocento metri di dislivello e voi siete in cammino da quasi quattro ore. Sarà dura. Prendetela con calma. Per fortuna, vi è l’ombra di un bel bosco. Salirete fino ai primi orti, ai pollai, ai canali, alle casupole delle ‘campagne’, ai cavi del ‘volo dell’aquila’. Attrazione volante per i turisti.

I cartelli casualiSiete arrivati in paese. In tempo per il pranzo, se siete partiti presto al mattino. In tempo per le birre da Tri Kartuce, ristorante della piazza. Siete in uno dei cuori della Lucania  arbëreshë. Terra lucana, terra albanese. San Costantino Albanese è paese di musicisti.

(Vi dobbiamo un avviso: abbiamo percorso questo itinerario sempre in stagioni senza pioggia. Nessuno problema a camminare sugli argini e nel letto delle fiumare, fate attenzione: oltre a essere impercorribili in caso di forti piogge, questo cammino diventa pericoloso con le alluvioni improvvise di cui il Sarmento è capace)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sbagliamo ripetutamente, colpa della mia scarsa memoria. Prendiamo un cammino a fianco della fontana: chiuso da un cancello dopo duecento metri; passiamo il ponte discutendo con un ‘direttore dei lavori’ della strada che deve fare fotografie, cerchiamo a tentoni un cammino sulla sponda di destra del Sarmento. Direzione sbagliata. Torniamo indietro. E’ lo stradello asfaltato di mezza cosa il nostro cammino (si riconosce anche da un cartello che indica le masserie: la prima appartiene a Vincenzo Giacobino). ‘Andate strada strada e poi argine argine’, ci dice un operaio stradale. ‘Ho i terreni là’.

 

Si sale e, a mezza costa, si cammina in parallelo rispetto al Sarmento. Piccoli orti, olivi, querce. Una masseria, un deposito con finestre a oblò. Fino a un incrocio a T: si va a destra, bella discesa fino agli argini del Sarmento. Il cammino si fa di pianura. Anzi, di fiume. Il Sarmento è una fiumara, ne troveremo le sorgenti in Pollino, sui monti della Duglia. Trenta chilometri di corso. Fiume di pietre e ciottoli. Un uadi, capace di alluvioni improvvise. Le sue acque lucane, catturate da prese, sbarramenti, tunnel idrici, dissetano la Puglia e irrigano campi. Noi camminiamo sull’argine. Passi per dritto. Al sole. E Noepoli in alto. Inganna, ci illude di essere la nostra meta, per poi diventare indifferente al nostro passaggio. ‘Questo è il cammino delle illusioni’, dice Vincenza. In alto, all’orizzonte, rassicura il Pollino e la sua Grande Porta.

 

Non si abbandona l’argine, qualche rapida curva per mantenersi sul lungo fiume, paesaggio fluviale, una masseria solitaria, un casa-deposito in muratura con un bel ciliegio isolato. Appaiono anche cartelli-freccia che indicano sentieri. Anzi: ‘fine-sentieri’’, senza averci mai detto che erano cominciati. Misteriosa è la zona archeologica. Abbiamo chiesto nei paesi, nessuno ha saputo aiutarci. Raggiungiamo (siamo in cammino da tre ore) la fiumara Loppia. In alto, ben nascosto, il paese di Cersosimo. In mezzo ai ciottoli di fiume, un ponte dimezzato. Un ponte che non c’è, rimasto lì: un ponte che non c’è per una strada che non c’è. Sull’altra sponda, ritroviamo la strada, pochi passi ancora ed ecco il ponte di Noepoli. Tempo di cambiare sponda del Sarmento. Oltre il ponte, vi è la casa rossa della contrada Monaca. Prima di raggiungerla si va a sinistra per una carrareccia lungofiume. Altri cartelli (sempre con l’indicazione: fine sentiero. Fatemi conoscere chi li ha pensati) indicano la direzione di San Costantino, lontano un’ora e mezza.

 

Si passa di fronte a recinzioni (minacciose: pistole e cani) di ‘campagne’, fino a raggiungere un rialzo dell’argine. Siate curiosi, andate a vedere e scoprirete un anfiteatro, anzi un ‘teatro vegetale’. Sul web ne ricostruisco la storia (la gente dei paesi ne sa ben poco): è un’opera di Giuseppe Penone, scultore dell’arte povera. Credo che sia incolpevole, gli hanno chiesto un progetto, lui ha avuto un’idea, è stata realizzata. icono (dice internet) che gli hanno chiesto di fare installazioni permanenti ‘site-specif’ di grandi dimensioni. ‘In grado di interpretare lo spirito del luogo e allo stesso momento di attrarre l’attenzione del mondo su questo territorio’. La scorsa volta credevo di essere finito in una cava di ciottoli e sabbia. Adesso so di essere nella scena di un teatro. Più che ‘vegetale’, è di ‘di pietra’. Le gradinate si arrampicano su un rialzo di terra, il palcoscenico di ciottoli è protetto da un argine. Appare abbandonato, anche se in buone condizioni. Avrà visto qualche spettacolo? E’ stato costruito nel 2009. Inaugurato. E poi? Temo che se ne siano disinteressati. Chiedo a San Costantino: ‘Niente ne sappiamo’. Naturalmente ho un’idea: ‘Veniamo a fare uno spettacolo. Notturno’.

 

Adesso dobbiamo camminare nel letto della fiumara. Cercare il cammino per salire a San Costantino. Qualche incertezza. I pali di legno con segno rosso sono stati divelti. Bisogna andare a intuito. Oltre un costone verticale di argille, ci sono alcuni olivi, un cartello solitario del Parco del Pollino e la pietraia scoscesa del fosso Maggiore. I cartelli del sentiero sono stati alzati, senza alcuna attenzione, a mezza costa. Cercate di vederli e troverete le mulattiere che consente di salire fino al paese. Vi avverto: sono quattrocento metri di dislivello e voi siete in cammino da quasi quattro ore. Prendetela con calma. Per fortuna, vi è l’ombra di un bel bosco. Salirete fino ai primi orti, ai pollai, ai canali, alle casupole delle ‘campagne’, ai cavi del ‘volo dell’aquila’.

 

Siete arrivati in paese. In tempo per il pranzo, se siete partiti presto al mattino. In tempo per le birre da Tri Kartuce, ristorante della piazza. Siete in uno dei cuori della Lucania  arbëreshë. Terra lucana, terra albanese. San Costantino Albanese è paese di musicisti.

 

(Vi dobbiamo un avviso: abbiamo percorso questo itinerario sempre in stagioni senza pioggia. Nessuno problema a percorrere argini e letto delle fiumare, fate attenzione: oltre a essere impercorribili in caso di forti piogge, questo cammino diventa pericoloso con le alluvioni improvvise di cui il Sarmento è capace)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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