2. La cantinetta dei vini

La bottiglia di amarone

La prima foto della ‘demolizione’. Dopo oltre un anno sono tornato a Sanka. Scusa ufficiale: seconda dose del vaccino (un ragazzo ha dovuto guidarmi fra i vari tavoli, suggerendomi come riempire il modulo: io non capivo). Poi c’è ‘la casa’, che deve essere demolita (venduta? Dove gettare tutto quello che c’è dentro: sono già partite due macchine piene, i libri vengono abbandonati sulla panchine, con la speranza che trovino un compagno/a). Volano oggetti, riviste (annate di Internazionale, di Linus, pochi libri hanno trovato accoglienza nella rivendita di A., pensi che una serie di libri su Gavorrano possano andare da M. che si è comprato casa laggiù – ma come si fa a portare a ognuno il libro o il ritaglio che credo possa interessare?). E la mezza parete di libri etiopici e gli scatoloni del Nicaragua e la parete di Libia? Cosa accade alle cose che ti sembravano ‘importante’?.

Da qualche parte bisogna cominciare/finire. Dalla metà degli anni ’70, dall’antica casa di Poggiosecco, c’è una ‘cantinetta’ – sono andato a guardare sul web come ci chiamano gli scaffali ‘portabottiglie’ – che mi viene dietro. Non ho mai bevuto quei vini, li ho conservati, ero consapevole che un amarone del 1958 non solo era imbevibile, ma nemmeno il ricordo aveva significato. Accanto alla bottiglia c’è un Vieux Marc di Bourgogne, un Villa Antinori del 1969, un Castello della Sala del 1975, un Reciotto di Soave del 1966, un Volpaia del 1979. Sono sempre state con me, anche quando il tappo lasciava gocciolare.

  1. mi spiega che non posso buttare nel ‘vetro’ le bottiglie piene. Cerco di stapparle, i tappi si sbriciolano, goccia a goccia svuoto le bottiglie nel lavandino, mi ubriaco senza bere (si dice: ‘effluvi’?), mancano ancora venti bottiglie, non ce la faccio, più, sono sporco, ora possiamo andare al cassonetto e ascoltare il rumore del vetro. Il lavoro non è finito.

Ho gettato via la memoria che, da oltre quarant’anni, mi tiravo dietro come una tartaruga. Cosa provo? Niente, credo. Un senso di pelle vuota. Fra poche ore avrò già dimenticato. Butto via centinaia di numeri di internazionale, conservo alcuni linus per il libraio gentile che farà finta di essere interessato. Butto via Carta, numeri speciali del Manifesto, quanta intelligenza che si è dissipata (ha creato altre storie). Metto da parte alcuni libri: non meritano il cassonetto, troveranno una panchina, spero, ci sono gli oggetti, se avessi energia farei un ‘mercatino’, così sembrerebbe più

divertente

.

  1. continua a smontare, pulire, ammucchiare. Libera. V. è arrivato alle nove del mattino, viene da Milano, per fotografare la demolizione. E’ arrivato con le paste. La mia glicemia? Alta. Mi sono ‘strappato’ la schiena e la psicologa vorrebbe che prendessi l’Oki (troppo complicato per me, questa casa è lontana). Ci sono scatoloni di porta uovo. Dovrei non pensare ai libri, immaginare che non ci siano mai stati.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA
print

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.