‘Non amo lasciare le cose a metà’

Gigi mi dà una spinta. Non lo sa, ma credo che sia consapevole: lo ha fatto con intenzione, così riscrivo il messaggio che è arrivato fino a me.

‘Bisognerebbe tentare di essere felici/se non fosse altro per dare l’esempio’.

Chi l’avrebbe mai detto che, alla fine, sarebbe riapparso il vecchio Jacques. Dov’è quel suo libro dalla copertina di cartone e dalle pagine spesse. Beh, è riapparso grazie a un poeta milanese che sa manovrare bacchette magiche.

E’ che questo non ha niente a che vedere con quello che ho in mente. Sono parole che mi servivano per trovare un po’ di forza. Guardare

Ecco, è appena uscito un libretto di Umberto Eco, un gadget di Repubblica, in realtà. Il racconto della bellezza. Nella prima pagina, Eco spiega le ragioni per le quali ha scritto questo libro: una storia cominciata con la sua laurea del 1954 dedicata al ‘problema del bello’. Eco riprende il progetto molti anni dopo ‘per la semplice ragione’ che non gli piaceva ‘lasciare le cose a metà’.

Ho pensato che io lascio (quasi) sempre le cose a metà.

Allora ho messo giù un elenco.

Avevo cominciato a ricopiare/riscrivere ‘Il gioco del mondo’, libro-talismano di Julio Cortázar. Ero anche a buon punto. Mi piaceva molto: leggevo un capitolo del libro (sapete: le sue pagine si arrotolano su loro stesse), sottolineavo le frasi che mi colpivano, poi andavo in un bar, ascoltavo le chiacchiere attorno a me e inframezzavo fra le parole di Julio quelle della gente seduta al bancone. In più ci aggiungevo un ‘diario’ di quanto mi stava accadendo. Stavo venendo bene. A un certo punto, come spesso mi capita, ho smesso.

Ho cominciato a suonare il sax. Avevo una maestra che mi voleva bene e insisteva anche di fronte alla mia inettitudine. Riuscivo a far comprendere che stavo cercando di suonare ‘San Martino Campanaro’. Poi si è ammutolito. E’ nella sua custodia. Cerco che sia sempre con me.

Ho preso lezioni di yoga. Antonio è stato generoso. Mi ha mandato registrazioni delle sessioni. Credo che il ritmo dello yoga mi aiutasse a trovare un qualche equilibrio. Lentamente anche lui è scomparso. Senza alcuna ragione. Credo la mia pigrizia.

Ho smesso di far il pane. Non sono mai stato molto bravo, però mi piaceva. Niente di che, lievito di birra. Nessuna ricerca, però era bello. Non so quando ho smesso.

E’ andata alla stessa maniera con il podcasting, le lezioni di audioregistrazione, i tentativi di raccontare Leonard Cohen.

Lentamente anche questi ricordi di promesse e tentavi sbiadiscono. Mi rattrista pensare che il milione di parola scritte e lasciate senza un appiglio, svaniranno. Forse è solo presunzione. E’ già capitato

Ripeto: ‘Bisogna tentare di essere felici/se non fosse altro per dare l’esempio’.

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