Amazzonia

Mamirauà, cuore dell’Amazzonia

Mettete un dito su Manaus, capitale dell’Amazzonia brasiliana, e poi risalite il Solimoes. Seicento e passa chilometri verso Occidente. Navigare controcorrente è una bella fatica: occorre almeno una settimana con le barche a più piani e dai colori vivaci per raggiungere Tefé, avamposto nel cuore della foresta, la città più vicina ai laghi di Mamirauà. Qui si arriva solo dal cielo o dall’acqua. Tefè è bella, consumata dalla umidità, ma voi dovete avanzare ancora. Come esploratori. Due ore di barca veloce, una lancia lunga e verde che punta, zigzagando fra canali e torrenti invasi da vegetazione galleggiante, per arrivare ad un altro incrocio di acque: ancora il color caffellatte del Solimoes e, questa volta, le lunghe onde nere del Japurà. Racchiusa fra il corso di questi due fiumi amazzonici, c’è una terra che si fa beffe dei geografi: è un labirinto capriccioso e magnifico, qui la foresta si richiude su sé stessa, nasconde isole piatte che vanno sott’acqua per sei mesi all’anno e quando riemergono non sono mai uguali a quanto è disegnato sulle carte. Le colossali radici degli alberi (hanno nomi da favola brasiliana: si chiamano acaparuna, mungaba, maracaùba, barriguda, jacareùba, piranheira, paricarana) hanno imparato a vivere sott’acqua come statue sottomarine. Voi credete di camminare su tierra firme e invece i vostri piedi poggiano su una solida e precaria zattera di vegetazione. Canali e laghi appaiono e scompaiono durante l’anno. L’intrico dei fiumi, delle paludi, dei mari interni, delle correnti appare inestricabile a chi non viva in queste regioni lontane: questa è la vàrzea, la foresta sommersa, una piana che gioca a nascondino con l’acqua. Qui, ad ogni stagione delle piogge, il fiume cresce di almeno dodici metri e sommerge alberi, isole, piccole colline, sfiora i piani alti delle case nei villaggi di palafitte, costringe gli animali a continue migrazioni: l’Amazzonia, figlia del sollevamento geologico delle Ande, è una superba gaffe geologica, scriverebbe ancora una volta Màrcio Souza, grande scrittore amazzonico. Qui, chi può, vive su case flottanti, sostenute da giganteschi tronchi galleggianti: la pousada dove siamo diretti, in un gomito di un grande canale, è come un’isola ancorata al fondale, cordami e legni cigolano come la chiglia di un antico veliero sotto la spinta di una corrente irrefrenabile. Ecco, voi siete arrivati: questa è Mamiruà, la più grande riserva sostenibile di tutta l’Amazzonia. La prima ad essere stata creata (nel 1999) in tutto il Brasile. Terra e acqua preziosa. Un piccolo, immenso paradiso.

La mostra sull’Amazzonia, organizzata dalla rivista Altreconomia, è composta da tredici foto. Due pannelli fotografici di cm 70×50 e undici di formato 35×50. I pannelli sono in forex (5 mm, quelli piccoli. E 10 mm, quelli grandi). Le stampe sono su carta opaca.

La mostra comprende copie di Altreconomia con reportage sull’Amazzonia e copie del libro su Chico Mendes. Le foto possono essere viste sul sito:

http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=1827