Praga – Il Golem

………Praga è un trionfo di statue. Statue nere che trasformano in un teatro ogni portone, ogni spigolo di palazzo, ogni parapetto sulla Moldava. Rabbi Low appare altissimo, e ingiustamente tenebroso e cupo, in una nicchia sull’angolo del nuovo Municipio nella città vecchia: qualcuno ha cercato di ingentilirne il fare minaccioso incastrando una girandola rossa fra le sue mani. Un Cristo dolente, al centro del Karluv most, il ponte Carlo, il più celebre della città, ha un’aureola in caratteri ebraici: si racconta che un ebreo fu costretto, nel 1696, a rendere omaggio alla Croce dei cristiani. Storie che si incrociano nello smagliante barocco di Praga: le statue nere del Ponte Carlo sono una processione grandiosa di nobili e santi, ma anche dei diversi: ‘il saraceno,l’ebreo, il peccatore, il negro, l’indio, il vecchio zoppo, la vedova col bambino….’. Sono loro, si dice a Praga, che ogni notte, appena si calma l’andirivieni dei turisti, organizzano allegri bivacchi lungo le sponde della Moldava. Per loro, il Golem vuole vivere e, per questo, ogni trentatre anni, si risveglia dal suo sonno: allora davvero è festa grande per le strade di Praga. In questa città c’è il tempo delle gozzoviglie in birreria e il tempo del silenzio: alla sinagoga Vecchia-Nuova, nessuno può sedere nello scranno di rabbi Low. Porta il numero Uno. All’imbrunire torno al cimitero ebraico: nessuno è stato più sepolto qui dal 7 maggio del 1787. Aspetto che il fiume dei turisti si plachi, la pace, qui, è straordinaria, il vecchio guardiano mi osserva, ma i suoi occhi sono complici, si gira e mi volta la schiena: la tomba del rabbino è un grande sarcofago, mani leggere hanno lasciato sopra le sue pietre cento sassolini. Segno del ricordo, simbolo del comune destino del ritorno di ogni uomo alla terra. Anch’io, non ebreo, lascio il mio. Omaggio al rabbi Low. E il fruscio del Golem attraversa come un soffio le mille lapidi mute.