La ruta del caffé

la ruta del cafQuesta storia nasce nel Caribe. Meno di tre secoli fa. Merito di missionari gesuiti che portarono sull’isola Dominicana alcune piantine di caffè. Da allora, generazioni di contadini lo coltivano con fatica e tenacia disperata. Ma, negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, il destino delle piantagioni delle colline dell’isola sembrava segnato. I contadini non sapevano dov’era il Viet-nam, né potevano intuire come gelidi signori in giacchetta e cravatta, nelle borse-merci internazionali, potessero decidere il valore del loro lavoro: la superproduzione di caffè asiatico e impietose leggi di mercato avevano fatto crollare il prezzo di quel frutto così prezioso e buono. I contadini dell’isola erano condannati alla povertà, all’emigrazione.
Ma questa è una storia di riscatto. Il caffè della Dominicana è fra i migliori del mondo. Terra e clima sono perfetti, nell’interno dell’isola, per far crescere in bellezza questa pianta. E Nino, un maestro e contadino della loma di Salcedo, una delle montagne della cordigliera settentrionale dell’isola, non voleva che i suoi figli migrassero da clandestini negli Stati Uniti. Era certo che potesse esservi un futuro per il loro caffè. Riuscirono a convincere esperti internazionali, cooperanti, perfino economisti delle Nazioni Unite. Avevano bisogno del loro appoggio. Il caffè che cresceva in piccole piantagione familiari all’ombra di grandi alberi poteva essere di qualità eccellente, poteva, in forza della sua bontà, avere un mercato.
Nino e la sua gente sono stati straordinari. Hanno lavorato duro. Sono rimasti sulla loro collina, hanno piantato nuovi alberi, costruito nuove terrazze, affinato processi di produzione, messo cura e attenzione nella coltivazione, nella raccolta, nella complessità della lavorazione dei chicchi. E hanno avuto ragione: quando il primo container riempito con il profumo del loro caffè venne sollevato dalle gru e calato nella stiva di una nave destinata all’Italia i contadini si schierarono sulle banchine del porto di Santo Domingo come un picchetto d’onore….quel caffè si chiama jamao, un nome che vuole rendere giustizia ai primi abitanti dell’isola, quegli indios tainos che videro lo sbarco di Cristoforo Colombo e poi furono cancellati dalla storia dalle avidità dell’uomo bianco…..Jamao vuole dire: ‘Gli alberi crescono sulla sponda del fiume’, quegli alberi che, con la loro ombra, proteggono le piante del caffè….

Ucodep è una piccola organizzazione non governativa di Arezzo. Sono stati loro a seguire il progetto che ha permesso ai contadini di Salcedo di risorgere dalla crisi internazionale del caffè. Ucodep voleva che questa storia, una volta a lieto fine, fosse conosciuta e, allora, assieme abbiamo scelto di raccontarla con le parole di Nino, un contadino della collina di Salcedo, un maestro che è riuscito ad organizzare attorno a sé una rete di coltivatori di caffè per sconfiggere quella che appariva una condanna alla povertà. Il libro ‘La ruta del caffè’, edito da Terre di Mezzo, racconta la storia di una sfida vittoriosa. Ha 96 pagine, costa dieci euro.