Donne d’Africa

Una bambina mi offrì un’arancia. In mezzo al deserto. Accadeva tanti anni fa. Non chiesi dove aveva preso quel frutto straordinario. Attorno vi era solo sabbia. Era il Sahara più solitario. Si combatteva una guerra a pochi chilometri da lei. Ho il rimpianto di non aver accettato quell’offerta troppo generosa. Quella foto non è in questa mostra.  Dove sarà quella bambina? Il suo popolo, i Sahrawi, è ancora prigioniero di una solitudine irrimediabile.Nemmeno Rania appare fra queste immagini. Lei è una donna adulta, sorridente, musulmana. Figlia di una famiglia nomade. Lavora, nel sud dell’Algeria, come guida a un luogo sacro dei cristiani. A volte mi scrive ancora per raccontare della sua voglia di viaggiare. Timnit venne in Italia che era adolescente. Aveva lasciato il più vasto altopiano d’Africa. Sulla schiena aveva ancora i segni lasciati dai bidoni d’acqua che ogni giorno trasportava fino alla sua casa. Non sapeva leggere. Non conosceva la nostra lingua. Appena dodici anni più tardi, discusse la sua tesi di laurea in scienza politiche. E’ tornata, da adulta, nella sua terra.Noi vogliamo vedere solo ciò che vogliamo vedere. Non ricordo nemmeno il volto della prostituta di Lomè che mi abbracciò non appena entrai in un bar dall’aria tranquilla. Non voleva rinunciare a una preda bianca. Fui costretto a una fuga senza gloria, né coraggio.Non so cosa voglio dire. E’ quasi banale ripetere che le donne sono le architravi dell’Africa. Un antropologo mi irrise quando lo scrissi in un articolo. Ma solo le donne vanno a raccogliere l’acqua e la legna, sono loro a tessere i fili che tengono assieme i clan familiari. Alcune di loro cercano qualche ribellione a un destino che le vorrebbe sottomesse. In Liberia una donna è diventata presidente. Una donna kenyana ha vinto un premio nobel. Una scrittrice algerina, anni fa, si augurò che le donne della sua città, Algeri, uscissero dall’ombra delle case e, quasi accecandosi nel sole, ne varcassero la soglia. Lessi queste parole e le ripeto ogni volta che posso: solo una donna poteva scriverle. E’ un utopia? Guardo i volti delle donne che noi fotografi, senza pudore, abbiamo ritratto. Provo a leggervi coraggio e bellezza. Speranza in un’Africa futura. Vorrei, deposta la macchina fotografica, godermi, seduto in disparte, i passi di queste donne che camminano in una giornata di sole.

La mostra ‘Donne d’Africa’ è stata realizzata in collaborazione con Bruno Zanzottera. E’ promossa dalla rivista Africa. E’ composta da 37 pannelli in forex delle dimensioni 60×80.E’ stata esposta a Dalmine, Cuneo e Reggio Calabria (2008) e a Firenze (2009)