Cartolina da Trani/Ho dimenticato il costume da bagno, ma la Cattedrale (che è il Duomo)…

La faremo più alta (non ci provate, risposero le nuvole)

Ho dimenticato il costume da bagno. Da molte tempo, dimentico spesso. La promessa (un auto-promessa) deve essere mantenuta: ho compilato una lista dei luoghi che voglio visitare prima di morire. E’ molto lunga: davvero non sono mai entrato al Colosseo? Vado a Trani perché, lo so da sempre, c’è una cattedrale che sorge dalle acque.

Scopro che gli scogli artificiali del pontile alle spalle della Cattedrale (o Duomo) sono un palcoscenico artificiale e bellissimo. La gente di Trani stende asciugami sulla pietra (pietra di Trani?), incurante dei sassolini che modellano la schiena, e si prende il sole incuranti del passeggío. Il sole perfetto di settembre. I ragazzi si tuffano e poi i padri fanno lo stesso. Un uomo con il capello da cow-boy sta a galla muovendo leggermente le braccia. Una ragazza con maschera e pinne nuota a rana, con costanza, da una parte all’altra della baia creata dal pontile. Le pietre tranquillizzano il mare. Che ci prova, dall’altro lato ad agitarsi. I miei anni cercano appoggi sui muschi, li trovano. Il corpo si aiuta con le braccia. La pancia…

Piero fa di peggio: va a prendere il costume da bagno e torna con quello di sua moglie. Un tempo avremmo detto: mutande Cagi. Una volta, al mercato di Piccianello, mi aiutarono a cercare delle mutande e io dissi: ‘Ha degli slip?. Me ne vergogno ancora. Tabù delle mutande.

Vediamo cosa so. Ben poco: che qui c’è una procura capace di fuochi di artifici (ci credo: alzano la testa e dalla finestra vedono il mare: questo aiuta la giustizia); che la cattedrale (o il duomo) nasce davvero dal mare (insomma, quasi); che la pietra è bianchissima, bella, facile da lavorare; che qui abita Peppe (provo a chiamarlo, arriverà più tardi). Imparerò che ci sono voluti quaranta anni a costruire la cattedrale (o il duomo). E io immagino i manovali che morirono prima di veder terminato il loro capolavoro. Lo avevano sognato per anni e anni. Quale era il loro salario? Oggi due giovani operai montano il palco per un concerto. Musiche di Ennio Morricone. Hanno gli sguardi di chi sa bene cosa sta facendo e sanno di essere osservati. Hanno pelli abbronzate e sicurezze.

Come fu l’inaugurazione della più alta chiesa del romanico pugliese? Cinque di ottobre del 1143. Tra pochi giorni. C’erano le navi nella rada ad anfiteatro di Trani? Alzarono le vele in segno di giubilo? Le pietre bianche (sì, la luce è una maestria mediterranea, pugliese) si sovrapposero a un ipogeo  del V secolo e a una chiesa bizantina del VII secolo. Il mare graffiava la pelle con sogni mistici, gli orizzonti erano un mistero. Gli uomini nudi si tuffavano in mare anche a loro alle spalle della cattedrale? In quell’ottobre qualcuno si mise a nuotare per la gioia? La luce doveva essere magnifica.

Una donna ha un tatuaggio strappasguardi sul petto. Una sorta di farfalla che cerca di raggiungere le sue tette. Il laccio del costume lo divide a meta. Gli occhi si impigliano.

Il prete, in tunica candida, gongola nell’attesa degli sposi. Scenografia perfetta. Gli uomini arrivano nerivesititi, pantaloni luci, le donne riluccicano di riflessi e pelle ambrata, un ragazzo fa volare un drone per afferrare il matrimonio, il fotografo si scapicolla con un monopiede, il fotografo-capo è elegantissimo, figo da carpet di Venezia, anche il suo tele fa parte dell’abbigliamento e dondola sul suo fianco. Capelli al vento del mare. Il maestro cerca di governare le voci del coro asciugandosi il sudore, le coristi sventolano ventagli bianchissimi. Si ingorgano su ‘Tu che togli il peccato dal mondo’. Il maestro ha un ticchettio di rimprovero e dice parole taglienti. Qui ti raccontano di lady Diana, passata di qua nei giorni della sua sfortuna: già si era resa conto della follia di quel matrimonio. Chissà se era già malinconica?

Azzardo due bracciate, non di più. Piero mi dice di buttare fuori l’aria e provare ad affondare. Poi mi spiega Archimede. Mi consiglia di togliere le mutande bagnate. Le metto ad asciugare sulla pietra di Trani, poggio il culo sullo scoglio artificiale e mi godo l’audacia della cattedrale.

Sono colpevole, al museo di lato alla Cattadrale c’è il museo delle macchina da scrivere. Dovrebbe riguardarmi. Non trovo più la Olivetti Lettera22. E invece, faccio finta di dimenticare e non faccio nemmeno un passo verso la sua direzione.

(Insalata con il polpo, tredici euro…nada mal, la bellezza si paga e siamo stati fra gli ultimi cliente dell’estate. E il ragazzo dei panini era un teatrante, un menù recitante)

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