Cercando una possibilità…

Cronache/2
Il consiglio di F.: ‘Sei in un luogo privilegiato. Nella malattia. Puoi avere un altro punto di vista’. Devo crederci? Cosa estraggo dalla terra del ‘luogo privilegiato’. Registra quello che ti viene in mente, lascialo lì, potrai riascoltarlo fra molti anni. Altri lo ascolteranno. Una consolazione? Ho promesso di conservare frammenti che mi passano davanti. Per tenermi in allenamento, per impedire ai muscoli delle braccia di atrofizzarsi. Una finzione, insomma. Qualcuno parla, io annoto una parola e da quella scrivo alcune righe in più. Un esercizio un po’ sterile.
(non ricordo nemmeno chi sia F.)
Questa mattina leggo una colonna di calcio (sulla brutta copia delle coppe europee: chi si emoziona per l’Europe League?); sulla solitudine di Elisabetta e poi non ricordo. Forse qualche riga sui giovani pastori. E, alla fine, un collegamento con Lega Ambiente campana, dove si racconta di Luis Sepúlveda e Ernesto Cardenal (come metterò l’accento?), il mio mondo di cui ho fatto parte.
(ho scritto ben dopo l’uragano della SuperLega: che storia assurda! Mi accorgo che, in questi mesi, i giornali – di carta – hanno interrotto la monocopertura sulla pandemia solo per la morte di Diego Maradona e per la scelleratezza di voler cancellare, per sempre, il calcio dalla possibilità del sogno)
Ecco, ho provato a nascondermi, a non sapere; se non lo scrivo vuol dire che non è accaduto. Dopo molto tempo, apro la pagina facebook e c’è un messaggio di Pietro (scrivo il nome per esteso, perché voglio raggiungerlo con un abbraccio): se ne è andato Luciano, compagno antico di una storia di libri e di viaggi (con lui solamente raccontati). Da quanto tempo, Luciano? Dove ci siamo visti l’ultima volta? Vent’anni fa? Di cosa parlammo? Avrei voluto seguirti fra le pagine di ‘Sandokan, mensile dei viaggiatori ruggenti’ (ne ricordo la carta. Mi sbaglio: da giornale ruvido, con inchiostri dai toni marroni scuro, ma forse confondo, forse no). E i suoi ‘Viaggi perduti’ che raccontava di luoghi attraversati da cataclismi e guerre, impossibili da visitare: ho sempre pensato che racchiudessero la speranza e la possibilità di un ritorno.
Voglio una mattina con una buona notizia. Ci sarà un punto in cui il nero si dissiperà?
Ho freddo. E’ saltata la mia ‘termo regolazione’, sospetta il medico. Aggiungo una voce ai miei sintomi.
Da oltre un anno, ho solo i ricambi che mi ero portato in Uruguay. Due maglioni, tre pantaloni, due scarpe troppo usate, quattro mutande, quattro maglie scure. Quasi nient’altro. Tranne i mesi dell’estate di un anno fa, non ho vissuto che camere di passaggio. Un tempo mi piaceva molto. Ora vorrei un luogo in raccogliere frammenti dell’anima e cercare di provare a rincollare i pezzi. Ora ho un piccolo armadio, dove è il contenuto della valigia dell’Uruguay, l’ultimo viaggio (l’ultimo viaggio? No, mi inginocchio di fronte al dio dei virus e chiedo pietà). ‘La valigia dell’Uruguay’ è un buon titolo dice F. Lo conserverò nel caso di fosse un giudizio.
Mi scrive Pedro dal Brasile e mi chiede un contatto uruguagio: io mi rendo conto di non saper più dove sono i libri e quaderni dell’Uruguay. Ecco così smarrire sé stesso. Come posso ritrovare il Cholo?
Leggo che la Reuters sarà solo per abbonamento (34,99 euro al mese). Lego che il fondatore di ProPublica consiglia a chi acquisterà il gruppo Chicago Tribune di abbandonare la stampa dei giornali. Il confine di un’era è stato superato da molto tempo, non ho nemmeno lavorato per costruire difese per chi proviene dal passato e trova la porta del presente sbarrata. Non ci sono risarcimenti al ricordo e le buone parole non sono sufficienti a convincere chi sta correndo. Accade lo stesso nel calcio. Per fortuna è stata alzata un’ultima barriera.
Il sole inganna sul serio, apparentemente non c’è vento, c’è aria, ma è ghiaccio artico. Tremo che tre maglioni addosso mentre aprile sta finendo.
(scritto molti giorni fa, poi smarrito, ritrovato, e sono accadute altre mille cose)
22 aprile, scritto alcuni giorni prima, così, per non far arrugginire i polpastrelli..
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