Diario d’Africa

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Racconto che sto aggirandomi per Timbuctù alla ricerca di Paperino. Ed è vero. Quanti personaggi si incontrano in questa città-leggenda alle porte del Sahara: il maggiordomo degli Aristogatti, il nipote di Paperon de’ Paperoni, Bruce Chatwin, perfino Sophia Loren. Se solo i viaggiatori occidentali avessero occhi per guardare oltre la sabbia…..quanti se ne vanno via delusi da Timbuctù. ‘Non c’è niente a Timbuctù’: quanti si accorgono che questa città è una metafore reale e potente dell’Africa subsahariana?

In Diario d’Africa ho provato a raccontare un’Africa fuori dagli stereotipi: sono andato sui monti Nuba, complice un coraggioso missionario comboniano, quando ancora gli Antonov sovietici  sorvolavano minacciosi quelle colline bellissime. Là ho conosciuto Yakub, il più forte dei lottatori della tribù dei Korongo: aveva camminato per giorni e giorni pur di sfidare, in una radura in mezzo alla savana, i rivali più forti della regione.

In Eritrea, invece, incontrai un giovane maestro sudanese. Si chiamava Hassan. Non aveva più terra, casa, famiglia. Un destino comune a molti in Africa. Ma io avevo incontrato lui e, in una sera da clandestino, mi raccontò la sua storia. Quella di un uomo che non esisteva. Mi disse: ‘Posso scomparire e nessuno saprà mai che sono esistito’. La guerra che ero venuto a raccontare finì e, come tutti i giornalisti, me ne andai. Non so che fine ha fatto Hassan. Non lo saprò mai. E poi c’è la storia di Simon, il custode della ‘città di pietra’ in Zimbabwe; c’è don Francisco, erede del vicerè di Ouidah, il negriero della Costa degli Schiavi; c’è Saraudougou: era capace di rimettere a posto le ferraglie dei transistor al mercato di Po, città di confine fra Burkina-Faso e Ghana. C’è Abou che, oramai, indosserà quel turbante blu del popolo Tuareg: quando lo conobbi aveva poco più di dodici anni e fu lui la guida che mi fece capire la meraviglia di Timbuctù. Sognava che volassero quegli anni che ancora mancavano perché potesse indossare il velo che avrebbe coperto il suo volto fra le prime dune del Sahara.

Dopo molti anni di un lento girovagare per l’Africa, le storie dei suoi uomini e delle sue donne affollavano i miei pensieri. Non mi lasciavano in pace. Alla fine vennero fuori. Per tentare di raccontare un continente cercando di sfuggire ai luoghi comuni di noi occidentali. Abou, Simon, Hassan, Yakub, don Francisco, sua maestà Agoli Agbo, il modesto Saraudougou sono la conferma che ha ragione Pietro Veronese, il migliore fra i giornalisti italiani che abbiano raccontato l’Africa: ‘No, gli uomini non sono tutti uguali; sì, le razze esistono, e si dividono in inferiori e superiori. E superiore a tutte è l’Africana’.

Diario d’Africa è stato pubblicato nel 2004. Un piccolo libro venduto da giovani africani per le strade e le spiagge d’Italia. In copertina, il volto sudato del lottatore Yakub. Avrebbe vinto quella sfida. Il libretto, edito da Terre di Mezzo, ha cento pagine. Costa 7 euro.