Etiopia – Sulle orme di Rimbaud

Con quali occhi l’angelo caduto e ribelle…..

Con quali occhi l’angelo caduto e ribelle avrà guardato a questa spiaggia desolata dove ancora oggi pigri cammellieri giocano a dama araba con gli escrementi tondi e secchi dei loro animali? Lui aveva già scritto: ‘l’aria marina mi brucerà i polmoni, i climi sperduti mi abbronzeranno. Tornerò con membra di ferro, la pelle scura, l’occhio furioso’. Lui aveva già sconvolto il mondo della poesia, aveva giù vissuto una corrosiva e superba Stagione all’Inferno. Cosa ti resta dopo che a 16 anni hai già scritti versi immensi, hai inventato una lingua bruciante e consumato, con violenza, un genio irrefrenabile? Soprattutto dove si va quando si smette di scrivere, quando la penna non graffia più e non si ha ancora vent’anni?

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Rimbaud, esausto e disperato, stremato dalle estorsioni e dalle ostilità burocratiche, mandò al diavolo ogni prudenza: ‘Andiamo! La marcia, il fardello, il deserto, la noia, la collera’. Partì nel novembre del 1886, unico bianco, con una carovana di quasi cento dromedari, decine di cammellieri somali e dancali e 34 abissini come scorta. Davanti a lui aveva il deserto più terribile della Terra e ‘cinquanta giorni di viaggio’ fino ad Ankober, capitale del regno di Menelik, cuore dell’Etiopia. Ancora una volta Rimbaud è un illuso: il viaggio è destinato a durare quattro mesi. A Parigi, il suo amico Paul Verlain, in quelle stesse settimane, faceva pubblicare l’ultima opera del poeta svanito nel nulla, le Illuminations. In Francia, Rimbaud comincia a essere una leggenda. Dopo quarant’anni, nel fondo di un magazzino, si ritroveranno anche i libri marciti di Une saison en Enfer. Il mondo, perfino nei deserti dancali, è un cerchio che si chiude sempre.