Irregolarità

17 febbraio

 

L’altra mattina mi sono lavato i capelli, il giorno dopo alle sette dovevo essere in ospedale. Ho usato anche il phone. Credo che sia una delle poche volte della mia vita: mi sempre piaciuto che i capelli asciugassero da soli. Ho indossato due maglioni, uno sopra l’altro. Faceva freddo.
Mi ero svegliato di soprassalto. Cercavo di ricordarmi come si trovano le foto in lightroom e non riuscivo a immaginare come si facesse. Mi sono sentito accerchiato.
Sto bene. Deve passare la giornata. Posso mischiare i ricordi?
Provo a riscrivere il diario del cammino verso Lisbona. Per fortuna ogni notte scrivevo. Al mattino correggevo e ne facevo dei post per il sito. Sceglievo anche le foto. Un gran lavoro, se questo è un lavoro. Oggi rileggo e mi accorgo di mille errori. Non è scritto male, però. Sembra che quel viaggio, fine 2019, abbia avuto come protagonisti l’oceano, la pioggia, uomini e donne incontrati sul cammino, il cibo (il cocido gallego, la carne alla alentejana, la nata portoghese, la birra, il vinho verte). E’ stata una fortuna fare in tempo fare quei cinquecento chilometri.
Nel pomeriggio camminiamo lungo l’argine del Brenta. Questa terra è troppo piatta, ma il fiume ha una sua tranquilla bellezza. Mi manca l’irregolarità del Sud.
Metto la sveglia: a mezzanotte e alle sei. Pastiglie da prendere. Mi avevano pregato di rispettare gli orari. Allungo la mano e bevo l’acqua. Devo proteggermi lo stomaca e scansare i rischi di un’allergia. Il giorno dopo, un uomo (non so chi sia: aveva dei fogli da farmi firmare) mi dice che potevo anche non prendere quelle medicine.
Ecco, sono pronto. Non ho pensieri. Quanti mesi sono passati?
‘Sei sopravvissuto a un naufragio. Ha bisogno di tempo. E pazienza’. Tempo e pazienza le parole che ho più sentito in questo mese. Intanto, goccia dopo goccia, in perfetto silenzio il liquido cresceva nella mia testa. Nel video delle tac e delle risonanze sono macchie nere dalla forma di un fagiolo.
In tanti scrivono della loro malattia. Il medico mi aveva consigliato: ne stia alla larga. Non c’erano fondi perché fossi seguito anche da uno psicologo. Ho smesso di scrivere della malattia. Non so se sto ricominciando. Alla vigilia di un altro viaggio ospedaliero. Datemi buone notizie. Senza varianti. Scrivere della malattia (in fondo, meglio se è un tumore: a volte dà tempo, nella libreria di mio padre c’era uno dei quei libri solidi dalla copertina cartonata: Il male oscuro di Giuseppe Berto. Non l’ho mai letto, ma ho sempre saputo dov’era. Chissà cosa aveva spinto mio padre a comprare quel libro. Avevo pensato che era un libro sul cancro. Forse era così, forse no, troppo semplice. E poi avevo undici anni quando fu pubblicato. Ora ne so un po’ di più. Spero di ritrovarlo nella libreria di Firenze. Racconta anche della paura di scrivere. La scrittura come terapia? Come genere letterario? Manca di fantasia. Questa mattina (ma non credete alle date, le pagine non hanno cronologie) devo andare in ospedale e non so se domattina lo racconterò. Vi anticipo quello che mi dirà il medico simpatico: è storia comune: la sua malattia prevede la perdita di attenzione, di concentrazione, non le sarà facile scrivere, molto difficile leggere. C’è una sola strada: partecipi. Partecipo? Stia là in mezzo, non si sdrai sul letto, lasci mezza pagina scritta e la prosegua il mattino dopo (è un vecchio consiglio: lo davo anche io a chi mi chiedeva come si fa a scrivere. Dicono che il primo che lo suggerì fu Ernst Hemingway).
Mi arrivano messaggi: come stai?
Cosa si risponde? Non voglio rattristare gli amici. Un formidabile ballerino nicaraguense promette di mandarmi un libro sulla meditazione. Prima mi ha chiesto: ti interessano i tempi spirituali. L’ho visto danzare, si muoveva come un giaguaro. Pensavo che fosse indonesiano, quando giorni dopo scoprire che veniva dal Nicaragua, rimasi sorpreso, gli scrissi. Stava raccogliendo olive in Spagna. Gli spedii il mio libro a un indirizzo incerto. Lo ricevette. Da allora ci spediamo messaggi. Chiede: como estas?
Qualcuno ha voglia di perdere tempo e insegnarmi un corso di video e di riprendere il corso di audio: ero riuscito ad accendere il registratore e perfino, grazie a Francesco, mettere assieme frammenti di voci e suoni.
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2 pensieri riguardo “Irregolarità

  • 1 Novembre 2021 in 17:48
    Permalink

    Caro Andrea,

    Risalendo sulle tracce di Vittorio barbieri,

    Partgiano medaglia d oro al valor militare,
    Ma sopratutto insegnante del mio liceo

    All inizio del 1939 mi sono imbattuto nel

    Tuo blog come stai? Al liceo sto organi

    Zzando con un gruppo d insegnanti e studenti la

    Ricostruzione della sua figura.

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    • 5 Novembre 2021 in 10:40
      Permalink

      Nel senso che tu sei ‘stefano bassi’, i gemelli, una stanza compartita a Roma (possibile che fosse quartiere Parioli), c’è stato anche un giorno di vacanza in Maremma (sì, credo di sì). Come si fa? Ci raccontiamo o non ci diciamo nulla e facciamo come se ci fossi lasciati ieri sera discutendo del futuro della Piana?

      Rispondi

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