Mediterraneo – Alessandria in Egitto

…..Non riuscirò mai a ricomporre il collage di Alessandria: nel mio elenco di istantanee figurano i bohèmien che passano le notti a bersi whisky al Cap d’Or, il più vecchio, forse il più bello, e il più ambiguo, dei locali della città, e gli operai dei cantieri navali che costruiscono yacht da un milione di euro per i nuovi ricchi russi, le coppie che possono regalarsi un costoso gelato al caffé Delices, le donne solitarie che annegano la loro malinconia al caffè Venous e, a ogni crocicchio, i poliziotti dalla divisa nera e gli occhi rassegnati. In realtà ogni immagine di dettaglio viene come cancellata da una realtà dirompente: Alessandria, come gran parte delle città arabe, appare popolata solo di giovani e ragazzi. I guappi (con soldi in tasca) sfrecciano per la Corniche con una vespa dagli altoparlanti a tutto volume. Gli altri camminano a gruppi. Le ragazze a braccetto, i ragazzi con le mani in tasca. In mano hanno cellulari onnipotenti che gracchiano all’infinito musica da fracasso. No, questi ragazzi non hanno nostalgie. Sono indifferenti al lusso fuori moda del caffé Trianon. Non hanno letto, e non leggeranno, Durrell e Forster. Nemmeno la Fausta Cialente che ha raccontato dei loro quartieri. E neanche il vecchio Kavafis. Ma sanno di Del Piero e di Fransesco Totti. Ascoltano uno strano miscuglio di musica rock-araba. Non hanno memorie, ma hanno voglia del presente e, con negata paura, di futuro. ‘What’s your name?’, si avvicina il più coraggioso del gruppo. Ma il loro inglese non va oltre. ‘Welcome to Alex’. Finisce qui la conversazione, ma ne ridiamo assieme e facciamo finta di parlare di calcio….